DAVID GOODIS.
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LA FUGA.
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Titolo originale: Dark Passage.
Traduzione di: Simona Fef.
2004. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Vincent Parry  un uomo tranquillo che non chiede mai troppo, n alla fortuna n al destino. Eppure tutto  andato male, nella sua vita. Accusato dell'omicidio della moglie, condannato in tribunale, l'ergastolo... a questo punto, tra un'esistenza di soprusi dietro le sbarre e una fuga pericolosa, la scelta appare obbligata. Nel tentativo disperato di provare la propria innocenza Vincent affronta un percorso da fuggiasco che gli riserver sorprese e rivelazioni: una bella donna che desidera aiutarlo, un tassista volenteroso, un piccolo truffatore pasticcione, e soprattutto la scoperta che gli eventi che sembravano casuali nascondono invece una trama oscura...
Da questo romanzo  stato tratto nel 1947 il classico del cinema noir La fuga (Dark Passage) di Delmer Daves, in seguito regista di Quel treno per Yuma, Scandalo al sole, L'albero degli impiccati. Nel ruolo dei protagonisti la coppia Bogart-Bacall, al loro quarto film assieme.
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L'AUTORE.
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David Goodis  nato a Filadelfia nel 1917. Come il suo contemporaneo James M. Cain, Goodis studia giornalismo e come Dashiel Hammett lavora per un breve periodo in campo pubblicitario. La scrittura offre a Goodis l'occasione di misurarsi con le sue ossessioni: il fallimento, la solitudine, i rapporti tra i sessi. Dopo il successo del film La fuga Goodis si sposta a Hollywood pagato dalla Warner Brothers. Ritorner quasi subito a Filadelfia, dove ha prodotto classici dell'alienazione e della paranoia, tra cui Nightfall (1947), Cassidy's Girl (1951), The Moon in the Gutter( 1953). Da Sparate sul pianista, Francois Truffaut ha tratto un famoso film  con Charles Aznavour. David Goodis  morto  nel gennaio del 1967.
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LA FUGA.
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CAPITOLO 1.
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Una brutta storia. Parry era innocente. Per giunta, era un
tipo a posto, che non aveva mai pestato i calli a nessuno e che
voleva solo vivere in pace. Ma a suo carico c'era tantissimo e
quasi niente a suo favore. La giuria lo dichiar colpevole. Il
giudice lo condann all'ergastolo e lo sped a San Quentin.
Bench le persone coinvolte non contassero nulla, il processo
fu spettacolare e, per molti versi, fece scalpore. Parry
aveva trentun anni e guadagnava trentacinque dollari a settimana
come impiegato in una societ di investimenti di San
Francisco. Secondo l'accusa, era stato infelicemente sposato
per sedici mesi. Sempre secondo l'accusa, una conoscente dei
Parry era passata dal loro appartamentino un pomeriggio d'inverno
e aveva trovato la signora Parry distesa sul pavimento
con la testa fracassata. Infine, secondo l'accusa, la signora
Parry, ormai agonizzante, un attimo prima di spirare aveva
rivelato che a colpirla alla testa con un grosso posacenere di
vetro era stato il marito. Il posacenere giaceva accanto al cadavere.
La polizia vi rinvenne le impronte di Parry.
E non era tutto. Fu il resto della storia a dargli il colpo di
grazia. Lo costrinsero ad ammettere alcune cosette. Ad esempio,
che non andava d'accordo con la moglie. Che frequentava
altre donne. Il fatto che anche la moglie frequentasse
altri uomini non modific l'opinione della corte. Poi fu
costretto ad ammettere di non essere andato al lavoro quel
giorno. Era rimasto a casa tutta la mattina per via di un'emicrania
da sinusite, mentre nel pomeriggio era uscito a fare una
passeggiata al parco. Al suo ritorno aveva trovato un capannello
di persone e diverse macchine della polizia davanti al
palazzo. Il solito scenario. Questa fu la sua dichiarazione. La
polizia la raccont diversamente. Secondo loro, Parry aveva
colpito la moglie con il posacenere e poi aveva sistemato il
corpo in modo da far credere che, perdendo l'equilibrio, avesse
urtato il posacenere sul tavolo e che cadendo a terra vi
avesse sbattuto contro la testa. La polizia disse che era stato
un lavoretto ben congegnato e che, senza la dichiarazione in
punto di morte della moglie, Parry l'avrebbe fatta franca.
L'avvocato difensore ce la mise tutta, ma dall'altra parte
avevano troppi argomenti. L'unico punto debole dell'accusa
erano le impronte. Quando il pubblico ministero afferm
che Parry altri non era se non un astuto, diabolico assassino,
il suo avvocato ribatt che un astuto, diabolico assassino
avrebbe cancellato le proprie impronte dal posacenere. Concluse
dichiarando che non si era trattato di omicidio, ma di un incidente.
E questo era quanto, se si escludevano i dati caratteriali.
Un sacco di gente volle sapere perch Parry non indossasse
la divisa. Per l'accusa fu un colpo magistrale. Parry era stato
riformato. A causa della sinusite e dei reni malandati. Comunque,
restava un riformato. Inoltre, a quindici anni aveva
goduto dell'ospitalit di un riformatorio in Arizona. Era figlio
unico, orfano, e il solo parente di Maricopa lo aveva rifiutato,
cos, una settimana dopo, morto di fame, si era ritrovato
a rubare in un grande magazzino. Non fosse bastato,
c'era sempre la faccenda delle donne che frequentava, corredata
da una quantit di dichiarazioni di baristi e vinai.
Parry aveva l'abitudine di tracannare gin liscio a dispetto dei
reni malconci. L'accusa dichiar che il gin era all'origine
del danno ai reni. Di collegamento in collegamento, arriv
al passaggio successivo e argu che l'imputato era riuscito a
farsi riformare proprio eccedendo con il gin e inducendo di
proposito un peggioramento nelle condizioni dei reni. Alcuni
quotidiani raccolsero il messaggio e cominciarono a definire
Parry un imboscato. Altri giornali si unirono al coro.
Uscirono editoriali in cui si chiedeva di approfondire gli esami
dei riformati per problemi renali. Quando fu emessa la
sentenza, la foto di Parry apparve su tutti i quotidiani e su
uno in particolare fu corredata da una didascalia che recitava:
Ergastolo per l'imboscato.
Poco prima del suo trasferimento a San Quentin, gli fu concesso
un colloquio con un amico. Si trattava di Fellsinger, pi
vecchio di qualche anno, che lavorava presso la stessa societ
di investimenti. Fellsinger era il suo miglior amico,
schierato con i sostenitori della sua innocenza. Parry gli regal
tutto ci che possedeva: un orologio subacqueo da
63,75 dollari, un radio fonografo Packard-Bell, una collezione
di dischi nella quale figuravano la sua selezione di
incisioni speciali di Count Basie e la raccolta di opere di
Stravinsky della moglie, pi qualcosa di recente. Gli pass
anche i suoi vestiti, ma l'amico li bruci, insieme con tutto
quanto era appartenuto alla signora Parry. Fellsinger non era
sposato e aveva trascorso tantissimo tempo con la coppia.
Lei non gli era mai piaciuta e al momento di salutare l'amico
non resse e si mise a singhiozzare come un bambino.
Parry non vers una lacrima. L'ultima volta che aveva
pianto era stato nel riformatorio in Arizona. Un secondino
alto gli aveva sferrato un pugno in faccia e poi gli aveva dato
un altro cazzotto. Al terzo, Parry aveva perso il controllo e
aveva afferrato il secondino alla gola. Mentre quello soffocava,
lui, tra lacrime e singhiozzi, stringeva sempre pi forte.
Poi arrivarono di corsa le altre guardie e misero fine alla
cosa. Il giovane Parry fu spedito in isolamento. Qualche
tempo dopo, quel manesco di un secondino gioc un altro
brutto scherzo a uno dei ragazzi. Il direttore investig sulla
faccenda e lo costrinse a dimettersi.
Parry pensava proprio a questo mentre varcava i cancelli
di San Quentin. Sperava di non imbattersi in guardie brutali.
Si era fatto l'idea che avrebbe ricavato qualche briciolo
di felicit dalla vita in carcere. Aveva sempre cercato un'esistenza
serena, semplice e normale. Non era mai andato a
caccia di guai.
Non pareva capace di affrontarli. Era alto uno e sessantacinque
e pesava sessanta chili: un fisico da impiegato di una
societ di investimenti. Poi c'erano gli scialbi capelli castano
chiaro e gli scialbi occhi giallo scuro. Le labbra non erano
fatte per sorridere. In genere stringevano una sigaretta.
Parry si era precipitato a lavorare per la societ di investimenti quando aveva scoperto che K avrebbe potuto fumare
a suo piacimento. Era un tipo da tre pacchetti al giorno.
A San Quentin riusc a procurarseli, i tre pacchetti al giorno.
Lavorava come contabile e raggiunse un accordo commerciale
con diversi non fumatori. Stabil un rapporto di
buon vicinato con gli altri carcerati e i primi sette mesi trascorsero sereni. Allo scadere dell'ottavo si imbatt proprio
nel genere di guardia che lo aveva malmenato durante la
detenzione in Arizona. Il secondino lo prese di mira e alla
fine lo incastr in modo da poter esercitare la sua autorit.
Parry era disposto ad accettare i rimproveri, ma non a incassare
cazzotti. Dopo il primo ne arriv un secondo. Al terzo
cominci a singhiozzare, come in Arizona. Strinse le mani
intorno al collo della guardia. Arrivarono altre guardie e li
separarono. Parry fin in isolamento.
Ci rimase per nove giorni. Una volta fuori, perse il lavoro
di contabile e fu trasferito in un altro braccio, molto meno
ospitale di quello in cui si trovava prima. Venne a sapere che
il secondino era quasi morto e che la notizia era trapelata dalle
mura della prigione ed era finita sui giornali. Adesso lavorava
sodo, armato di vanga e mazza, e arrivava a sera che praticamente
non si reggeva in piedi. Era quasi troppo stanco
anche solo per leggere le lettere che gli mandava Fellsinger.
Una sera gliene arriv una in cui l'amico gli diceva che era
stato un idiota a sporcarsi le mani con quella guardia. Si era
giocato la possibilit di ottenere la libert sulla parola. Parry
ci rise su. Sapeva bene che avrebbe trascorso il resto della vita
in quel posto. E sapeva che genere di vita lo aspettava.
Sarebbe stata orribile. Il rancio a San Quentin era decente,
ma del tutto inadatto per uno nelle sue condizioni. Paradossalmente, si era convinto del fatto che il gin fosse un toccasana per i suoi reni. Ma di gin li dentro non se ne parlava
neanche. N si parlava di donne, di luci scintillanti o di un
focolare. Li dentro non poteva scegliersi gli amici, n le strade
da percorrere o le tante persone da incontrare. L c'erano
solo le sbarre sulla porta della cella e la consapevolezza che
avrebbe fissato quelle sbarre per il resto dei suoi giorni.
Sedeva sul bordo della branda. Guardava le sbarre sulla
porta della cella. Come un serpente che scivola in uno stagno,
un pensiero gli scivol nella testa. Si alz. And alla
porta e pos le mani sulle sbarre d'acciaio. Non troppo spesse,
ma molto resistenti. Pens a quanto fossero resistenti, a
quanto fosse resistente la porta d'acciaio in fondo al corridoio
D, a quanto fosse pronto il revolver della guardia in
fondo al corridoio F, a quanto fosse alto il muro, a quanti
mitra riposassero in attesa lungo quel muro. Il serpente curv
e cominci a scivolare fuori dall'acqua. Poi si rigir e
prese a ingrandirsi. Stava diventando davvero un serpente
enorme, perch Parry si era concentrato sui camion che portavano
i barili di cemento nella zona del cortile in cui stavano
costruendo un magazzino. Lui lavorava l.
Il sonno era una lavagna e sulla lavagna, disegnata con il
gesso, c'era la piantina del cortile. La tracci pi volte, finch non fu perfetta, poi immagin una X bianca nel punto
in cui si sarebbe trovato quando il camion avesse scaricato i
barili. La X si metteva in movimento quando i barili vuoti
venivano risistemati sul camion. Si spostava lentamente e
poi spariva all'interno di uno dei barili gi issati.
La lavagna era tutta nera. Rimase tale finch non part un
fischio. Il motore si accese. Il rombo trafisse il fianco del barile e penetr nel cervello di Parry. C'era poca aria, ma sarebbe bastata a tenerlo in vita per un po'. Poco, per. Adesso
il rombo del motore era pi forte. Poi il camion part. Sapeva
quanta strada avrebbe dovuto fare per uscire dal cortile.
Aspett di sentire un fischio. Una sirena. Era certo che quella
sua idea insana non lo avrebbe portato da nessuna parte,
se non un'altra volta in isolamento. Fece spallucce, dicendosi
che non aveva niente da perdere.
Niente fischi. N sirene: adesso il camion andava pi
veloce. Non riusciva a crederci. Troppo facile. Impose alla
mente di tacere, perch non era ancora finita. Era solo l'inizio
e da quel momento in poi sarebbe stata dura. Doveva
uscire da l dentro: non proprio una scampagnata. Si trovava
all'interno di uno dei barili sul fondo e i barili erano
accatastati su tre piani. Adesso il camion rollava. Avvert
che stava compiendo una curva. Ne affront un'altra e prese
velocit. Lui cominciava a respirare a fatica, li, nel buio
all'interno del barile. Si disse che non gli restavano pi di
cinque minuti. Due barili sopra e quattro file tra il punto in
cui si trovava e il bordo del camion. Trasse un profondo
respiro, che tanto profondo non fu. Si spavent. Ne trasse
un altro, ancor pi corto. Si lanci con tutto il peso contro
il lato del barile, ma quello non si mosse. Prov ancora e
guadagn un paio di centimetri. Al terzo tentativo lo spost
di altri due. Continu a tentare e a conquistare centimetri.
Di colpo, si rese conto che stava lottando per la sopravvivenza.
Si spavent al punto di smettere e decidere
di cominciare a strillare, implorandoli di fermare il camion
e di tirarlo fuori da li.
Un attimo prima di aprire la bocca si sofferm sull'idea.
Lo spiraglio in cima al barile bastava a far uscire la sua
voce, ma se la sua voce fosse uscita lui sarebbe ritornato
dritto a San Quentin.
La bocca rimase spalancata, ma non produsse alcun suono.
Invece, trasse un altro respiro. Spinse ancora il lato del
barile. Calcol che ai cinque minuti originali ne andavano
sottratti tre. Gliene restavano due da utilizzare al meglio.
Continu a inspirare e a spingere contro il lato del barile.
La calura di agosto flu all'interno dallo spiraglio e si mescol
alla densit nera, all'angoscia e allo sforzo. Il sudore
gli sgorg dalla faccia e gli form due pozze sotto le ascelle.
D'un tratto si rese conto che erano trascorsi ben pi di
due minuti. Forse dieci. Sbirci su dal pertugio in cima al
barile e vide il cielo giallo. Sorrise a quel cielo e cap di avere una possibilit. Insieme al cielo, nel barile entr una scorta di aria fresca.
Scagliandosi contro il lato, allontan il barile dai due che
stavano sopra e allarg lo spiraglio di venti centimetri. Mentre
lui era all'opera per guadagnare altro spazio, il camion
fini' su un dosso e i due barili sopra il suo tornarono alla loro
posizione iniziale. Guard su e, invece del cielo giallo, vide
il buio nero alla base del secondo barile. Aveva perso lo spiraglio e tutta l'aria. Ora gli toccava cominciare da capo.
Ma non se la sentiva. Aveva solo voglia di piangere. Cominci
a farlo e le lacrime scesero in dense sfere bagnate che
si andarono a mescolare con l'umidit della sudorazione ormai
abbondante. Gli arti rattrappiti gli facevano male. Valut
il dolore e si rese conto che era intenso. E sarebbe aumentato
sempre di pi, fino a fondersi con quello ai polmoni, ormai
senz'aria. Torn a ripetersi che sarebbe morto in quel barile.
L'odio fece il suo ingresso e fluttu al fianco della paura.
Odio per il dosso sulla strada che aveva fatto scivolare i barili
al loro posto. Odio per i due barili. Odio per il camion.
Per il pubblico ministero. Per la signora Parry. Per l'amica
della signora Parry, che era entrata nell'appartamento quel
pomeriggio d'inverno e aveva trovato il corpo. Si chiamava
Madge Rapf. Si chiamava Peste. Pestifera dal momento in
cui l'aveva incontrata. Girava sempre per l'appartamento, si
immischiava. Si invitava a cena, restava fino a tardi e cercava
di circuire Parry. Una volta era riuscita a spuntarla per
un po'. Ricord che era successo una sera in cui lui e sua
moglie avevano litigato di brutto. Lei si era chiusa in camera
sua sbattendo la porta. Madge l'aveva seguita ed era rimasta
l dentro per venti minuti. Quando era uscita aveva
chiesto a Parry di accompagnarla a casa. Lui aveva acconsentito,
lei lo aveva invitato a salire e poi aveva tentato un
approccio. Parry non era interessato. Non si sentiva attratto.
Madge non era un granch. Ma era sfinito, stufo di sua moglie e per niente coinvolto da quel che succedeva. Cos cominci a frequentarla e una notte le cose si spinsero parecchio avanti e lui dopo le disse di lasciarlo in pace, che voleva tornare a casa. Lei prese ad affliggerlo. Gli disse che la signora Parry era stufa di lui ma che lei, invece, non si sarebbe mai stancata. Gli disse che doveva darci un taglio, con sua moglie.
Lui la invit a farsi gli affari suoi. Ma Madge ne era costituzionalmente incapace e non perdeva occasione per insistere
perch lui mollasse la moglie e prendesse lei. Era
separata da sei anni e per tutto quel tempo il marito aveva
cercato di ottenere il divorzio. Lei si rifiutava di concederglielo perch sapeva che Rapf di tanto in tanto si trovava una ragazza che voleva sposare. Mentre lei non aveva nessuno.
E niente, eccezion fatta per i centocinquanta dollari al
mese che estorceva al marito. Ma ormai i centocinquanta al
mese non le bastavano pi: voleva un compagno. Era disperata
e si sentiva un po' meglio solo quando vedeva qualcuno
nelle sue stesse condizioni. E se questo qualcuno non era
disperato, lei lo affliggeva finch lo diventava. Parry era
giunto alla conclusione che quando il primo giurato si era
alzato in piedi e lo aveva dichiarato colpevole Madge Rapf
aveva provato una delle pi grandi gioie della sua vita.
Dentro il barile ormai era l'inferno. Parry si liber dell'odio
e lo sostitu con l'energia. Spinse il lato del barile.
Guadagn due centimetri, poi altri due e torn a respirare. Il
camion viaggiava veloce e si chiese dove fosse diretto. Continu
a spingere. Il camion sobbalz su un primo dosso, poi
su un secondo, un terzo e un quarto. Parry previde l'arrivo
del quinto e si prepar ad accoglierlo. I quattro precedenti
avevano spinto i barili nel punto in cui voleva che tornassero.
Aveva circa dieci centimetri di spiraglio. Il quinto dosso
lo trov pronto a spingere con violenza, assecondandolo, in
modo da scostare i due barili e allargare l'apertura fino a
circa venti centimetri. Sollev le braccia, spinse via i due
barili, guadagn altri otto centimetri. Bastavano.
Si tir fuori dal barile. Vide la strada scivolare via, un
nastro grigio scuro che scorreva all'indietro tagliando una
monocorde prateria color verde pallido e sgusciando verso
l'orizzonte giallo. Sulla sinistra, a limitare il verde pallido,
c'erano delle colline spoglie non troppo alte. Decise che le avrebbe raggiunte.
Si fece strada tra i barili a testa bassa. Arrivato sul bordo,
calcol che il veicolo andava a settanta all'ora. Sarebbe stata
una brutta caduta e probabilmente si sarebbe ferito. Ma se si
fosse buttato guardando il camion, correndo con lui, avrebbe
potuto approfittare dello slancio e trarne qualche beneficio.
Fece cos. Correva prima ancora di toccare la strada. Copr
qualche metro poi cadde a faccia avanti. Sapeva di essere ferito,
ma non si preoccup di capire dove. Si tir su velocemente
e si precipit sul ciglio della strada. L'erba verde pallido
era abbastanza alta. Vi si gett in mezzo e rimase l, col
fiato grosso, troppo spaventato per guardare la strada. Ma sent
allontanarsi il motore del camion e cap che da quel punto
di vista poteva stare tranquillo. Quando sollev la testa, vide
passare una macchina. Scorse i passeggeri con le facce rivolte
verso di lui e aspett che la macchina si fermasse.
Non si ferm. Lui rimase l un altro minuto. Prima di alzarsi
si tolse la camicia grigia, la maglietta bianca. A torso
nudo, avvert il calore del sole, la densa umidit della piena
estate. Era bello. Ma qualcos'altro non lo era affatto: il dolore
ai gomiti. Ci era caduto sopra e la pelle era lacerata e
sanguinava parecchio. Strapp l'erba, scav una specie di
buca, trov una sorta di fanghiglia. Se la strofin sui gomiti
per fermare il sangue e creare una crosta protettiva. Poi mise
la camicia e la maglietta nella buca. Risistem le zolle, coprendo ben bene il fagotto.
Il sole era alto e Parry lo scrut mentre si dirigeva verso
le colline. Immagin che fossero circa le undici, il che significava che era rimasto quasi un'ora sul camion. E significava anche che a San Quentin ci avevano impiegato un bel
po' per scoprire la sua fuga. Torn a ripetersi che era andata
troppo liscia e che non sarebbe durata, poi sent il rombo delle motociclette.
Si gett nell'erba, cerc di farsi inghiottire dal terreno.
Non riusciva ancora a scorgere le moto, bench dalla sua
prospettiva coprisse un ampio tratto di strada. Bene. Forse
non lo vedevano neanche loro. Stavano uscendo da un accenno
di curva. Facevano un gran baccano, un rombo furioso,
man mano che si avvicinavano. Poi le vide sfrecciare via.
Due, tre, cinque. Accesero le sirene proprio nel momento in
cui lo stavano superando e lui cap che erano all'inseguimento del camion.
Si tracci un quadro della situazione. Il camion poteva essere
a sei chilometri di distanza. Concedigli cinque minuti
per perquisire i barili, per interrogare l'autista e il suo aiutante.
Altri sei minuti per tornare indietro, perch andranno
piano, intenti a scrutare la strada e il prato sui lati. Bene,
aspetta un altro minuto, fagli percorrere un paio di chilometri.
Meglio due minuti, poi prenditene tre o quattro per raggiungere
le colline e prega che non ci siano altre motociclette a divorare la strada.
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CAPITOLO 2.
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Una volta raggiunte le colline si sedette a riposare. Si
chiese se fosse il caso di fermarsi l, di prendersi un paio di
giorni mentre le ricerche si allargavano. Ma se la polizia non
avesse trovato altre piste sarebbe tornata alla strada e c'era
la possibilit che setacciasse le colline. Pi ci rifletteva, pi
si rendeva conto che doveva muoversi. E in fretta. Ecco il
punto. In fretta. Tutto li.
Si alz e prosegu nella direzione che aveva gi preso. Le
colline parevano camminare al suo fianco. Pass del tempo
e si sent di nuovo sfinito, ma ormai era concentrato sulla
rapidit e si viet di riposare ancora. La stanchezza si allontan
per un po', ma si riaffacci dopo qualche minuto, accompagnata
dalla sete e dalla voglia di fumare. Contro la
sete non poteva fare niente, ma nella tasca dei pantaloni aveva
un pacchetto di sigarette semivuoto. Se ne mise una tra
le labbra e cerc i fiammiferi. Niente. Si guard in giro,
come se li intorno esistesse un posto dove comprarne una
scatola. Fece un tiro, fingendo di inalare fumo da una sigaretta
accesa. Non aveva fiammiferi. Si mise a pensare a tutte le cose che non aveva.
Non aveva vestiti. N soldi. N amici. No, l si sbagliava.
Qualche amico gli restava, uno in particolare. Ed era sicuro
come l'oro che Fellsinger gli avrebbe dato una mano. Ma
Fellsinger era a Frisco e Frisco scottava parecchio, non solo
per la canicola di agosto. Tuttavia, vedere Fellsinger sarebbe
stato utile. Prossima fermata, Frisco. La polizia non avrebbe
controllato Fellsinger. O magari si. O invece no.
Un'ora dopo le colline si aprirono su un altro prato verde
pallido. Non c'erano strade, n case, n niente. Parry super
il verde pallido e si spost verso il verde cupo. Era un tratto
di fitta boscaglia e prov a capire che cosa ci fosse dall'altra
parte. Si guard indietro, consapevole che la differenza
di terreno sarebbe stata una buona guida, che gli avrebbe
impedito di girare in tondo. Si addentr nel bosco.
Vi rimase per pi di un'ora. Si spost velocemente. Poi
vide tanto giallo scintillante irrompere nel verde cupo. Significava
che stava uscendo dall'altra parte. Riusc persino
a scorgere una striscia biancastra e cap che era una strada.
Sul ciglio si appoggi contro un albero, in attesa. Sperava
e allo stesso tempo temeva che arrivasse un camion o una
macchina. Continuava a succhiare la sigaretta spenta. Vide
che sul lato opposto della strada riprendeva il bosco. Forza,
automobile, passa. Dovr pur succedere qualcosa.
Non accadde nulla per circa quaranta minuti. Poi sent
il rombo di una macchina provenire dalla strada. Per un
istante fu colto da un puro terrore animale e fece per ributtarsi
nel bosco. Ma un guizzo da giocatore d'azzardo spinse
via la paura e Parry corse in mezzo alla strada. Vide la
macchina che lo puntava. Era una Nash del '36 o del '37,
non ne era sicuro, n gli interessava. Ai suoi occhi rappresentava
il mezzo che lo avrebbe portato a Frisco, sempre
che quella fosse la sua destinazione. Si mise al centro della
strada gesticolando supplichevole. La Nash procedeva a
velocit sostenuta e non accenn a fermarsi. Acceler man
mano che si avvicinava. C'era solo una persona a bordo,
un uomo. Il tipo aveva scelto quel modo assai cortese per
comunicare a Parry l'intenzione di investirlo se non si fosse spostato.
Si tolse di mezzo e la Nash gli sfrecci accanto. Pass un
altro quarto d'ora. Parry era appoggiato contro lo stesso albero.
Desiderava ardentemente un fiammifero. E dell'acqua.
E un passaggio. Rimpianse che fosse agosto. Rimpianse di
non essere nato da qualche parte al Circolo Polare Artico,
dove non ci si trovava in situazioni del genere. Sent arrivare un'altra macchina.
Una Studebaker. Proveniva da dietro le sue spalle. Viaggiava
pi o meno a cinquanta all'ora e Parry si fece l'idea
che avesse raggiunto quasi il massimo della velocit, a dispetto
degli sforzi. Torn a piazzarsi in mezzo alla strada, gesticolando.
La Studebaker si ferm. C'era solo il guidatore, in abiti
logori, che scrut per bene Parry prima di aprire la portiera.
Sal. Chiuse la portiera e il tizio ingran la marcia, riguadagnando
i cinquanta all'ora. Parry aveva gi visto che la
Studebaker era un coup e che il tipo, sulla quarantina, era
alto circa uno e settanta e piuttosto mingherlino. Indossava
un cappello di feltro passato da tempo a miglior vita.
Rimasero in silenzio per una manciata di minuti. Poi il tipo
gli lanci un'occhiata fugace e gli chiese Dov' diretto?
San Francisco.
L'uomo lo scrut apertamente. Parry tenne lo sguardo fisso
davanti a s. Stava pensando che da quando si era infilato
nel barile erano passate circa quattro ore. Forse era gi
finito sui quotidiani. Forse il tipo ne aveva gi letto uno.
Forse non era affatto diretto a San Francisco. Forse, forse.
Dove a Frisco? chiese quello. Tir indietro il cappello
di un paio di centimetri.
Parry stava per dire Civic Center. Poi cambi idea. Diede
un'altra occhiata all'uomo e torn all'idea del Civic Center.
Contava poco quel che avrebbe detto, visto che si sarebbe
sbarazzato del tipo per prendersi la macchina.
Civic Center.
Ce l'accompagno io. Prendo la Van Ness fino a Market.
Come mai usa questa strada?
Un tizio mi ha dato un passaggio. Ha detto che era una scorciatoia.
E com' che l'ha scaricata li?
Ci siamo azzuffati.
Motivo?
Politica.
Lei da che parte sta?
Be', da nessuna, ma a quello non andava bene niente. A
un certo punto, siccome non riusciva a farmi vedere le cose
a modo suo, ha fermato la macchina e mi ha fatto scendere.
L'uomo guard il torace nudo di Parry. Che ha fatto, le
ha rubato la camicia?
No, d'estate vado sempre in giro cos. Mi piace stare comodo.
Ha mica un fiammifero?
Il tipo frug nella tasca della giacca ed estrasse la scatola
di fiammiferi con due dita.
Sigaretta? offr Parry mentre accendeva un cerino.
Non fumo. Pantaloni davvero originali.
Gi. Ma comodi.
E a lei piace star comodo disse l'uomo prima di scoppiare a ridere.
Proprio. Mi piace stare comodo.
Pu tenersi i fiammiferi elarg il tipo. Continuava a fissare
i pantaloni di cotone grigio. Rallent gradualmente,
scendendo a quaranta, poi a trenta. Pos lo sguardo sugli
scarponi di Parry.
Come mai ha dei fiammiferi se non fuma? chiese Parry.
Nessuna risposta. Parry continuava a tenere la testa dritta
mentre lo sbirciava di sghembo. Vide i tratti abbronzati dell'uomo,
il suo naso corto e sottile e il mento aguzzo. Spost
lo sguardo un po' pi di lato e vide l'orecchio e i capelli sale
e pepe sotto il bordo sfilacciato del cappello. La tempia destra,
pens. O proprio sotto l'orecchio destro. Aveva sentito dire che quello era il punto migliore.
Di dov'? investig l'altro.
Arizona.
Dove di preciso?
Maricopa rispose Parry, sincero.
Tutta la strada da Maricopa in autostop, eh?
Gi. Sbirci dallo specchietto retrovisore. La via era libera.
Si prepar. Strinse la mano destra in un pugno compatto.
Tremava.
Perch Frisco?
Come?
Ho detto, perch vuole andare a Frisco?
Parry si strofin il pugno contro la coscia. Si mise di tre
quarti appoggiandosi contro la portiera mentre guardava il
tipo. Amico, le sue domande cominciano a darmi i nervi.
Non sono tenuto a rispondere. Preferisco trovarmi un altro
passaggio.
Il tizio aggrott la fronte, si rabbui, poi si rilass lasciandosi
sfuggire un sorrisetto. Perch si inalbera tanto? Io volevo
solo...
Diamoci un taglio replic Parry stizzito. Trover un
passaggio da qualcuno che non mi costringa a raccontargli
la storia della mia vita. Quanto dista Frisco?
Non pi di venti chilometri. Ma non sia sciocco. Sto
solo cercando di darle una mano...
Fermi la macchina, amico. Grazie per avermi portato fin qui.
L'uomo fece spallucce. Sollev il piede dall'acceleratore
e lo spost sul freno. La macchina accost e mentre si fermava
Parry si gett in avanti e part con la mano destra contro
la testa dell'altro. Il pugno atterr sulla parte superiore
della mascella, proprio alla base dell'orecchio. Parry aveva
colpito il bersaglio, ma non aveva una grande potenza e
l'uomo lanci un urlo prima di afferrare la mano che tornava
a colpirlo. Parry si divincol e tent di usare la sinistra.
Il tipo era pi forte di quanto avesse previsto e la paura mescolata
alla disperazione ne aumentavano la resistenza, triplicando
i suoi problemi. L'altro sollev il ginocchio, tentando
di colpirlo all'inguine. Lui riusc a centrarlo in faccia
con un diretto sinistro e quello strill ancora. Il ginocchio
gli attent nuovamente all'inguine. Cerc di sollevarsi, ma
il ginocchio lo intralciava. Il tizio prese a gridare aiuto.
Parry gli deposit un altro sinistro in faccia, seguito da un
diretto destro che lo colp alla tempia. A quel punto, in preda
alla paura, l'uomo smise di urlare e cominci a implorare.
Quando Parry lo colp ancora, lo scongiur di smettere.
Gli disse che non aveva molti soldi, ma che glieli avrebbe
consegnati tutti se lo avesse risparmiato, lasciandolo andare.
Parry gli sferr un altro pugno alla tempia. La testa dell'uomo
scatt indietro e lui gli assest un cazzotto sotto
l'orecchio destro, mandandolo al tappeto.
Era molto stanco. Butt fuori l'aria e si rilass contro la
tappezzeria strappata. Al di sotto del rumore della Studebaker
in folle percep un altro suono, quello di una macchina
in arrivo. Veniva dalla parte di Frisco. Dritto davanti a
lui, sulla strada, c'era un coup decappottabile color grigio
scintillante, in rapido avvicinamento. Parry desider buttare
tutto alle ortiche. Desider spalancare la portiera, prendere
per il bosco e non fermarsi pi. Gli parve un'idea geniale e
un'altra idea geniale fu quella di provare a nascondersi sul
fondo della Studebaker. Ma quante belle idee geniali. Vide
il fumo salire dal basso, sprigionato dalla mezza sigaretta rimasta.
Si chin, raccolse la sigaretta, la port vicino al volto
dell'uomo svenuto. Mise le mani a coppa intorno al mozzicone.
Tenne gli occhi fissi sul coup decappottabile grigio
che guadagnava terreno. Facciamogli credere che nella Studebaker
ci siano tre passeggeri e che la macchina si sia fermata
qui perch uno dei tre possa inoltrarsi nella boscaglia a farsi i
fatti suoi mentre gli altri due lo aspettano fumando.
Il coup grigio lo super come un razzo. Parry butt fuori
un altro po' d'aria. Presto si sarebbe avvicinata un'altra macchina.
Pareva che la media in quel punto fosse di una ogni
quattro o cinque minuti. Facciamo credere al prossimo automobilista
che nella Studebaker ci sia solo una persona, e che
la Studebaker sia parcheggiata qui mentre il proprietario si 
inoltrato nella boscaglia per farsi i fatti suoi. Parry apr la portiera,
spinse fuori il tizio svenuto e lo trascin velocemente
nel bosco. Lo spogli e mentre si stava infilando i suoi vestiti
quello spalanc gli occhi e fece per aprire la bocca piena di
sangue. Parry si chin e gli affibbi un destro sul lato della
testa. Il tipo svenne di nuovo e lui continu a vestirsi.
Un vero figurino. Il cappello era il pezzo forte. Aveva una
tesa larga che gli avrebbe nascosto buona parte del viso. Poi
c'era una camicia a quadri lercia e una cravatta viola con dei
cerchi arancio. In pi una giacca marrone scuro con una
decina di macchie sparse qua e l e un paio di pantaloni blu
marina che festeggiavano i primi dieci anni di vita.
Vestito di tutto punto si avvi verso la Studebaker. Quasi
sul limitare della boscaglia, si ferm e si prese il mento tra
le dita. Vide il coup decappottabile grigio parcheggiato
proprio dietro la Studebaker. Era una Pontiac. Al volante
scorse del grigio viola. Il grigio viola di una camicetta indossata
da una ragazza bionda. Se ne stava seduta li ad aspettare
che Parry tornasse dal bosco. Decise di tornare sui
suoi passi e filare via. Mentre si girava, vide che la ragazza
apriva la portiera e scendeva dalla Pontiac.
Lo scorse. Lo chiam. Con un tono autoritario che lo precipit
definitivamente nel panico. Complet il giro e scapp.
La fuga fu difficoltosa. Gli alberi e i rami gli intralciavano
la corsa. Sent un rumore di passi alle sue spalle, gli arbusti
spezzati, e cap che la ragazza lo stava inseguendo. Si
volt e la vide. Era a circa venti metri di distanza e faceva
del suo meglio. Il serpente scivol nello stagno. L'avrebbe
attirata una cinquantina di metri all'interno del bosco, poi
l'avrebbe tramortita e sarebbe tornato a prendere la Studebaker.
Il serpente si gir e cominci a uscire dallo stagno.
Non doveva per forza tramortirla. Non doveva aver paura.
La faccenda era molto chiara. La ragazza si era persa. La
Pontiac aveva superato la Studebaker e percorso un altro
chilometro e quando lei si era accorta di aver sbagliato strada
aveva fatto inversione. Si era ricordata della Studebaker
parcheggiata ed era tornata a chiedere indicazioni. Tutto qui.
L'autorit nel tono con cui l'aveva chiamato era stata frutto
della sua immaginazione. La curiosit e la testardaggine nel
cercare la strada l'avevano spinta a seguirlo nel bosco.
Comunque, adesso si era addentrato di cinquanta metri e
indipendentemente da come stessero le cose non aveva nulla
da temere. Si ferm e si dispose in attesa.
Lei lo raggiunse di corsa. La camicetta grigio viola era
corredata da una gonna grigio viola scuro. Era piccolina.
Uno e cinquantacinque e non pi di cinquanta chili. I capelli
erano biondissimi ma non ossigenati. E il trucco era lieve.
Sulle labbra un accenno di rossetto arancio che si sposava
con gli occhi di un grigio limpido. Troppo intensa per essere
solo graziosa, e comunque graziosa non era il termine adatto. Aveva il viso molto affilato.
Le chiese Cosa vuoi?
Ho dato un'occhiata alla spia della benzina. Dice che sono quasi a secco. La voce era in perfetta armonia con gli occhi grigi e i capelli non ossigenati.
E io che c'entro?
Non conosco la strada. Non vorrei restare bloccata qui.
Neanche io. Scrut gli occhi grigi e non vi scorse niente.
Lei guardava i vestiti logori. Disse Potrebbe darmene un
po' della sua? La pagherei un dollaro al gallone.
Un'equazione riuscita. Doveva solo sbrigarsi a togliersela
di torno. Propose, Torniamo sulla strada e parliamone.
Si avviarono. Parry si aspettava che succedesse qualcosa
ma non accadde nulla. Pilot la ragazza lontano dal punto
in cui aveva lasciato il tizio, ma ebbe la sensazione che lei
lo avesse gi scorto. Ebbe la sensazione che quella della
benzina fosse solo una scusa. Forse la signorina si sentiva
sola e cercava compagnia. Forse andava disperatamente a
caccia di emozioni, di esperienze. I forse erano tanti, ma non portavano da nessuna parte.
La esamin di nuovo. Di sicuro aveva ventisette anni.
Volle essere generoso e gliene diede ventisei. Le rughe che
le scopr sotto gli occhi gli rivelarono una tendenza a dormire
poco. L'atteggiamento delle labbra gli rivel che la vita
le aveva offerto ben poco. A parte la ricchezza. Gli abiti grigio
viola parlavano di soldi. Come la Pontiac. Le osserv le
mani a caccia di indizi e trov soltanto una grande ametista
pallida all'anulare destro.
Raggiunsero il ciglio della strada. Lei gli disse: Bene,
saliamo sulla mia macchina e filiamocela alla svelta.
....
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Parry indietreggi di un passo. Non capisco.
Lei gesticol in direzione del bosco. Ho visto il cadavere.
Non  morto. Mi ha dato un passaggio e ha cercato di
rubarmi il portafogli. L'ho tramortito e poi mi sono spaventato
e l'ho trascinato nel bosco. Adesso mi sono calmato. Mi
prendo la sua macchina. E vedi di non provare a spaventarmi anche tu.
Non intendo affatto spaventarti. Voglio aiutarti, invece.
Si avvi verso la Pontiac e gli fece segno di seguirla. Coraggio, Vincent.
Rimase impietrito, con gli occhi fuori dalle orbite.
Ti prego, Vincent. Non abbiamo molto tempo.
Lui lanci un'occhiata alla Studebaker in folle. Poi ricord
che arrivava al massimo ai cinquanta. La Pontiac avrebbe
fatto faville. Era del 1940 e aveva i pneumatici a posto.
Quella si, che poteva andare. Guard la ragazza. Si concentr sulla punta del suo mento. Le si avvicin di un passo.
Lei non si mosse. Disse Non ti servir, Vincent. Da solo
su quella macchina ti prenderanno. Ma se verrai con me ti
nasconder sul sedile posteriore. Sotto una coperta.
Sei una poliziotta.
Se fossi una poliziotta avrei una pistola. Ascolta, Vincent,
ti sto offrendo una possibilit, ma se non la cogli...
La colgo, come no? Si avvicin di un altro passo.
Stavolta lei si ritrasse. Mentre indietreggiava lo implor:
Non farlo, Vincent. Ti prego. Io sono dalla tua parte. Lo sono sempre stata...
Lui si blocc. Come sarebbe, sempre?
Sin dall'inizio. Dall'avvio del processo. Coraggio, Vincent,
di! Resta al mio fianco e io non permetter che ti prendano.
Quelle parole gli fecero salire le lacrime agli occhi e dagli
occhi le fecero sgorgare, gli trasportarono i pensieri dalla
mente alla bocca, e li costrinsero a uscire. Non so che
cosa fare, non so che cosa fare...
Lei gli afferr il polso e lo guid fino alla Pontiac. Apr
la portiera, sollev il sedile anteriore. Lui si accomod dietro,
rannicchiandosi sotto la coperta.
La portiera sbatt. Il motore si accese e la Pontiac part.
Lui mise fuori la testa e chiese Dove andiamo, a Frisco?
S. Starai da me. Resta sotto la coperta. Ci fermeranno
di sicuro. Hanno piazzato posti di blocco ovunque.  una
fortuna che questa strada non sia pattugliata.
Sei una di loro. Lo so. Non riusciva a dominare il tremore
nella voce. Continuava a piangere.
La Pontiac viaggiava a sessanta. Fece una curva e Parry
percep un'improvvisa diminuzione della velocit. Poi sent
un rombo di motori - piccoli motori penetranti - motociclette.
Cominci a tremare. Cerc di dominarsi. Si morse a fondo
il dorso della mano. Le moto venivano dalla direzione
opposta, si avvicinavano, sempre pi rumorose. La Pontiac
scese a trenta, venti, stava per fermarsi.
La sent dire Non muoverti, Vincent. Non fiatare. Ce la caveremo.
La Pontiac si ferm. Le moto li raggiunsero rombando, infrangendosi
come cavalloni che in prossimit della spiaggia
si frammentano in piccole onde fino a lambire la battigia. Erano
in folle, adesso. Parry se le figur parcheggiate sul ciglio
della strada. Non riusciva a vedere altro che l'interno nero
della coperta, ancor pi nero dell'interno del barile. Ma la sua
mente viaggi oltre la coperta e gli permise di figurarsi i poliziotti
che si avvicinavano alla Pontiac parcheggiata.
Poi non ebbe pi bisogno di immaginare niente, perch li sent.
Uno dei poliziotti disse Posso vedere la sua patente, signorina?
Sent il rumore di un cassettino che veniva aperto. Si implor di smettere di tremare.
Dov' diretta, signorina? Stessa voce.
San Francisco.
Vedo che ci abita. Stessa voce.
Giusto. La voce di lei. Qualcosa non va, agente? Ho
commesso un'infrazione?
Ancora non lo so, signorina. Stessa voce.
Poi un'altra. Trasporta qualcosa?
Lei. Si.
Che cosa? Prima voce. Che cos'ha li dietro?
Lei. Abiti usati. Una raccolta per gli aiuti alla Cina in
guerra.
Prima voce. Diamo un'occhiata, se non le dispiace.
Lei. Prego.
Il rumore della portiera che veniva aperta. Il fruscio della
biondina che si spostava per far spazio ai poliziotti sul sedile
posteriore. Ricominci a figurarsi la scena. Stavano fissando
la coperta. Poi sent le loro dita che la sfioravano, che
ne sollevavano l'orlo. Ritrasse la mano nella manica della
giacca del signor Studebaker. Videro la giacca, ma non videro
la mano. Videro una porzione della giacca, ma non andarono
oltre. Allontanarono le dita dalla coperta.
Prima voce. Be', immagino che sia tutto in regola, signorina.
Siamo spiacenti per il disturbo, ma stiamo controllando
ogni macchina su questa strada.
Lei: Non c' problema, agente. Posso andare, ora?
Certo, vada pure.
Il rumore della portiera che veniva richiusa. Il rumore del
motore che saliva di giri. La Pontiac di nuovo in movimento.
Parry si sent le labbra umide: era il sangue che sgorgava
copioso dal dorso della mano, nel punto in cui i denti avevano
trafitto la manica.
La Pontiac curv. Guadagn velocit e viaggi senza scosse.
Parry cap che si erano immessi su un'altra strada. Si affacci
dalla coperta.
Gli hai permesso di guardare dietro.
Per forza. Tanto lo avrebbero fatto comunque. Dovevo
provarci.
Pensi che.ci fermeranno ancora?
No, da adesso in poi filer tutto liscio.
Filer tutto liscio ripet lui. Si guard il dorso della
mano. I denti erano penetrati a fondo. Non smetteva di sanguinare.
E i gomiti ricominciavano a dolergli. E voleva bere
un po' d'acqua. Voleva una sigaretta. Voleva dormire.
Chiuse gli occhi e cerc di mettersi comodo. Magari si
sarebbe addormentato.
Lei chiese, Come va?
Alla grande. Filer tutto liscio e va tutto alla grande.
Falla finita, Vincent. Sei libero.
Come l'aria. Senza un pensiero al mondo. Mi va di lusso,
alla grande. Ascolta, se non sei una poliziotta, chi sei?
Un'amica. Non ti basta?
No. Non mi basta. Se mi prendono, pace, ma nel frattempo
voglio restare fuori il pi a lungo possibile. E non
succeder se commetter degli errori. Voglio assicurarmi
che questo non sia un errore. Come facevi a sapere che mi
trovavo su quella strada?
Non lo sapevo. Cio, non ne ero certa. Ma avevo la sensazione...
Avevi la sensazione. Cos sei andata da un indovino e
quello ti ha raccontato che Vincent Parry era evaso da San
Quentin e che stava superando le colline e attraversando il
bosco e che si stava facendo caricare su una Studebaker.
Non prenderti gioco degli indovini. Aveva un tono leggero.
Si chiese se stesse sorridendo.
Sporse il capo di qualche altro centimetro fuori dalla coperta.
Vide i capelli biondi al di sopra della tappezzeria di
velluto grigio. Non doveva fare altro che afferrarli e tirarle
la testa indietro per spaccarle la mascella.
Come hai fatto a sapere che ero evaso da San Quentin? chiese.
La radio.
Sollev il capo di un altro paio di centimetri. D'accordo,
ci credo. Proviamo con questa: come hai fatto a sapere
che ero su quella strada?
Conosco la zona.
Che cosa vuoi darmi a bere?
Ti ho detto che conosco la zona. Il tono aveva perso
ogni leggerezza. Conosco tutte le strade dei dintorni. Il primo
notiziario annunciava che eri evaso. Il secondo che eri
scappato su un camion. Hanno detto in che punto la polizia
aveva fermato il camion. Conosco bene la zona. Un tempo dipingevo.
Che cosa?
Acquerelli. Paesaggi. Gironzolavo da quelle parti e dipingevo
prati e colline. Qualche volta salivo sulle colline e
ritraevo scorci di bosco. E qualche volta ritraevo il bosco
dalla strada. Ecco perch stavo battendo i dintorni. Avevo la sensazione che potessi trovarti proprio l.
E dovrei crederci?
No? E allora non crederci. Vuoi scendere?
Cosa?
Ho detto, vuoi scendere? Ti ho fatto superare il blocco
di polizia. Se avessi preso la Studebaker a quest'ora staresti
gi tornando a San Quentin. Tanto per cominciare. E se
quelli avessero sollevato la coperta di un altro centimetro
anch'io sarei pronta a farmi qualche annetto di prigione.
Con questa fanno due. E adesso rischio di farmi spaccare la mascella.
In che senso?
Sei pronto a colpirmi, no?
Ora capisco perch difendi tanto gli indovini. Sei una di loro. Leggi nel pensiero.
Ti prego, Vincent. Aspetta.
Che cosa?
L'occasione. Quella vera. Ce ne sar una anche per te. Ho la netta sensazione...
Proviamo con una difficile. Dimmi il giorno del mio compleanno.
Il primo aprile, considerato che ti comporti da scemo.
.
NOTA: In inglese, il primo di aprile si chiama April Fool's Day, ossia "Il giorno dello scemo d'aprile" . FINE NOTA.
.
Vuoi scendere?
Mi vuoi scaricare, giusto?
S.
Perch?
Comincio ad avere paura.
Sorella, ti capisco. La legge...
Non  la legge a farmi paura, Vincent. Sei tu. Rimpiango
di essermi imbarcata in questa faccenda. Rimpiango di
aver gettato la coperta in macchina e di esserti venuta a cercare.
Ora ti ho trovato, sono tua complice. Ma non avrei mai
pensato che andasse cos.
Cos, come?
Guarda te, per esempio. Il tuo modo di comportarti. Me
l'ero figurato diverso. Pensavo che saresti stato dolce. Gentile.
E molto riconoscente. Per ogni piccolo dono. Ti ho
sempre immaginato cos. Come eri al processo.
Hai seguito il processo?
S. Quasi tutti i giorni.
Come mai?
Ero interessata.
A me?
S.
Dispiaciuta.
S. Al processo. E dopo la condanna. E oggi. Ma ora non
mi interessi pi. Ho compiuto un gesto che desideravo tanto
compiere. La mia buona azione nei tuoi confronti. E non 
andata come mi aspettavo. Non sei dolce, Vincent. Sei cattivo
- e io sono tua complice.
Nient'affatto. Scendo qui. Lungi da me l'idea di farti
fare la fine di Studebaker. Mi limiter a salutarti e ad augurarti
buona fortuna.
La Pontiac accost sul ciglio della strada.
Situazione?
Tranquilla.
Posti in cui nascondermi?
Guarda tu stesso.
Sollev la testa e sbirci da tutti i finestrini. L'ampia strada
bianca davanti a lui tagliava un'angusta vallata priva di
case. Sulla destra, la vallata si allargava e sulla sinistra c'era
una macchia boschiva pianeggiante che si estendeva per qualche
centinaio di metri, per poi inerpicarsi su una montagna.
Perfetto disse Parry. Pos la mano sulla maniglia. Sollev
lo schienale del sedile anteriore, apr velocemente la
portiera e salt gi. Mentre correva verso la macchia sent
la Pontiac che si allontanava.
Era a una ventina di metri dal bosco quando gli arriv il
rumore di un motore che grattava, e senza neanche guardare
cap che la Pontiac stava facendo marcia indietro. Si gir e
si precipit verso la strada.
Trov la portiera aperta.
Sali disse lei.
Lui salt a bordo, chiuse lo sportello e si infil sotto la
coperta come se fosse la casa da cui era mancato a lungo.
La Pontiac part, pass in seconda, in terza e raggiunse i
sessanta. Lei mantenne la velocit.
Perch sei tornata?
Sembravi solo e abbandonato.
 cos che mi sentivo.
E adesso?
Va meglio.
Quanto meglio?
Molto.
Rimasero in silenzio per un po'. Poi Parry espresse il desiderio
di fumare. La ragazza abbass entrambi i finestrini
prima di lanciarsi dietro le spalle una scatola di fiammiferi.
Gli chiese di accenderne una anche per lei. Lui accese due
sigarette, le pass la sua, poi si ritir sotto la coperta e aspir
il fumo, che rese la cappa di calore ancor pi insopportabile.
Ma non ci fece caso. Scopr che la sete stava diminuendo
insieme al dolore ai gomiti e che il dorso della mano
aveva smesso di sanguinare.
Ho dimenticato una cosa disse lei.
Vuoi dire quando ti ha fermato la polizia?
No, quando ti ho detto che non eri affatto dolce come
mi ero aspettata. Che eri cattivo. Ho dimenticato che ti sei
fatto sette mesi di prigione. Certo che sei cattivo. Lo sarebbe
chiunque. Ma non esserlo con me. Prometti.
Senti, ti ho gi detto che non sei mia complice.
Lo sono, Vincent, eccome se lo sono.
Parry si tolse la sigaretta dalle labbra, poi ve la riport e
trasse una lunga boccata. Liber il fumo e sospir. Proprio
non ci arrivo disse.
Lei non replic. Parry sent la macchina svoltare e rallentare.
Il frastuono di San Francisco lo raggiunse sotto la coperta.
Il rumore delle altre macchine e i clacson, il brusio operoso
e il ronzio della gente per le strade. Si spavent di nuovo.
Voleva fuggire di corsa. Cominci a ricordare le foto che aveva
visto sugli opuscoli di viaggio tanto tempo prima. Luoghi
lambiti dall'acqua. Spiagge bellissime. Patavilca, in Per.
Almeria, in Spagna. E tante altre. Il mondo era immenso.
La Pontiac si ferm.
....
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
La testa di Parry spunt da sotto la coperta. Che succede?
Siamo arrivati a casa mia.  un palazzo. A Geary, non
troppo lontano dal centro. Pronto?
Per cosa?
Per scendere dalla macchina. Per venire a stare da me.
Non  una buona idea.
Ne hai una migliore?
Parry ci pens su. Pens alla stazione, ma scart l'ipotesi.
Pens che poteva saltare su un treno merci, ma sapeva
che sarebbero stati controllati. Come tutte le vie di fuga.
No.
E allora preparati, Vincent. Conta fino a quindici. A quel
punto sar all'interno dell'edificio con l'ascensore pronto a
salire. Quando arrivi a quindici scendi dalla macchina e cammina
veloce, senza correre. E non avere paura.
Di che cosa dovrei avere paura?
Di, Vincent. Niente paura. Ormai  tutto sotto controllo.Siamo a casa.
Casa dolce casa.
Comincia a contare tagli corto lei prima di scendere
dalla macchina e chiudere la portiera. Parry cont. Quando
arriv a quindici si disse che non ce l'avrebbe fatta. Aveva
ripreso a tremare. Quello non era l'appartamento della ragazza.
Era il suo modo di mollarlo. Che se ne sarebbe fatta
di lui? A che cosa le sarebbe servito? Era andata a fare una
passeggiata portandosi le chiavi della macchina. Una volta
sceso avrebbe scoperto che non c'era nessun palazzo e nessuna
porta aperta. Si disse che non poteva scendere, ma
neanche restare in macchina.
Scese e si trov di fronte un caseggiato di sei piani in
mattoni gialli. Il portone era accostato. Chiuse la portiera
della Pontiac. Attravers velocemente il marciapiede e sal i
gradini d'ingresso.
Poi si trovarono entrambi nell'ascensore che saliva. Si
ferm al terzo piano. Il corridoio era dipinto di giallo scuro.
La porta di casa era verde. Numero 307. Lei apr ed entr.
Parry la segu.
Era un appartamentino. Costoso. Sui toni del grigio viola,
con qualche spunto giallo. Parry afferr una sfera di vetro
giallo con in cima un accendino. Accese una sigaretta e
gett il pacchetto vuoto in un cestino grigio viola. Vide una
radio colorata di giallo con incorporato un fonografo. Poi lo
sguardo fu attratto dagli album di dischi raccolti su un ripiano
giallo accanto al mobiletto giallo.
Vedo che ti piace lo swing osserv.
Quello serio ribatt lei da un'altra stanza.
Sent una porta che si chiudeva e cap che era entrata in
bagno. A quel punto non doveva far altro che sgusciare in
corridoio. Poi raggiungere la scala antincendio e scappare.
E poi?
Aspir una boccata, si chin e pass in rassegna i dischi.
Quando arriv a Basie aggrott la fronte. Ce n'erano diversi.
I migliori. Gli stessi che piacevano a lui. Come Every Tub,
Swinging the Blues e Texas Shuffle. E John's Idea, Lester
Leaps In e Out the Window. Diede un'occhiata alla finestra,
poi torn ai dischi e decise di ascoltare Texas Shuffle.
Ricord che ogni volta che la sentiva si figurava un'infinita
parata di manzi che attraversava caracollando un'immensa
pianura texana. Accese il piatto e poggi la puntina sul disco.
Texas Shuffle part, dolce e gradevole. In perfetta armonia
con la sigaretta che aveva tra le labbra, con il fumo
che vedeva salire e con il fatto che la polizia non sapesse
che lui era l.
Il brano era al culmine quando lei usc dal bagno. Si volt
a guardarla. Gli sorrise.
Gli chiese, Ti piace Basie?
Ho tutti i dischi. Voglio dire, li avevo.
Cos'altro ti piace?
Gin.
Liscio?
S. Con un bicchiere d'acqua per ogni tre o quattro di
gin.
Lei perse il sorriso. Che cosa strana.
Prego?
Anche a me piace il gin. Nello stesso modo. Nella stessa
sequenza.
Lui non comment. Lei spar in un'altra stanza. Il disco
fin e Parry mise su John's Idea. E proprio quando l'idea si
stava materializzando per bene e la mano destra di Basie faceva
meraviglie con i tasti, lei rientr reggendo un vassoio
con sopra due bicchieri, due misurini, una bottiglia di gin e
una brocca d'acqua.
Vers il gin. Parry seguiva i suoi gesti e intanto ascoltava
la musica sincopata. Come ebbe in mano il gin lo tracann,
mentre lei stava ancora riempiendo il suo misurino. Se ne
serv subito un secondo. Accese un'altra sigaretta. Lei cambi
disco e sedette su una sedia viola, rilassandosi a guardare
il soffitto.
Accendimene una gli disse.
Di solito lui inumidiva il filtro, ma per lei lo mantenne
asciutto. Mentre si sporgeva a prendere la sigaretta, lei sollev
la puntina dal disco.
Ancora? chiese.
No. Parliamo, piuttosto. Del futuro.
Hai gi un piano?
No.
Io si, Vincent. Penso che dovresti restare qui per un po'.
Finch le acque non si saranno calmate e ti si aprir uno
spiraglio.
Parry si tir su, and alla finestra e guard fuori. La strada
era quasi deserta. Vide il fumo salire da una fila di ciminiere
oltre i tetti. Si scost e fiss una parete grigio viola.
Disse, Capirei se avessi un sacco di soldi. Ma, per come
stanno le cose adesso, il senso della situazione mi sfugge.
Non te ne verr niente. Se non scocciature e sofferenze.
La sent alzarsi dalla sedia e uscire dalla stanza. Sent
scorrere un cassetto. Poi lei torn e disse Voglio mostrarti una cosa.
Si volt e vide che gli stava porgendo un ritaglio. Riconobbe
i caratteri. Era preso dal Chronicle. Una lettera al direttore.
C' moltissimo da dire in difesa di Vincent Parry,
l'uomo attualmente sotto processo per uxoricidio.
Non mi aspetto di veder pubblicata la mia lettera,
perch la questione verr risolta in tribunale, a quanto
pare nel corso di un processo equo, nel quale
Parry ha gi un suo difensore. Tuttavia la pubblica
accusa continua a sorvolare sugli aspetti puramente
tecnici del processo, e si ostina a dipingere l'imputato
come un marito infedele, un omicida e un imboscato.
Non sono a conoscenza dei problemi coniugali
di Parry. Per quanto riguarda la definizione
di omicida, il caso non  ancora chiuso e senza dubbio
ulteriori testimonianze chiariranno i fatti e decideranno
l'esito del processo, in un senso o nell'altro.
Comunque, so per certo che Parry non  un
imboscato. Sono a conoscenza dei suoi reiterati tentativi
per entrare a far parte delle forze armate, malgrado
fosse gi stato riformato per inabilit fisica.
La lettera portava la firma di Irene Janney.
Saresti tu?
S.
Non  un granch. Non dice quasi niente.
Non  completa. Il Chronicle non poteva pubblicarla per
intero. Avrebbe occupato due colonne. Ma sono stati gentili.
Hanno mantenuto la parte sulla contraddizione nella storia
dell'imboscato.
Come sapevi che avevo tentato di entrare nell'esercito?
Schiacci la sigaretta in un posacenere di vetro giallo.
Ho un amico che lavora presso il tuo distretto militare. Me
l'ha riferito lui. Mi ha raccontato che sei stato chiamato e
riformato due volte. Ha aggiunto che hai continuato ad affliggere
quelli del distretto perch ti offrissero un'altra possibilit.
 stato questo a farti interessare al mio caso?
No. Il mio amico sapeva gi che ero interessata. Mi ha
chiamata per raccontarmi quello che era successo. Mi ha
detto che desideravi tanto arruolarti. Il che coincideva con
le mie sensazioni su tutta la faccenda. Mi capita cos. Mi
entusiasmo per qualcosa e mi ci butto a capofitto.
Meglio che vada.
Siediti. Chiacchieriamo ancora un po'. Parliamo di noi.
Come va con i reni?
Sono stato meglio disse Parry. Accese un'altra sigaretta.
Strano, il fatto dei reni.
Perch?
Ho lo stesso problema. Non  grave, ma di tanto in tanto
si ripresenta.
Senti,  meglio che vada.  sicura la scala antincendio?
Resta qui, Vincent.
A far che?
Resta almeno finch fa buio.
Guard il mobiletto giallo, il disco nero, scintillante e fermo
sul piatto. Disse, Le cose stanno cos. Mi devo muovere,
e in fretta. Fermarmi  rischioso. Mentre io rimango qui
con le mani in mano la polizia  all'opera. Mi stanno addosso
e se non scappo mi prendono.
Bisogna fuggire al momento giusto.
Fu sul punto di replicare, ma squill il telefono. Era un
telefono francese, giallo. Collocato su un tavolo giallo accanto
a un canap grigio viola. Irene sollev la cornetta.
Pronto... oh, ciao Bob. Come stai? Si, bene. Stasera? Mi
dispiace, Bob, stasera non posso... no, non ho altri impegni,
ma non me la sento di uscire. Certo che sto bene, ma ho
voglia di passare una serata tranquilla a leggere in compagnia
della radio, da sola... no,  solo che mi va... non essere
sciocco... oh, smettila, Bob... be', magari domani... Bob,
smettila di fare lo scemo... s, domani alle sette. Certo che
no. Come va il lavoro? Ottimo... d'accordo, s, domani alle
sette aspetto una tua chiamata. A presto...
Parry fece per andarsene.
Lei si alz e si frappose tra lui e la porta. Disse, Ti prego, Vincent...
Vado. Quella telefonata  stata decisiva.
Ma non volevo vederlo comunque.
D'accordo, ma ci saranno occasioni in cui invece ne
avrai voglia. E occasioni in cui vorrai trovarti in determinati
posti. A fare determinate cose. E non potrai perch ti toccher
stare con me.
Ma  solo per stanotte.
Stanotte sarebbe solo l'inizio. E se permettessimo a questa
cosa di cominciare non saremmo pi capaci di smettere.
Cerchi di aiutarmi ma non potrai riuscirci. E io sicuramente
non aiuterei te. Continueremmo a intralciarci. Me ne vado.
Solo fino a stasera, Vincent. Finch far buio.
Buio. Al buio non mi vedranno. Rimase li, a fissare la
porta, anche quando lei si spost in un'altra stanza. Non sapeva
che cosa fosse andata a fare di l. Torn reggendo un
metro da sarto. Lui lo fiss e poi sollev lo sguardo su di lei.
Ti compro dei vestiti.
Quando?
Subito. Voglio prenderti le misure esatte. Voglio che ti
stiano a pennello. E dovranno essere costosi. C' un posto
qui vicino...
Gli prese le misure. Lui non fiat. Prese le misure e le annot
su un piccolo taccuino. La guard dirigersi in un'altra
stanza. Di nuovo, sent scorrere un cassetto. Lei torn contando
un rotolo di banconote. Un rotolo consistente.
No, disse non ne parliamo pi. Me ne vado subito...
Tu resti qui. Sono io a uscire. E torno presto. Mentre
aspetti, tieniti occupato. Magari puoi liberarti degli stracci
che hai addosso. Tutti. Anche le scarpe. Portali in cucina.
Troverai della carta da pacchi. Fai un pacco e buttalo nell'inceneritore.
Poi vai in bagno e concediti una doccia calda.
Bella calda, e abbonda con il sapone. E hai bisogno di raderti. Le sfugg un risolino.
Che c' da ridere?
Pensavo che potresti usare il suo rasoio. Di sicurezza, svedese
a testina cava. Quando ero sposata, l'avevo regalato a
mio marito per Natale. Non ha apprezzato. L'ho usato io di
tanto in tanto, prima di andare al mare. Pi tardi ho smesso,
quando mi hanno detto che la crema depilatoria era meglio.
Che ne  stato di tuo marito?
 andato a farsi un giro.
Quando?
Tanto tempo fa. Avevo ventitr anni quando ci' siamo
sposati.  durata sedici mesi, due settimane e tre giorni. Mi
ha detto che stare con me era troppo facile, che si annoiava.
Ora che ricordo, non c' sapone da barba. Ma ho della crema
per il viso. Puoi passarti quella e poi usare il sapone normale,
cos non ti tagli. L'inceneritore  accanto al lavandino.
Non dimenticare di mettere nel pacco proprio tutti quei
vestiti. Forse  meglio farne due, di pacchi, cos siamo sicuri
che scendano per lo scivolo.
Va bene, ne faccio due.
Era sulla porta. Disse Torno presto. Hai qualche richiesta particolare?
Nessuna.
Me lo fai un favore?
Dimmi.
Ti fai trovare qui, al mio rientro?
Non so.
Voglio saperlo, Vincent.
D'accordo, sar qui.
Che colori preferisci?
Grigio. Grigio e viola. Gli scapp da ridere, ma non lo
fece. Con uno spunto di giallo qua e l.
Lei lasci l'appartamento. Parry rimase diversi minuti a
un paio di metri dalla porta, a fissarla. Poi torn al vassoio e
si vers due misurini di gin che mand gi in un soffio.
Bevve dell'acqua, and in cucina e trov la carta da pacchi.
Si spogli, in un primo momento con calma, poi sempre pi
in fretta, man mano che si rendeva conto che si stava liberando
dei vestiti lerci del signor Studebaker. Si accorse che
erano puzzolenti e che prudevano. Toglierseli e gettarli via
fu un piacere. Nudo, confezion i due pacchi. Trov un rotolo
di spago nella credenza, assicur i pacchi e li lasci cadere
nell'inceneritore. Sent il fruscio mentre scivolavano,
il tonfo attutito che gli annunci il loro arrivo sul fondo. La
consapevolezza che i vestiti del signor Studebaker e le scarpe
della prigione erano sul punto di finire in cenere lo rese
vagamente felice.
Entr in bagno. Tutto piastrellato di giallo. C'era una cabina
doccia a vetri, apr il getto e us un rettangolo di sapone
alla lavanda. Si infil sotto l'acqua bollente, poi si insapon
per bene e riapr il getto, stavolta ghiacciato. Lasci
che lo sferzasse per quasi un minuto. Poi usc dalla doccia e
si asciug con uno spesso asciugamano giallo che avrebbe
potuto usare come mantello.
La crema per il viso e il sapone si emulsionarono in una
schiuma decente, che permise al rasoio di scorrere liscio.
Impieg tre minuti a radersi, poi torn in salotto e si accese
una sigaretta. Portava l'asciugamano arrotolato intorno
ai fianchi. Studi i dischi di Basie e decise di ascoltare
Shorty George.
Lasci cadere la puntina e proprio mentre questa toccava
il nero del vinile, percep una presenza nell'appartamento.
Era solo un rumore, ma per lui assunse una forma e la capacit
di afferrargli le viscere e squarciargliele.
Il citofono.
Parry sollev la puntina e ferm il disco. Rimase in attesa.
Il citofono ronz ancora. Parry si port lentamente la sigaretta
alle labbra e aspir a lungo. Sedette sul bordo del canap
e aspett. Fiss il citofono accanto alla porta e quando
questo ronz di nuovo fu tentato di sollevare la cornetta e
dire a chiunque si trovasse li sotto di andarsene e lasciarlo
in pace. Si prese la testa tra le mani.
Poi il citofono smise di ronzare.
Tornarono le lacrime, gli inondarono gli occhi, si raccolsero
li, pronte a uscire fuori. Si disse che doveva smetterla
con quella storia. Non andava bene, rivelava la sua tenerezza
e in quel frangente la tenerezza per lui era un lusso. Il tiepido
e flebile marchio della tenerezza. Tutto doveva essere
granitico, duro come il ghiaccio, perfetto e rapido come un
levriere, e altrettanto affusolato. E preciso come una calcolatrice,
pronta ad attribuire al citofono una sua cifra.
Ora che aveva smesso di ronzare, era bastato premere un
tasto per annullare quella cifra. Il ronzio si era fermato, fine.
La persona li sotto se ne era andata. Cancellata. E da cancellare
erano tante altre cose. Premi un altro tasto e cancella
San Quentin. Vai un po' pi indietro e cancella il processo.
Torna a San Quentin, superalo e cancella il barile e il camion,
il prato verde pallido, le colline e il bosco verde cupo.
Cancella la Studebaker, la corsa fino a San Francisco e i
poliziotti in motocicletta. Cancella i vestiti di Studebaker.
Comincia da adesso, e guarda avanti. Cancella il citofono.
Rimetti Shorty George.
Spost la leva che azionava il fonografo. Il disco nero
prese a girare. Abbass la puntina e Shorty George part.
Parry rimase a pochi centimetri dal fonografo, a guardare il
disco che girava e ad ascoltare la band di Basie che galoppava
verso la quarta dimensione. Riconobbe la tromba di
Buck Clayton e sorrise. Il sorriso era argilla duttile e si trasform
in cemento quando sent bussare con le nocche sulla
porta dell'appartamento.
Tutto il corpo gli divenne di cemento.
I colpi erano sequenze in controtempo con Shorty George.
La prima sequenza si interruppe e Parry tent di raggiungere
il fonografo per fermare la musica che si era trasformata
in un caos rumoroso, tutto proteso a rivelare alla persona l
fuori che nell'appartamento c'era qualcuno. Non ce la fece,
non fu in grado di muoversi. Fu raggiunto dalla seconda sequenza
di colpi, interrotta da una pausa di pochi secondi.
Part la terza, e lui cont tre colpi insistenti.
Poi cap che cancellare tutte quelle cose era impossibile.
Andavano ricordate ed esaminate. E a bussare alla porta
adesso era la polizia. Era logico che fossero l. Illogico che
avessero sorvolato sull'incidente della coperta. Logico che
avessero preso il numero di targa della Pontiac mentre si allontanava.
Facile da immaginare: i poliziotti che ne parlavano,
che si dicevano che avrebbero dovuto guardare meglio
sotto la coperta per vedere chi indossasse quei vecchi
vestiti per la Cina, che si congratulavano per aver avuto la
prontezza di prendere il numero di targa e per aver deciso di
andare a fare due chiacchiere con Irene Janney.
Si volt, si guard intorno nella stanza, alla ricerca di una
scappatoia. Vide solo la finestra. Shorty George stava compiendo
l'ultimo giro prima della dirittura d'arrivo, ma lui
non lo sent: teneva gli occhi incollati alla finestra.
La quarta sequenza di colpi attravers la porta e rimbalz
per la stanza. I colpi furono seguiti da una voce che disse,
Irene, sei in casa?
Era una donna. Quindi niente polizia. Eppure, c'era qualcosa
in quella voce che gli faceva preferire la polizia.
Irene... apri la porta.
La musica torn tale. Parry pens che se avesse alzato il
volume non avrebbe pi sentito la voce.
La conosceva, stava cercando di identificarla e nel contempo
non lo desiderava affatto. Alz il volume.
Irene... che succede? Fammi entrare.
Shorty George era ormai in dirittura. La voce l fuori sovrastava la musica.
Irene, so che sei li. Esigo che tu mi faccia entrare.
La voce lo stava accerchiando, ora, lo chiudeva in un
angolo, pinze di suono che andavano oltre il suono, perch
a quel punto lui aveva riconosciuto il timbro pestifero di Madge Rapf.
....
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Fu come se la porta fosse trasparente e lui potesse vederla
in piedi li fuori, la Peste. Gir lo sguardo e fiss la sfera
di vetro giallo con sopra l'accendino. Non doveva fare altro
che afferrarla, aprire la porta, uscire e sbattergliela in testa
per metterla a tacere. Non era la prima volta che accarezzava quell'idea.
Irene, non lo trovo affatto divertente. Apri subito la porta.
Parry si sporse e agguant la corposa sfera di vetro giallo.
Irene, vuoi aprire, si o no?
Parry soppes la sfera di vetro giallo.
Irene, sai benissimo che sono qui fuori. Che ti prende?
Parry mosse un passo verso la porta. Non tremava e si
chiese perch. Non sudava e non tremava e teneva stretta
nella mano destra la sfera di vetro giallo, pronto all'azione.
Si domand come mai si sentisse tanto sollevato e di colpo
cap che stava per rendere un favore all'umanit.
Irene, ti decidi ad aprire?
Shorty George tagli il traguardo e il centro liscio del disco
prese a girare silenziosamente sotto la puntina.
Ancora colpi. Arrabbiati, confusi.
Irene, apri la porta.
Parry si avvicin di un altro passo e prese a tremare. E a
sudare. Gli battevano i denti. Dalla pancia gli sal un suono
sferragliante che raggiunse la bocca.
Irene...
Zitta strill lui, accorgendosi che stava strillando e tentando
inutilmente di trattenersi. Santo cielo, statti zitta.
Come?
Ho detto zitta. Vattene.
Sapeva che lei stava indietreggiando per leggere il numero
sulla porta e assicurarsi che fosse l'appartamento giusto.
Poi disse qualcosa che solo Madge Rapf avrebbe potuto dire.
Irene, non sei sola?
Ovvio che non  sola. Ora vattene.
Oh, non avevo idea.
Adesso ce l'hai. Fila.
Lei se ne and. Parry accost l'orecchio allo spiraglio
della porta e sent i suoi passi dirigersi verso l'ascensore in fondo al corridoio.
Si avvicin al fonografo e sollev la puntina dal disco silenzioso.
Accese un'altra sigaretta e si appost alla finestra,
in attesa. Calcol un paio di minuti, e Madge Rapf impieg
poco meno per sbucare da dietro la facciata di mattoni gialli.Sapeva che si sarebbe girata per guardare la finestra e si
abbass in tempo. Poi si raddrizz e la segu con lo sguardo
mentre attraversava la strada. Immagin che fosse il suo
percorso obbligato, ma quando lei raggiunse il marciapiede
di fronte cap di essere in errore. Aveva attraversato solo per
procurarsi una visuale migliore della finestra.
Si sporse leggermente. Non sapeva se lei gli scorgesse la
met della faccia. Ma se anche ci fosse riuscita, non avrebbe
potuto riconoscerlo. A quel punto Madge percorse l'altro
lato della strada e si ferm proprio di fronte al palazzo. Rimase
l a fissare la finestra. Abbass la testa e lui cap che
stava guardando la Pontiac grigia. Poi torn a osservare la
finestra. Poi la Pontiac. Poi la finestra. Poi si avvi. Poi si
ferm a lanciare un'altra occhiata alla finestra. Fece qualche
passo verso la casa. Esit e prosegu.
Per l'amor del cielo... mormor Parry.
Lei si ferm di nuovo. Stavolta fece un deciso dietrofront
e si allontan senza indugiare.
Parry fiss la porta, pronto a schizzare fuori, poi si ricord
che indossava solo un asciugamano giallo. Aspir la sigaretta
e si mise a compiere piccoli, inutili cerchi, prima di
tornare alla finestra. Nessuna traccia di Madge Rapf. Ma stavolta
sull'altro lato della strada c'era qualcun altro. Un poliziotto,
che non si curava affatto del palazzo. Parry and a
sedersi sull'orlo del canap, con la sigaretta che ardeva furiosa mentre lui aspirava.
Qualcosa lo spinse ad alzarsi e dirigersi in cucina. Era
piccola, bianca e immacolata. Pos la mano su una solida
barra di vetro, la maniglia del frigorifero. Apr e guard il
cibo all'interno, senza sapere perch. Contempl un'ordinata
fila di arance e poi richiuse. Pass in rassegna la credenza,
il lavandino, il pavimento, l'inceneritore. Sollev il coperchio
metallico dell'inceneritore e sbirci nel buco nero.
Riabbass il coperchio, usc dalla cucina ed entr in bagno.
Poi usc dal bagno ed entr nell'ultima stanza rimasta, la camera da letto.
Era tutta gialla. Tappeto a telaio, mobili color giallo pallido
e pareti color giallo cupo. Quattro paesaggi ad acquerello
per niente malvagi. Portavano la firma di Irene Janney.
Riconobbe il prato verde pallido e le colline. E rivide il bosco
verde cupo e la strada. Sent il bisogno di un'altra sigaretta e and in salotto.
Tornato in camera da letto, si ferm davanti alla cassettiera
e fece scorrere le dita sul lucido legno giallo. Aspir a
fondo il fumo e poi apr il primo cassetto. Era diviso in due
parti. C'era un'enorme bottiglia di colonia alla violetta che
avrebbe sostituito quella mezza vuota sul ripiano. Poi un
pacchetto di Lucky Strike, due vasetti di crema per il viso,
fazzoletti avvolti in un profumato sacchetto di raso grigio
viola. Una scatola piena di bottoni scompagnati. Il primo cassetto finiva l.
Il secondo ospitava biancheria intima e altri fazzoletti, pi
tre borsette. Molto costose. Tutto era costoso. Tutto era lindo
e ordinato. Il terzo cassetto era simile al secondo. Dal
quarto traboccavano carte, quaderni e libri di testo. Parry
esamin le carte e i libri. Scopr che Irene aveva frequentato
l'universit dell'Oregon e che si era laureata in sociologia
nel 1939. C'erano diverse prove d'esame, quasi tutte contrassegnate
da ottimi giudizi. C'era un annuario della classe
del '39 e lui segu l'ordine alfabetico fino alla sua foto con
relativa didascalia. La foto non era un granch. Se possibile,
all'epoca era ancor pi esile di quanto non fosse ora.
Aveva un'aria indecisa e preoccupata, come se fosse spaventata
da quello che l'aspettava dopo la laurea.
Vide sbucare qualcosa dalle pagine di un libro in fondo
al cassetto. Un angolo di giornale che si trasform in ritaglio
quando lo tir fuori. Vide la foto di un uomo che somigliava
vagamente a Irene. La didascalia recitava: Trova la
morte in prigione. Sotto la foto, il nome di Calvin Janney.
Sul lato, un articolo intitolato Janney al capolinea.
Calvin Janney, condannato all'ergastolo quattro
anni fa per uxoricidio, si  spento ieri sera nella
prigione di San Quentin. Era malato da diversi mesi.
Gli agenti hanno riferito che perfino in punto di
morte l'uomo avrebbe insistito nel dichiararsi innocente,
come non aveva mai smesso di fare nel corso
dello spettacolare processo che lo ha visto protagonista a San Francisco.
Janney, un facoltoso agente immobiliare, era stato
accusato di aver ucciso la sua seconda moglie a
meno di una settimana dal loro primo anniversario
di nozze. Il decesso era stato attribuito a una frattura
cranica causata da un colpo violento, inferto con
un vaso ornamentale in ottone. Il corpo era stato
rinvenuto ai piedi di una scalinata in casa dei
Janney. Janney aveva dichiarato che la moglie era
caduta dalle scale e che, precipitando, aveva urtato
il vaso di ottone alla base del corrimano per poi
sbattervi la testa. Il pubblico ministero aveva dimostrato
l'infondatezza di tale dichiarazione. Si scopr
che Janney aveva accusato la moglie di adulterio e
che l'aveva minacciata pi volte di morte. Le impronte
sul vaso erano state tra le prove schiaccianti
che avevano portato al verdetto di colpevolezza.
Gli sforzi per ottenere un nuovo processo sono
sempre risultati vani. In questi mesi, l'avvocato di
Janney ha presentato l'ennesima istanza, basata sui
nuovi elementi emersi grazie alle ricerche mai sospese
negli ultimi quattro anni. Ma l'istanza non ha
avuto seguito, per via della mancanza di testimoni.
Janney aveva 54 anni. Lascia un figlio, Burton, ingegnere
chimico a Portland, e una figlia, Irene, che
frequenta la scuola elementare nella stessa citt.
In alto, c'era una data: 9 febbraio 1928. Parry la fiss a
lungo. Collegando la data con quella dell'annuario, dedusse
che Irene aveva nove anni quando suo padre era morto e cinque
all'epoca del processo. Rilesse il ritaglio. E poi lo rilesse
ancora. Immaginando che lei stesse per tornare, decise di
riporre il ritaglio, le carte e i libri nel cassetto. Mentre stava
per rimettere il ritaglio nel libro, sent la porta dell'appartamento
che si apriva e i passi che attraversavano il salotto e
raggiungevano la camera da letto.
Lei lo guard. Guard la met di ritaglio che lui teneva in
mano, e l'altra met infilata nel libro. Aveva le braccia cariche
di borse di carta che poggi sul letto senza smettere di
spostare lo sguardo da Parry al ritaglio.
Ti sei liberato dei vestiti?
S. Ho fatto due pacchi e li ho buttati nell'inceneritore.
Com' andata con il rasoio?
Bene.
La doccia ti ha giovato molto. Come ti senti?
Bene.
Indic il cassetto aperto. Come ti  venuto in mente?
Mi stavo annoiando.
Ottimo. Adesso per chiudiamolo, d'accordo?
Parry infil il ritaglio nel libro, che poi rimise nel cassetto
accanto agli altri libri e alle carte. Chiuse.
Lei indic il cassetto.  successo niente mentre ero via
- a parte questo?
Ha citofonato qualcuno. Si chiese perch mai glielo
stesse dicendo.
Irene aggrott la fronte. Spero che tu non abbia risposto.
No, certo. Ma lei  salita e ha bussato.
Una donna?
S. Ha parlato da dietro la porta. Sono stato ad ascoltare.
Sarebbe andata liscia se non avesse sentito la musica che
usciva dal fonografo. Continuava a insistere perch aprissi
la porta. Alla fine le ho detto di andarsene.
Le rughe sulla fronte aumentarono. Non  stata proprio una gran pensata.
Lo so. Mi  sfuggito.
Ti ha risposto?
No. Se n' andata. E basta.
Speriamo...
Che vuoi dire?
Be' i miei amici sanno bene che certi comportamenti
non sono da me. Ora penseranno che...
D'accordo, mi metto quei vestiti e filo via.
Aspetta. Non hai capito. Quello che pensano non mi interessa.
Sto solo cercando di agire con metodo. E cautela.
Vediamo i vestiti.
Lei si sedette sul bordo del letto e lo guard. Poi batt ripetutamente
le palpebre e abbass il capo. Si premette lo spazio
tra gli occhi con l'indice, facendogli compiere piccoli cerchi.
Parry si appoggi alla cassettiera. Disse, Sei esausta, vero?
Mal di testa.
Hai delle aspirine?
Nell'armadietto del bagno.
And in bagno e torn con due aspirine e un bicchiere mezzo
pieno d'acqua. Lei gli sorrise. Prese le pillole e bevve tutta
l'acqua. Lui riport il bicchiere in bagno. Quando torn in
camera da letto, Irene stava scartando i suoi acquisti.
Praticamente un guardaroba completo. Quattro camicie,
tre bianche e una grigia. Cinque cravatte, tre grigie e due sui
toni del grigio viola. Cinque coordinati di intimo e una confezione
di fazzoletti. Sei paia di calzini grigi. Un completo
di lana pettinata grigia con un rigatino verticale viola. Un
paio di stivaletti a punta marrone chiaro. E bretelle grigie.
C'erano altre cosette. Spazzola e pettine militari. Uno
spazzolino e un vasetto di crema da barba con relativo rasoio di sicurezza.
Lei dispose tutto in bell'ordine sul letto, poi usc dalla stanza.
Parry cominci a vestirsi. Gli andavano a pennello. I capelli
ancora umidi dopo la doccia si rivelarono docili al pettine
e alla spazzola. Indoss una camicia bianca e una cravatta
grigio viola e mise un fazzoletto bianco nel taschino della
giacca di lana pettinata grigia. Si sentiva nuovo di zecca.
And in salotto.
Irene stava seduta sul canap e quando lo vide gli sorrise.
Be', salve.
Come sto?
Benone.
Scommetto che hai speso una fortuna.
Mi piace spendere soldi in vestiti.
Che gli hai raccontato?
Che il mio ragazzo era stato appena congedato dall'esercito
e che volevo fargli una sorpresa rinnovandogli il guardaroba.
 un negozietto esclusivo, amano lavorare con calma.
Ma si trattava di una vendita troppo importante per poterla
perdere e comunque i ritocchi al completo erano minimi.
Come va il mal di testa?
Meglio.
Ottimo. Grazie per i vestiti.
Non c' di che, Vincent. Davvero. E manca ancora qualcosa.
Apr una borsetta ed estrasse un astuccio da una scatola
piatta bianca. Glielo porse.
Conteneva un orologio subacqueo cromato con il quadrante
rotondo e il cinturino grigio scamosciato.
Parry rimase a fissarlo. Perch?
Avrai bisogno di un orologio. Sar una delle cose di cui
non potrai fare a meno.
Lo allacci al polso. Stai buttando un sacco di soldi. Te
lo puoi permettere?
Tu che dici?
Mi sa tanto di s.
Giusto. E adesso dimmi da che cosa l'hai dedotto.
Dal ritaglio.
Lo sguardo le si era addolcito. Le labbra non erano proprio
curvate in su, ma si trattava comunque di un sorriso.
Disse, Vincent, sarai sempre cos con me?
Cos come?
Sincero.
S, fino a quando ci saluteremo. Si sta facendo buio, 
quasi ora.
Lei si alz e disse Ceniamo, prima. Sono una buona cuoca.
Ti piace il pollo fritto?
 il mio piatto preferito.
Anche il mio osserv lei. Poi rimasero a fissarsi. Lei
accenn un sorriso, lo perse quasi ma poi lo recuper, rispondendo
al suo. Stettero li a sorridersi. Parry prese il pacchetto
di sigarette e lei gli disse, Accendine una anche per
me. Poi si diresse in cucina.
Lui accese due sigarette, la segui, la vide indossare un
grembiule. Si stava annodando i lacci. Gli porse le labbra e
lui le infil la sigaretta in bocca prima di uscire dalla cucina.
Metti un po' di musica gli disse.
Accendo la radio?
Perch no?
Accese. Un'orchestrina da studio stava facendo del suo
meglio con Holiday for Strings, ma di corde non ce ne erano
a sufficienza. E a met brano parve che quasi tutti gli orchestrali
si fossero presi una vacanza. Parry si avvicin a
uno specchio circolare all'altro capo della stanza e si rimir
con indosso il completo grigio. Sfior la cravatta e carezz
il morbido cinturino scamosciato. Guard l'orologio e si
chiese se andasse avanti. Non potevano essere gi le otto. Si
gir a guardare fuori dalla finestra. Il cielo di San Francisco
cominciava a imbrunire.
Irene arriv per annunciargli che la cena era pronta. Senza
dubbio sapeva come friggere il pollo. Stapp una bottiglia
di Sauterne e prima ancora di assaporarlo lui seppe che
si trattava di un vino costoso. Le fece i complimenti. Lei li
accolse con un sorriso. Per dolce gustarono un budino al
caramello. Gli confess che aveva un debole per quel dolce
e che lo preparava tre volte a settimana. Lui le chiese se
mangiasse spesso fuori, lei gli rispose di no, che preferiva
cucinare e che i ristoranti in quei giorni erano un cordoglio.
Sorseggiarono un caff nero e si rilassarono fumando.
Si offr di aiutarla a lavare i piatti ma lei rifiut, dicendo
che avrebbe fatto in un lampo. Lui si spost in salotto e lei
rassett a passo di carica. Parry lanci un altro sguardo al
cielo e vide che si scuriva sempre pi. Stava assistendo alla
sua evoluzione verso il buio quando Irene lo raggiunse.
Segu il suo sguardo puntato sulla finestra e poi lo vide
posarsi sull'orologio.
Non andare. Passa qui la notte. Puoi dormire sul canap.
Non se ne parla neanche. Ci rimane forse mezz'ora, poi
tolgo il disturbo. E adesso vorrei farti qualche domanda.
Dov' tuo fratello?
Morto. In un terribile incidente d'auto sei anni fa. In
realt tu vuoi sapere da dove mi arrivano tanti soldi. E presto
detto. Mio padre li aveva lasciati in eredit a Burton, poi
in ospedale, poco prima di morire, Burton li ha lasciati a me.
Si tratta di circa duecentomila dollari.
Una bella cifra.
Che mi conforta possedere. E tutto quel che ho.
Dimmi di tuo marito.
Ho ricevuto la sentenza definitiva di divorzio qualche
mese fa. Non so dove sia. Vuoi sapere come si chiama?
Perch mai?
Perch mai hai voluto sapere come faccio ad avere tanti soldi?
Per curiosit. Di certo non li hai guadagnati vendendo
acquerelli. Fin qui ci ero arrivato. E neanche con la sociologia.
Avevo capito pure questo. Cos ho deciso di studiare il
ritaglio per scoprire come mai fossero toccati a te e non a
tuo fratello. Con tuo marito vivevate qui?
No.
Che tipo era?
Un verme.
Quando te ne sei accorta?
Dalla prima settimana.
Perch non l'hai piantato?
Io avevo i soldi, avevo me e avevo lui. I soldi non mi
interessavano. Restavamo io e lui. Gli piaceva bere, ma non
era un problema. Piaceva anche a me. E gli piaceva giocare
d'azzardo, il che invece era un problema, perch pensava di
conoscere il poker ma non ci capiva un'acca. Voleva giocare
anche le sere in cui restavamo a casa e una volta gli ho
scucito fino all'ultimo centesimo che aveva guadagnato quel
mese. Immagino che ad affascinarlo di me fosse soltanto la
mia abilit nel fargli fare la figura dell'idiota a poker.
Di che si occupava?
D'accordo, Vincent. Te ne parlo. Si chiama George
Hagedorn e l'ho conosciuto tre anni fa. Ci siamo frequentati
per quattro mesi e poi ci siamo sposati. Forse perch eravamo
due persone sole. Non sapeva che fossi ricca. Gliel'ho
detto qualche giorno dopo il matrimonio e la cosa non gli
ha fatto un grande effetto. Uno dei suoi pochissimi pregi,
direi. Era molto orgoglioso. Forse troppo. Ecco perch giocava
d'azzardo. Immagino gli sembrasse l'unico modo per
fare soldi. Non aveva tentato molte altre strade perch era
un gran pigro. Uno degli uomini pi pigri che io abbia mai
conosciuto. Quando ci siamo sposati aveva trentadue anni
ed era un fallito totale. Un esperto in statistica che guadagnava
quarantacinque dollari a settimana lavorando in una
societ di investimenti.
Quale?
La Kinney.
La conosco.  un'azienda importante. Uffici a Santa
Barbara e a Philly. Chiss com' Santa Barbara.
Ha cercato di farsi trasferire l ma non avevano un posto
per lui. Nella sede di qui non sarebbe durato a lungo, ma era
stato riformato per via dell'asma, quindi immagino che avessero
deciso di tenerlo finch serviva. Senza considerare che
avevano investito su di lui facendogli seguire dei corsi di
formazione. Ma era un ritardatario, si assentava spesso e
immagino che alla fine si siano stancati. Un anno fa ho cercato
di rintracciarlo e ho telefonato alla Kinney. Mi hanno
comunicato che non lavorava pi per loro e che non avevano idea di dove fosse.
Perch l'hai cercato?
Ero sola, volevo qualcuno.
E Bob?
Lo sapevo che te ne saresti ricordato. Non ti lasci sfuggire
una virgola, vero?
Certe cose mi restano in mente. Allora, Bob?
 successo in un periodo in cui io e Bob non ci frequentavamo.
Qualche volta capita.
Che cosa?
Che mi metta paura. O forse  la mia coscienza, perch lui  sposato. Be', non proprio.  separato, ma la moglie si rifiuta di concedergli il divorzio. Non lo vuole pi, ma non vuole neanche che lui abbia un'altra. Si diverte cos. Ma non devo dirlo a te, Vincent. Tu sai com' fatta. La conosci bene.
...
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...
CAPITOLO 6.
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Parry guard fuori dalla finestra. Adesso il grigio si era addensato e si scuriva sempre pi. Disse,  ora che vada.
Al processo ti ha rovinato, Vincent. Rovinerebbe chiunque.  la sua indole. Non  capace di lasciare in pace il prossimo. E il modo in cui affligge me...
Io non c'entro niente con il modo in cui affligge te ribatt lui. Si alz e and verso l'uscio. So solo che non poteva vedermi dall'altra parte della porta, n alla finestra. E mi basta. Sei stata gentile. Non lo dimenticher, ma tu invece farai meglio a dimenticarmi. D'ora in poi dovrai mostrare gentilezza unicamente nei confronti di una sola persona: te stessa. Addio, Irene.
Addio, Vincent. Aspetta, devi prenderti le tue cose. Le metto in un borsone...
Lui apr la porta e usc. Sbirci sui due lati del corridoio e si precipit all'ascensore. Una volta in strada si rese conto che era ancora pi buio di quanto gli fosse sembrato dalla
finestra. Si avvi di buon passo verso sud, a caccia di un emporio. Dopo tre isolati ne trov uno e infil istintivamente la mano nella tasca destra dei pantaloni di lana pettinata grigia,
alla ricerca di spiccioli. Le dita incontrarono qualcosa di cartaceo ed estrassero delle banconote. Tutte nuove, fruscianti e lustre. Mille dollari. Otto pezzi da cento. Due da cinquanta.
Il resto da dieci e cinque. Si chiese come facesse lei a sapere che teneva i soldi nella tasca destra dei pantaloni.
Si avvicin all'emporio ma poi accanton l'idea della telefonata. Un taxi sbuc da dietro l'angolo e imbocc lentamente la via. Parry, sul ciglio del marciapiede, sollev un braccio.
Il taxi si ferm di malavoglia. Il tassista era un tipo sulla quarantina, con un gran faccione. Dove? Sto rispondendo a una chiamata.
Qui vicino.
Il tassista esamin il completo di lana pettinata grigia.
Verso nord?
Si. Tre chilometri. Vada sempre avanti e le dir io come arrivarci.
D'accordo, salti su. Le dispiace se corro un po'?
Amo la velocit.
Il taxi part a razzo e sferragli parecchio mentre svoltava dietro un angolo e si immetteva in un'arteria principale. Parry se ne stava sprofondato, nel tentativo di nascondere la faccia allo specchietto retrovisore che il tassista stava scrutando. Si chiese perch.
Davvero un bel completo comment quello.
Mi fa piacere che lo apprezzi. A quanto andiamo?
Sessanta. Alla prossima curva arriviamo a settantacinque. In questi casi lo porto a toccare i novanta.
Che intende? Vide che il tassista gli stava sorridendo dal retrovisore. Si chiese perch.
Una doppia corsa. Due tariffe in una volta sola. Il suo viaggio  proprio imprescindibile?
Pi o meno.
 pazzesco quello che riescono a fare con certi modi di dire. Con certe parole. Prenda imprescindibile, ad esempio. Assume significati diversi a seconda delle persone. Come nel mio caso. Che cosa  imprescindibile per me?
Trovare passeggeri. E le dir anche che cosa  imprescindibile per i passeggeri: arrivare a destinazione senza tante chiacchiere.
Pens che tanto sarebbe bastato per zittire il tassista. Quello raggiunse i settanta e disse, Non saprei. A certi passeggeri piace chiacchierare.
A me no.
Mai?
Mai. Infatti ho pochi amici.
Sa, l'amicizia  una cosa strana...
 strano il modo in cui lei riesce a non cogliere un'allusione.
Il tassista scoppi a ridere. Disse Amico, non ha mai guidato un taxi. Non ha idea di quanto ci si possa sentire soli.
Come sarebbe? Lei vede un sacco di gente.
Proprio cos, amico. Vedo tanta gente, la porto in tanti posti. La vedo scendere quando  arrivata. Ne carico altra e ne ascolto le chiacchiere sul sedile posteriore. Ma io sto qui
davanti e mi sento solo.
Che peccato.
Non mi crede.
Certo che s. Vorrei poterla confortare. Bene, svolti qui.
A ben guardare, guidare un taxi pu far sentire soli.
Gi, soli. Soli e perspicaci.
Parry si accorse che il tassista aveva smesso di fissare lo specchietto retrovisore. Perspicaci?
S, con le persone.
Parlandoci?
E guardandole. Guardando le facce.
Parry fu scosso dai brividi. Si fiss la mano tremante. Misur la distanza tra questa e la maniglia. Le facce?
Gi,  buffo. Dalle facce intuisco quello che le persone pensano. Il lavoro che fanno. Qualche volta indovino persino chi sono.
Adesso scrutava nuovamente lo specchietto retrovisore.
Parry si protese e impugn la maniglia. Si disse che doveva agire subito e in fretta. Senza restarsene seduto a cullarsi nella speranza di sbagliare, perch non poteva commettere errori, e quella era un'altra equazione che tornava. I quotidiani della sera erano usciti da un pezzo e il tassista non aveva dovuto fare altro che leggerne uno e vedere la foto che sicuramente dominava la prima pagina. Aveva avuto il tempo di leggere il resoconto. Le prime pagine erano concepite appositamente per i tassisti che non avevano il tempo di leggere gli approfondimenti.
Prendiamo lei, ad esempio.
D'accordo, prendiamo me.
 nei guai.
Non ho un problema al mondo.
Non tenti di darmela a bere, amico. Io me ne intendo. Conosco la gente. Le dir di pi. Il suo guaio sono le donne.
Primo strike. Sono felicemente sposato.
Diciamo seconda base. Lei non  sposato. Lo  stato, per: un matrimonio infelice.
Ah, ho capito. Lei era l, nascosto tutto il tempo nello sgabuzzino.
Le faccio il quadro della situazione. Vivere con quella donna non era facile. Era capricciosa. Pi cose aveva, pi aumentavano i capricci. E otteneva sempre quello che voleva.
Secondo strike.
Nient'affatto. Non si perdeva in chiacchiere e la lasciava decisamente indietro. Quando proprio non spariva all'orizzonte. Il che le offriva il vantaggio di tenerla d'occhio senza che lei se ne accorgesse.
Terzo strike.
Terzo strike un corno. Era come argilla nelle sue mani.
Va bene, svolti a sinistra. Al semaforo vada dritto.
E alla fine... il taxi comp un'ampia svolta. Alla fine ne aveva fin qui, non ne poteva pi. Era stanco di quella guerra... quindi l'ha freddata.
Parry ricominci a tremare. La mano si protese verso la maniglia. Disse, Sa, dovrebbe sfruttare questa dote. Magari guadagnarci qualcosa nei luna park.
 un'idea.
Parry afferr la maniglia.
Il taxi gir a destra. Sfrecci accanto a due insegne al neon, una gialla e l'altra viola. Era una zona di mercato. In fermento. C'erano delle persone. Troppe. Ma non se ne preoccup.
Fece per abbassare la maniglia.
Altroch disse il tassista. Sua moglie le ha procurato un sacco di guai. Io non la biasimo. Neanche un po'.
La maniglia era abbassata a met. Il sudore gocci sulla lana pettinata grigia. La maniglia era quasi completamente abbassata.
Non ora. E non qui. Ci sono troppi piedipiatti.
...
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CAPITOLO 7.
...
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...
Parry lasci andare la maniglia. Si accasci. Cominci ad ansimare come avesse appena concluso una corsa di tre chilometri e i giudici di gara gliel'avessero annullata, obbligandolo a ripartire subito.
Il tassista chiese,  qui vicino?
Le dar cinquecento dollari sbott lui. Le dar...
Non mi dia niente. Mi dica solo dove deve andare e io le cerco una via buia e deserta per farla proseguire a piedi. E non tenti di colpirmi alla testa, altrimenti mi butto sul marciapiede
e ci fracassiamo contro un muro.
Parry pieg il capo quasi a sfiorarsi le ginocchia. Strinse i pugni e se li premette contro la fronte. Disse Al diavolo, al diavolo. Mi porti alla polizia.
Non faccia cos. Sta andando bene. Alla grande.
No gemette lui. Non funzioner. Lei ha capito al volo, figuriamoci gli altri.
E qui si sbaglia lo riprese il tassista. Gir bruscamente il taxi e lo fece scivolare in un vicolo deserto e molto buio. Verso la met, accost dolcemente. Poggi il braccio sullo
schienale del sedile e si gir a guardare Parry. Le spiego perch. Io sono un tipo fuori dall'ordinario. Non tanto per la vista, ma per il modo in cui mi ficco le cose in testa e ce le faccio restare. E per come le collego. Raccolgo cinque o sei dettagli, li metto insieme e ottengo un quadro completo.
Che sar mai? Parry non si stava rivolgendo al tassista.
Nel peggiore dei casi mi daranno una settimana di isolamento. E mi priveranno dei miei diritti. E della libert sulla parola. Tanto non l'avrei mai ottenuta. Secondo loro sono gi stato fortunato a non finire sulla sedia elettrica. Devo tenerlo a mente... sono fortunato. Sar sempre fortunato per aver evitato la sedia elettrica. Sollev lo sguardo e si accorse che il tassista lo stava fissando. Forza lo incit mi porti alla polizia.
Non mi pare sensato. A meno che lei non pensi di trovarsi bene a San Quentin.
Sicuro. Star bene.  per questo che ci mandano li. Per farci stare bene.
Il tassista sollev un avambraccio, fece leva sul gomito e poggi il viso su una mano. Avrei un'idea migliore. La porto al Ponte. Lei fa un bel salto e se la sbriga in un secondo.
Il Ponte?
Sicuro. Non deve fare altro che saltare e poi sverr mentre precipita.  come andare da un dentista che usa l'anestesia.
Sono giovane obiett Parry, tornando a pensare ad alta voce. Ho tanti anni davanti.
Perch sprecarli a San Quentin?
Che alternative ho?
Mi dica solo una cosa. L'ha veramente fatta fuori?
No.
Io non la vedo cos. Secondo me sua moglie le ha reso la vita un inferno e alla fine lei ha perso la testa, ha preso quel posacenere e l'ha colpita. Ne so qualcosa. Vivo con mia sorella e mio cognato. Vanno proprio d'accordo. Vanno talmente d'accordo che una volta lui le ha lanciato un coltello da pane. Lei l'ha schivato. Cos va il mondo. Se sua moglie si fosse scansata non ci sarebbe stato nessun processo, nessun San Quentin. Ma cos va il mondo. Vuole una sigaretta?
Grazie. Parry accett la sigaretta e l'accese.
Il tassista si riemp i polmoni di fumo e lo esal da un lato della bocca. Mi permetta di farle qualche domanda, tanto per vedere se ho ragione. Com'era lei?
A posto. Non era una cattiva persona. Solo che mi detestava. Ho tentato a lungo di capirne il motivo. Poi siamo arrivati al punto in cui non me ne fregava pi niente. Ho cominciato a uscire. Sapevo che lei faceva altrettanto, quindi non c'era problema. Praticamente non ci parlavamo. Un matrimonio felice.
Perch mai l'ha sposata, allora?
 la solita storia.
Io ho rischiato di farmi accalappiare un paio di volte.
Se si incontra la persona giusta, funziona.
Rimasero qualche minuto in silenzio. Stettero l a soffiare fumo. Dopo un po' il tassista chiese, Dove andiamo?
Non so. Che devo fare?
Tanto non mi ascolter.
S, invece. Ho bisogno di idee. Pi che mai. Idee. Senta, non l'ho uccisa. E se non l'ho uccisa non vedo il motivo di tornare a San Quentin per finirci i miei giorni.
Il tassista si sistem in modo da guardare Parry dritto in faccia. Gli fece un cenno. Si avvicini di qualche centimetro. Vediamo se riesce a fare qualcosa con la sua faccia.
Chi?
Un amico. Il tassista studi il viso di Parry, poi disse:  un tipo in gamba. Sa il fatto suo.
Quanto prende?
Lei quanto ha?
Mille.
Da spendere?
No,  tutto quel che ho.
Prenderebbe intorno ai duecento.
E dopo?
Neanche un centesimo.  un amico.
E lei quanto vuole?
Niente. Il tassista prese un foglietto e un mozzicone di matita da una tasca interna e scrisse qualcosa.
Quanto ci vorr?
Forse una settimana, se non le tocca il naso. L'ho visto all'opera.  bravo. Non penso che le toccher il naso. Secondo me le sistemer la zona intorno agli occhi. Ma non potr restare da lui. Ce l'ha un posto dove andare?
Credo di si.
Il tassista gli porse il foglietto. Parry lo pieg e se lo infil nella tasca della giacca.
Lo chiamo stasera. Forse riesce a sistemarla stanotte. Anzi, sar meglio che lo chiami subito. Ha con s i contanti?
S, ma non so se va bene stanotte. Facciamo cos: lo chiami e gli dica che  quasi certo. Sar l alle due del mattino. Meglio alle tre. Siamo sicuri che il tipo sia a posto?
 a posto fino a quando penser lo stesso di lei. Soddisfatto?
Correr il rischio. Come ci arrivo?
 un vecchio edificio sul Post. Uno di quei palazzi fatiscenti pieni di ufficetti. Il suo  al terzo piano. Sulla sinistra c' un vicolo con una porta di servizio che rester aperta per lei.  uno che lavora veloce, sar fuori prima dell'alba.
Che faccio una volta uscito? Non posso girare per strada coperto di bende.
Niente paura. Ci sar io. Sono pratico della zona, ho gi il percorso in mente. Il vicolo sfocia su un altro vicolo. Mi parchegger li in fondo e aspetter che esca.
Mettiamo che il tipo stanotte sia impegnato.
Vediamo che dice. Intanto muoviamoci. Non voglio che i piedipiatti mi vedano parcheggiato qui. Dove andiamo?
Svolti a destra in fondo all'isolato disse Parry.
Il taxi arriv in fondo alla strada, comp tre svolte a destra, poi gir a sinistra dopo quattro isolati.
Accosti davanti a quel palazzo.
Il taxi arriv a met strada e si ferm.
Quant'?
Due dollari tondi tondi.
Parry gli porse una banconota da cinque. Disse Tenga il resto.
Il tassista gli restitu' un dollaro di carta e uno in moneta.
Avr bisogno di spiccioli. E poi non  il caso che se ne vada
in giro a buttar via i soldi. Allora, per l'appuntamento?
Alle tre in punto.
Bene. Lo chiamo. Ci vada. E ascolti, non smetta mai di
ripetersi che andr tutto bene. Che non ha niente da perdere.
Lei, piuttosto, ha tutto da perdere. Insieme al suo amico.
Non si preoccupi di me e del mio amico. Si faccia trovare
l alle tre. Si concentri su questo.
Parry apr la portiera e scese dal taxi. Si avvi verso l'ingresso
di un caseggiato di terza classe. Senti' il taxi allontanarsi
e si gir per vedere i fanalini di coda che, sempre pi
piccoli, sparivano nel buio in fondo alla strada.
L'atrio dell'edificio era cupo. I residenti guadagnavano in
media quaranta dollari al mese. La moquette era sul punto
di collassare, mentre la carta da parati avrebbe dovuto abbandonare
la partita tanto tempo prima. Affogate nel centro
della sala c'erano tre modeste sedie e un divano. Un tavolinetto,
troppo piccolo per sostenere la lampada antica comprata
a qualche asta di poche pretese. Parry conosceva il
posto e ogni volta che vi capitava si chiedeva perch mai
George Fellsinger insistesse nel restare in quel luogo. Gett
un'occhiata all'interno dalla vetrata della porta che lo confinava
nel vestibolo. Sospir, con la tentazione di andarsene.
Ma non aveva un altro posto dove stare. Lesse i cognomi sul
citofono e quando giunse a Fellsinger premette il pulsante.
Rimase muto. Nessuna risposta alla prima chiamata. Parry
suon di nuovo. Niente. Forse, a ben guardare, era meglio il
Ponte. Non mi merito di subire tutto questo, il vuoto nello
stomaco che si sposta, sale fino al cervello e poi riscende
verso lo stomaco per divorarsi il cuore. Suon ancora e ottenne
un ronzio di risposta. Apr la porta e attravers di corsa
l'atrio, diretto all'ascensore in attesa. Magari di sopra
avrebbe trovato la polizia. E magari no.
L'ascensore lo port al quarto piano. Si precipit lungo il
corridoio e buss alla porta di Fellsinger.
La porta si apr, lui entr nell'appartamento e quella si richiuse
alle sue spalle. George Fellsinger vi si appoggi contro
con le braccia incrociate. Per la miseria.
Aveva trentasei anni e cominciava a perdere i capelli biondi.
Era alto uno e ottanta con il fisico ideale per pubblicizzare
attrezzi da culturisti, il fisico che si ha prima di inviare
il tagliandino d'acquisto per la macchina miracolosa. Gli occhi
azzurri tendevano all'acquoso e il colletto logoro della
camicia inamidata era sbottonato.
L'appartamento era a sua immagine e somiglianza. Una
stanza, un bagno e un cucinino. Il canap ospitava cuscino e
lenzuola e, sparsi in giro, c'erano sei posacenere traboccanti
di cicche, una rivista sul pavimento, con sopra una bottiglia
vuota di ginger ale. Parry capi che dopo aver dato fondo alla
rivista, al ginger ale e alle sigarette, Fellsinger si era addormentato
sul canap. Una tromba giaceva su una delle sedie.
Per la miseria ripet Fellsinger.
Come ti va, George?
Alla grande. Cavolo, Vincent, non mi sarei mai aspettato
niente del genere... Si precipit verso un tavolino, apr
un cassetto ed estrasse una stecca di sigarette. Con l'unghia
del pollice apr la stecca, tir fuori un pacchetto e con la
stessa unghia apr anche quello ed estrasse un fiammifero.
Accese prima la sigaretta di Parry e poi la sua. Infine, torn
ad appoggiarsi alla porta.
Hai visto i giornali?
Come no rispose Fellsinger. E non potevo crederci.
Non ci credo neanche adesso.
C' poco da credere, George. Sono qui. In carne e ossa.
Con un vestito nuovo di zecca?
Parry gli spieg la storia del vestito. Poi risal alla strada,
a come lei gli avesse dato un passaggio. Gli raccont tutto.
Cos non pu andare disse Fellsinger. Devi lasciare la
citt. Lo stato. Il paese.
Dopo. Adesso mi serve una faccia nuova.
Ti roviner. Dammi retta, Vincent, stai sbagliando tutto.
Ogni minuto che sprechi qui in citt ...
Ascolta, George, secondo te ero innocente. Non hai fatto
altro che ripeterlo. Ci credi ancora?
Ovvio.  stato un incidente. Nessuno l'ha uccisa.
Ottimo. Vuoi darmi una mano?
Ma certo. Chiedimi quello che vuoi, Vincent. Far tutto
il possibile. Per l'amor del cielo...
Da quando sono finito dentro ci sono stati grossi cambiamenti
nella tua vita?
Non ti seguo.
Non ricevevi molte persone. Te ne stavi tutto solo quass.
 ancora cos?
Gi. La mia vita  una tristezza, Vincent. Lo sai. Sai che
non ho nessuno. Tu eri il mio unico amico. Gli occhi di
Fellsinger si inumidirono.
Parry non fece caso alle lacrime. Disse, Sono davvero
felice che qui non venga mai nessuno. Questo semplificher
molto le cose. Si tratter solo di una settimana. Fallo per
me, George. Non ti chiedo altro. Fammi stare qui per una
settimana.
Vince, puoi fermarti un anno, anche dieci, se vuoi. Ma
il punto non  questo. Hai detto che lei ti ha dato dei soldi.
Praticamente sei a met dell'opera. Con i soldi puoi viaggiare.
Mentre qui andrai a sbattere contro la polizia. Magari
persino adesso...
Non posso viaggiare con questa faccia. Devo cambiarla.
Ci vado stanotte. Magari al mio ritorno trover la polizia. O
magari no. Me la gioco alla pari.
Fellsinger estrasse un portachiavi dalla tasca posteriore
dei pantaloni. Tolse una chiave da un anello e la porse a
Parry. Apre tutte e due le porte. Ma rimango dell'idea che
stai sbagliando tutto.
Hai niente da bere?
Rum. Di pessima qualit, ma di questi tempi non mi
posso permettere altro.
Rum. Va benissimo.
Fellsinger entr in cucina e ne usc con una bottiglia di
rum e due bicchieri da acqua. Li riemp a met.
L'uno di fronte all'altro, tracannarono il rum.
Ancora non riesco a crederci comment Fellsinger.
Ho avuto un colpo di fortuna. Se fossi stato un anno a
progettarla non sarebbe andata meglio di cos. Il camion era
esattamente dove doveva essere. In giro non c'erano guardie.
Tutto grazie alla fortuna.
E a quella ragazza.
Parry fece per dire qualcosa, ma scopr che le sue labbra
erano sigillate, che le parole si sgretolavano riducendosi a
frammenti infinitesimali. Non voleva parlarne. Rimpianse di
avergli raccontato di lei. Non capiva perch lo avesse messo
a parte dell'intera vicenda, senza tralasciare il suo nome,
l'indirizzo e il numero di interno dell'appartamento. Rimpiangeva
di averlo fatto, senza saperne il motivo. Ma sapeva
che da quel momento in poi non avrebbe pi detto una
parola su di lei, che avrebbe smesso di pensarla.
Fellsinger si distese sul canap. Fin il rum rimasto nel
bicchiere e se ne vers ancora. Parry avvicin una sedia al
canap e si sedette.
E Madge Rapf. Sei sicuro che fosse proprio lei?
Era proprio lei.
Ho passato tutta la vita a cercare di non odiare nessuno.
Ma con lei non ce l'ho fatta. Ricordo che una volta eravamo
nel tuo appartamento io, tu e Gert e poi  arrivata lei. Ho visto
come ti guardava. Ricordo che cosa ho pensato. Ho pensato
che fosse uscita per braccarti e che una volta che ti avesse
catturato ti avrebbe massacrato per poi buttare via i pezzi.
Poi sarebbe andata a cercare i pezzi e li avrebbe rimessi insieme
per strapparli di nuovo. Perch Madge Rapf  fatta cos. E
come mai conosce questa Irene Janney? Cosa c' sotto?
Parry pens che aveva gi rivelato a Fellsinger cosa c'era
sotto. Chiedendosi come mai ora si sentisse tanto reticente,
rispose Non lo so.
Davvero?
George, ti ho gi detto tutto. A questo punto sono nelle
tue mani. Non ho motivo di nasconderti qualcosa.
Fellsinger mand gi un gran sorso di rum. Disse, Mi
piacerebbe dormire con Madge Rapf.
Sei impazzito?
Non capisci. Mi piacerebbe dormire con lei, sempre che
parlasse nel sonno. Penso che mi direbbe tutto ci che voglio
sentire. Penso che ammetterebbe che Gert non ha fatto
nessuna rivelazione in punto di morte. Per la miseria, riuscissimo
solo a dimostrare che ti ha incastrato.
Non penso che Madge mi abbia incastrato. Secondo me
ha detto la verit.
Magari pensava di dire la verit. Magari si  convinta
che Gert abbia proprio detto quelle cose. Le persone come
Madge si abituano a ostentare certi comportamenti, come a
truccarsi la mattina.
Gert mi detestava.
Nient'affatto. Le eri indifferente. E non  la stessa cosa.
Gert ti avrebbe volentieri piantato in asso, solo che non aveva
nessuno da cui andare. Nessuno.
C'erano altri uomini.
Non duravano. Ti avrebbe mollato se avesse trovato
qualcosa di duraturo. E non ti avrebbe mai incastrato, Vince.
Non era una santa, ma non ti avrebbe incastrato.  stata
Madge a rovinarti. Madge voleva accalappiarti. Quando ha
visto che non ci riusciva per un verso, ti ha intrappolato per
un altro.  una gran furba.
Chiss, pu darsi che un giorno o l'altro venga investita
da una macchina.
Preghiamo perch avvenga comment Fellsinger.
Estrasse un orologio massiccio dal taschino dei pantaloni.
Che piani hai?
Devo essere l per le tre.
C' tutto il tempo.
Come va il lavoro?
Come sempre. La solita routine del cavolo. Qualche volta
ho la sensazione che mi stia prosciugando. La settimana
scorsa ho chiesto un aumento e Wolcott mi ha riso dietro.
Volevo centrargli la faccia con uno sputo e andarmene. Prima
o poi lo faccio. Non lo sopporto, Wolcott. Non sopporto
niente di quel posto. Trentacinque dollari a settimana.
Di che ti lamenti?  un ottimo stipendio.
Qualche mese fa sono andato dal dottore. Gli ho chiesto
se sarei in grado di reggere un lavoro manuale. Mi ha risposto
che l'unico lavoro che posso permettermi  quello nel
quale devo stare seduto tutto il giorno senza esercitare i
muscoli. Non immaginavo di essere ridotto tanto male. Mi
ha dato un elenco di regole da seguire, dieta, poche sigarette,
niente alcol e via dicendo. Piuttosto mi butto nella Baia.
Vorrai dire che salti gi dal Ponte!
Come?
Niente.
Proprio niente no. Hai fatto un pensierino sul Ponte.
Evita certe riflessioni, Vince. Sono pericolose.
Sto alla grande. E tutto andr alla grande. Con una faccia
nuova non avr niente di cui preoccuparmi. Non molto,
almeno. E continuer a stare alla grande, fintanto che agir
con circospezione, che rester in me, che avr qualcosa cui
aggrapparmi.
Rimasero seduti a parlare di loro, delle cose che un tempo
avevano condiviso. Della tromba che Fellsinger suonava da
dilettante. Del suo rifiuto di diventare professionista. Delle
sue idee in merito al jazz genuino. Del suo interesse per l'alta
matematica e della sua effettiva incapacit di barcamenarcisi,
della sua convinzione che se avesse posseduto la dote che gli
mancava avrebbe fatto soldi a palate con gli investimenti.
Della sua incapacit di fare qualunque cosa. Della pertinacia
con cui Parry sosteneva che Fellsinger in realt era capace di
concludere qualcosa e che una volta che avesse trovato quel
qualcosa avrebbe fatto strada. Della loro vacanza sul lago
Tahoe qualche anno prima. A pescare, con le due ragazze del
Nevada che volevano imparare. Bottiglie vuote di gin sparse
per tutto il pavimento della baracca. Due settimane meravigliose,
che si erano promessi di ripetere l'estate successiva.
Ma l'estate successiva non erano andati sul lago Tahoe, perch
Parry si era sposato e Gert voleva andare in viaggio di
nozze in Oregon. Voleva visitare il Crater Lake National Park.
Le piaceva la mineralogia. Collezionava gemme. Insisteva
che al Crater Lake National Park si poteva trovare l'opale di
fuoco. Le piaceva, l'opale di fuoco, quello lattiginoso, con le
fiamme verdi e arancioni che fremevano sotto il bianco scintillante.
Non la smetteva di chiedere a Parry di regalarle un
opale di fuoco. Lui non poteva permetterselo, ma gliene compr
uno, comunque. And in una gioielleria del centro che
faceva credito e disse che voleva un anello con un opale di
fuoco. Gli risposero che non ne avevano di disponibili ma che
se fosse ripassato di li a qualche giorno gli avrebbero fatto trovare
qualcosa. Non ne parl con Gert. Voleva farle una sorpresa.
Quattro giorni dopo sarebbe stato il suo compleanno e
lui avrebbe avuto l'opale entro tre. Quando torn alla gioielleria,
trov l'opale di fuoco, una grande gemma montata in
oro bianco con due diamantini ai lati. Gli chiesero novecento
dollari. Parry aveva previsto di spenderne quattrocento e si
disse che l'unica cosa da fare era girare i tacchi e uscire. Poi
pens che l'opale di fuoco avrebbe fatto felice Gert. Al Crater
Lake National Park non ne aveva trovato neanche uno. Il che
aveva guastato la luna di miele. Non faceva altro che ripetere
con quanto ardore desiderasse un opale di fuoco. Parry vers
un anticipo di trecento dollari, che ridusse il suo conto in
banca a cento. Chiese che l'anello venisse impacchettato per
bene. Lo port a casa e il giorno successivo lo offr a Gert
per il suo compleanno. Lei glielo strapp dalle mani. Si spezz
un'unghia per stracciare l'involucro. Parry era nella stanza,
ma Gert sembrava sola con il suo opale di fuoco e la lente
di ingrandimento con cui studi la gemma per venti minuti.
Poi, quando si accorse che c'era anche lui, gli chiese quanto
lo avesse pagato. Lui glielo disse. Gli chiese dove lo avesse
comprato. Le disse anche quello. Lei la mise gi dura. Lo accus
di non avere un briciolo di buonsenso. Aggiunse che la
gioielleria a credito era un covo di truffatori e che nessuno con
un po' di sale in zucca avrebbe buttato novecento dollari per
comprare un opale di fuoco in un posto del genere. Gli disse
di riportare indietro l'anello e di farsi restituire i soldi. Disse
che l'opale era pieno di difetti e che i diamanti erano delle
schegge e che l'anello poteva valere al massimo duecento
dollari. Prese a saltare su e gi e a far chiasso. Lui le chiese di
calmarsi. Lei gli tir l'anello, che lo colp in volto ferendogli
una guancia. Gert cominci a singhiozzare e a strillare e Parry
la implor di calmarsi. Le disse che avrebbe riportato indietro
l'anello e che avrebbe cercato di riavere il suo anticipo. Lei
gli rise in faccia. Il giorno dopo riport l'anello dove l'aveva
comprato, ma non vollero restituirgli l'anticipo. Quando insistette
gli dissero di cercarsi un avvocato. Disse che l'anello
non valeva novecento dollari. Gli risposero di cercarsi un avvocato.
Usc dal negozio sfinito e consapevole di aver perso
trecento dollari. Voleva andare a casa e raccontare a Gert che
aveva recuperato i soldi e che li aveva ridepositati in banca.
Sapeva che non avrebbe funzionato. Non era mai stato bravo
a mentire. Sapeva che Gert aveva ragione. Non aveva un briciolo
di buonsenso. Avrebbe dovuto usare la testa e farsi accompagnare
da lei a scegliere il suo regalo di compleanno.
Aveva assolutamente ragione. Lui non aveva un briciolo di
buonsenso. Se lo aveva trattato in quel modo l'aveva fatto per
il suo bene. Voleva che lui diventasse un signor qualcuno, non
un anonimo nessuno. Qualcuno che lei potesse rispettare. Con
la mano si sfior il taglio sulla guancia. Non lo aveva fatto di
proposito. Era stato per il suo bene. Forse un episodio del
genere sarebbe servito a fargli cambiare vita. Forse da quel
momento in poi avrebbe cominciato a usare la testa e a migliorare
la sua condizione, sarebbe uscito dalla routine dei
trentacinque a settimana nella societ di investimenti. Forse
sarebbe andato tutto per il meglio. Pass in banca a prelevare
cinquanta dei cento dollari rimasti. Entr in una grande gioielleria
di lusso e chiese se avessero niente con un opale di fuoco.
Un tipo vestito di bianco, nero e grigio squadr Parry e
disse che non avevano niente che costasse meno di seicento
dollari. Parry se ne and. Entr in un altro negozio, ma non
avevano niente al di sotto dei settecento. Entr nel terzo, nel
quarto, nel quinto. La pausa pranzo era passata da quaranta
minuti e lui non aveva ancora mangiato. In pi stava maturando
un feroce mal di testa. Decise che non sarebbe tornato
in ufficio senza un opale di fuoco per sua moglie. Entr nel
sesto negozio. Poi nel settimo e nell'ottavo. Il mal di testa era
spaventoso. Entr nella nona gioielleria. Si trattava di una
botteguccia dall'aspetto onesto, che pareva faticare a reggersi
in piedi. Un uomo che aveva passato da un pezzo la settantina
mostr a Parry un anello con un minuscolo opale di fuoco,
montato in argento. Probabilmente era stato in vendita alla
gioielleria fin da quando era stata inaugurata e la gioielleria
doveva avere circa cento anni. Ma era un opale di fuoco e
Gert voleva un opale di fuoco e quando l'uomo disse $97,50,
l'anello fu venduto. Parry trangugi un frapp e torn di corsa
in ufficio. Quando arriv, l'emicrania gli stava spaccando
la testa in due e Walcott gli disse che cos non andava e che,
come non bastasse, ultimamente il suo lavoro non era stato
affatto proficuo e che avrebbe fatto meglio a darsi una regolata
se non voleva ritrovarsi in mezzo a una strada alla ricerca
di un altro impiego. Quando quella sera torn a casa, Parry
cerc di baciare sua moglie, ma lei si ritrasse. Le porse il pacchetto
e le augur buon compleanno. Lei lo apr e guard il
minuscolo opale di fuoco. Rimase a fissarlo per un po', poi lo
lasci cadere a terra. Si infil cappello e cappotto. Parry le
chiese dove stesse andando. Lei non rispose. Usc dall'appartamento.
Parry sent la porta chiudersi di schianto. Si chin a
raccogliere l'anello. Guard la porta chiusa, poi guard l'opale
di fuoco, poi la porta chiusa, poi l'opale di fuoco.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Fellsinger inclin la bottiglia e vers il rum nei bicchieri.
Che ore sono? chiese Parry.
Fellsinger guard l'orologio. L'una e mezza.
Sar meglio che mi avvii. Butt gi il rum.
A che ora sarai di ritorno?
Intorno alle cinque, cinque e mezza, direi. Si infil una
mano nella tasca della giacca ed estrasse la chiave che gli
aveva dato Fellsinger. Ne hai una per te?
Certo. Non so perch, ma ho sempre avuto un duplicato.
Vuoi che ti svegli al mio rientro?
Fellsinger sorrise. Ti prego. Voglio vedere che aspetto hai.
Sar tutto bendato. Un vero disastro.
Svegliami lo stesso.
Detesto dover uscire di qui. Detesto scendere con quell'ascensore
e ritrovarmi per strada.
Non devi andare, se non vuoi. Puoi restare qui. Anzi, ti
dico che faresti meglio a restare. Una volta fuori...
No. Prima o poi mi toccher farlo, quindi tanto vale togliersi
il pensiero. Me lo presti un pacchetto di sigarette?
Scordatelo. Fellsinger prese due pacchetti dalla stecca
e li porse a Parry. Si alz dal canap mentre Parry si alzava
dalla sedia. Gli diede una pacca sulla spalla e disse, Per
l'amor del cielo, Vince, stai attento.
Attento. Attento e fortunato. Non c' altro modo. Adesso
vai a dormire. George. Domani ti aspetta una giornata di lavoro.
Stai attento, Vince, ti prego. Fellsinger accompagn
Parry alla porta. Pos la mano sul pomello, cercando di controllare
il tremito evidente. Ripet Stai attento, Vince.
Parry apr la porta e percorse il corridoio. Chiam l'ascensore
e rimase ad aspettare. L'ascensore arriv. Prima di entrare,
si gir e vide Fellsinger in piedi accanto alla porta
aperta. Sorrideva. Gli fece un piccolo cenno di incoraggiamento.
Ricambi il sorriso e il cenno ed entr in ascensore.
Mentre scendeva, estrasse dalla tasca della giacca il foglietto
ripiegato. Lesse il nome, Walter Coley, e l'indirizzo, Post
Street, e terzo piano - stanza 303. L'ascensore si ferm e
Parry usc dal caseggiato, cammin per due isolati e vide un
vialone con le rotaie. Un tram si stava avvicinando, ma lui
sapeva di non poterlo prendere. Doveva far ricorso a un altro
taxi. Apr uno dei pacchetti di sigarette, si accorse di non
avere fiammiferi, rimise in tasca il pacchetto. Guard sui
due lati della strada e non vide niente che somigliasse a un
taxi. Percorse il vialone, divorato dalla voglia di fumare.
Entr in un negozio di dolciumi. Dietro il bancone c'era una vecchietta.
Una scatola di fiammiferi.
La vecchietta mise due scatole di fiammiferi sul bancone
e disse Un centesimo. Nient'altro?
No rispose Parry. Traffic con gli spiccioli che gli aveva
dato il tassista. La vecchietta lo guardava. Mise una monetina da cinque centesimi sul bancone.
Spicci non ne ha?
Non gli piaceva il modo in cui lo scrutava. Pareva che gli
stesse studiando la faccia. Poi volt lentamente la testa e spost
lo sguardo su un altro punto del negozietto. Lo sguardo di
Parry segu il suo, lo accompagn, lo super freneticamente
arrivando primo, posandosi sulla rastrelliera dei quotidiani
accanto al banco delle caramelle, sulla prima pagina e sull'enorme
foto di Vincent Parry che vi campeggiava. Aspir
meccanicamente l'aria per ritirare le guance e aggrott la
fronte nel tentativo di cambiare fisionomia e quando gli occhi
della vecchietta tornarono a posarsi sulla sua faccia, fece bruscamente
dietrofront per uscire dal negozio.
Ecco il suo resto disse la vecchietta.
Parry si precipit fuori e si allontan rapidamente per la
strada. Quando fu quasi all'angolo dell'isolato si mise a correre.
S'immagin la vecchietta al telefono, con un sergente
di polizia all'altro capo del filo. Corse pi veloce che pot.
Il marciapiede deserto, indistinto nel suo biancore, gli si
srotol incontro nella tarda notte desolata, prima di cedere
il passo all'asfalto nero. In mezzo alla strada si disse che
avrebbe fatto meglio a svicolare, ad abbandonare la via principale.
Mentre svoltava vide avvicinarsi due fari e sent un
clacson. Cerc di scansarsi. Il clacson suon ancora, accompagnato
dai freni che ingaggiavano una lotta con la propulsione
e con la strada, nel tentativo di evitarlo. Poi l'automobile
lo urt e, mentre finiva sotto il paraurti, inghiottito nel
grande cerchio che precede il sonno, Parry constat che era
la prima volta che finiva sotto una macchina.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Una voce disse ...ha girato e mi  venuto dritto addosso.
Un'altra replic, Dovrebbe avere il pieno controllo della
macchina in ogni momento. A che velocit...
Agente, le giuro che non superavo i trenta.
Questo lo dice lei. Adesso vediamo che cosa ha da dire lui. Sta rinvenendo.
Parry sollev il capo e si puntell sui gomiti. Si trov davanti
agli occhi un faccione, un berretto corredato di distintivo
e una giacca piena di bottoni lustri. Il faccione era circondato
da altre facce, ma lui non ci fece caso. Rimase a fissare il poliziotto.
Una voce disse Agente, che io possa morire fulminato
se andavo a pi di trenta. Glielo giuro sulla testa...
D'accordo, se la risparmi per dopo tagli corto il poliziotto.
Sto bene, agente disse Parry. Si alz. Gli faceva male
la nuca. E anche il ginocchio destro. Si port una mano dietro
la testa e tast il bernoccolo. Mosse un paio di passi e gli
altri si scansarono per fargli spazio.
Il poliziotto aveva un nasone carnoso. Anche il mento era
grassoccio. Pass una manona intorno alla vita di Parry e gli
chiese, Sicuro di star bene?
Certo disse lui, liberandosi della stretta. Ho solo dato una gran botta.
Signore ti ringrazio disse una voce e Parry si gir a
guardare un ometto pelato, con un paio di baffi troppo imponenti
per la sua faccia minuscola.
Il poliziotto si rivolse all'ometto. Documenti.
Certo, agente. Subito. Rovist nella tasca posteriore ed
estrasse un portafogli. Era talmente rigonfio che, nella fretta
di aprirlo, l'ometto ne fece uscire un mucchio di carte e documenti
che si sparsero in giro.
Parry insist: Sto bene, agente, Neanche un graffio.
L'ha investita, no?
L'ometto era in ginocchio, intento a raccogliere le carte e i documenti. Sollev lo sguardo e disse, Gliel'ho gi detto, agente. Non andavo a pi di...
Oh, stia un po' zitto! lo interruppe il poliziotto esasperato.
Mi mostri i documenti e basta.
Sissignore obbed l'altro, mentre continuava a radunare le sue carte.
Una voce disse, Meglio chiamare un'ambulanza.
Non serve ribatt Parry. Si chiese se ci fosse un modo
per filarsela. Cont un capannello di nove persone. Di tutte
e nove forse nessuna era in grado di correre veloce quanto
lui. Di sicuro avrebbe seminato il grosso poliziotto.
 ferito? chiese quello.
Assolutamente no. Sto benissimo.
Sicuro?
L'ometto si rialz con il suo raccolto e disse, Se dice che
sta bene, sta bene.
Il poliziotto ribatt E che cosa abbiamo qui, un signor
Sotuttoio? Vediamo i documenti.
Sissignore obbed l'ometto, porgendoglieli uno alla volta.
La patente, il libretto...
Va bene, ce li ho, gli occhi si spazient il poliziotto.
Studi le carte. Fiss l'ometto.
Parry disse, Non  stata colpa sua, agente. Gli sono
praticamente spuntato davanti alla macchina.
 vero, agente.  andata proprio cos. Io stavo...
Procediamo con calma li interruppe il poliziotto. Spinse
indietro il berretto. Guard Parry. Mi sta dicendo che lui non c'entra?
Proprio cos.
Proprio cos, agente insist l'ometto. Io stavo...
Sentimi bene, Max... il poliziotto si risistem il berretto
sulla fronte. La faccenda  di mia competenza e intendo
occuparmene a modo mio. Ci siamo capiti?
Certo, agente.  di sua competenza. Il capo  lei. Ma io volevo solo...
Max, tu devi solo chiudere quella bocca e lasciarmi risolvere
la questione. Si rivolse a Parry. Signore,  sicuro di non essere ferito?
Un tipo disse, Io chiamerei un'ambulanza. Se c' un trauma cranico...
Non c' nessun trauma cranico strepit l'ometto.
E come lo sa? ribatt il tipo.
L'ometto si rivolse al grosso poliziotto, gesticolando verso
Parry. Ha solo un bernoccolo e lo vogliono gi morto e sepolto.
Se dipendesse da me, chiamerei un'ambulanza torn alla carica il tipo.
Il poliziotto lo fronteggi. Ma non dipende da lei. Qui
comando io, a meno che lei non voglia metterlo in dubbio.
Io non voglio mettere in dubbio un bel niente ritorse
l'altro, aggressivo. Ho detto solo che dovrebbe chiamare un'ambulanza.
Il poliziotto gli si avvicin, indicando Parry alle sue spalle.
Conosce quell'uomo?
Parry si stava convincendo che non doveva fare altro che
superare il poliziotto approfittando del vuoto che si era creato
alla sua sinistra. Se fosse riuscito a infilarsi in quello spazio ce l'avrebbe fatta.
Il tipo stava dicendo No.
Bene, allora se non lo conosce, la cosa non la riguarda.
Io sono un rispettabile cittadino si inalber l'altro. Vivo
in questa citt da trentasette anni.
Per me potrebbe anche essere uno dei padri fondatori rintuzz il poliziotto.
Ho i miei diritti insist quello.
Il poliziotto gli si avvicin di un altro passo. Senta,
amico,  tardi. Perch non se ne va a casa a farsi una bella dormita?
Qualcuno rise. Al tipo non piacque. Indic Parry con il
lungo braccio. Quell'uomo... Parry era pronto a scattare.
...quell'uomo potrebbe aver subito un trauma cranico.
E, in quanto tutore dell'ordine, lei ha il dovere di proteggere
gli abitanti di questa citt. Ha il dovere di chiamare un'ambulanza.
Ho detto che sto bene protest Parry.
Il poliziotto si gir verso di lui. Posso sapere il suo nome?
Parry lo guard e disse Studebaker.
Prego?
Studebaker. George Studebaker.
Che importanza ha come si chiama? interloqu l'ometto.
Se non intende sporgere denuncia...
 tutto sbagliato disse il tipo che viveva a San Francisco
da trentasette anni.
Adesso mi stia a sentire si esasper il poliziotto. Sollev
il berretto sulla fronte. Se non la pianta la porto dentro
per intralcio a un pubblico ufficiale nello svolgimento del
suo dovere.
Voglio proprio vedere. Sono un cittadino, io. Un rispettabile
membro di questa comunit. La mia fedina penale  immacolata,
sono proprietario di una casa. Ho una moglie e
quattro figli. Lavoro nella stessa industria da trentadue anni.
Senza mai un ritardo o un'assenza disse una voce.
Un'assenza, si. Sono caduto da una scalinata e mi sono
fratturato la gamba sinistra.
Oh, che peccato disse il poliziotto. Come va la gamba, adesso?
Bene, grazie.
Ottimo. Significa che pu camminare. Vada, vada.
Giusto si immischi l'ometto, mettendosi a fianco del
poliziotto. Se ne vada a casa.
Si faccia gli affari suoi lo aggred l'altro. Lei non 
altro che un ebreuccio traffichino.
L'ometto si irrigid un attimo, poi si pieg all'indietro
come una lastra di acciaio flessibile, e si lanci in avanti con
entrambi i pugni tesi verso la faccia del tipo, ma il poliziotto
lo agguant prima che potesse raggiungere il suo obiettivo.
L'ometto si divincol. Mentre cercava di acchiappare
l'altro, disse, Non potete pi parlarci in questo modo. Non
lo accettiamo pi. Abbiamo smesso di accettarlo. Se mio figlio
fosse qui invece che nel Sud Pacifico, la aprirebbe in
due a mani nude. Lo dovete capire che non potete pi parlarci
in questo modo. Mi lasci andare, agente. Non gli permetter
di cavarsela a buon mercato. Non lo permetter pi
a nessuno di loro. Quand'anche fossero alti tre metri...
Calma, Max lo rabbon' il poliziotto. Non te la prendere.
Invece ce la prendiamo, eccome. Non gli permettiamo
pi di parlarci in questo modo.
Gli astanti guardavano l'altro tizio, che aveva cominciato a
indietreggiare. Il poliziotto gli lanci un'occhiata e disse Bravo,
fatti un giro, perch ho tanta voglia di lasciar libero Max e
se decido di farlo puoi star certo che ti pentirai di tutta la faccenda.
Guarda caso, anche mio figlio era nel Sud Pacifico.
Il tipo che viveva a San Francisco da trentasette anni continu
a indietreggiare girandosi lentamente, fino a dare le
spalle al capannello e ad allontanarsi di buon passo.
Non mi importa quello che succede disse l'ometto. Era
percorso da un tremito. Chiami l'ambulanza, chiami il cellulare.
Non mi importa. Non me ne frega niente.
Una voce disse, Perch non la chiudiamo qui?
Il poliziotto spinse il berretto ancora pi indietro, si gir
verso Parry e disse Senta, Studebaker,  sicuro di star bene?
Assolutamente s, agente. Mi farebbe una cortesia se volesse lasciar correre.
Il poliziotto diede un altro colpo al berretto, rimase li con
la faccia sconcertata, si massaggi il grosso mento con la
grossa mano. Poi risistem il berretto, guard gli astanti e disse D'accordo, chiudiamola qui.
Il capannello arretr per lasciar passare il poliziotto, poi si disperse.
Parry si impose di aspettare, di resistere finch il poliziotto
avesse attraversato la strada. L'ometto gli si avvicin e disse
Grazie, signore. Avrebbe potuto dire che era colpa mia.
Non c' problema rispose Parry, tenendo d'occhio il poliziotto.
Forse, dopotutto, dovrebbe farsi vedere da un dottore. Posso offrirle un passaggio?
No. Comunque, grazie. Aspetti. Va dalle parti di Post?
S. Cio, non proprio, ma ce la porto lo stesso. Ovunque lei voglia andare.
Salirono in macchina. Chiusero entrambe le portiere.
L'ometto tremava ancora e fece spegnere il motore due volte
prima di riuscire a partire. La macchina svolt. Parry tir
fuori un pacchetto di sigarette.
Ne vuole una?
Grazie. Ne ho proprio bisogno.
Parry gli porse un fiammifero, accese la sua, si rilass
sullo schienale e osserv i lampioni che sfilavano veloci
verso la macchina.
Qualche volta mi saltano i nervi.
La capisco.
Perdo talmente il lume della ragione che non mi rendo
conto di quello che faccio. E non mi fa bene. Soffro di pressione
alta. Da anni, ormai.
Parry stava controllando lo specchietto retrovisore.
L'ometto si frug in tasca.
Parry trasse una lunga boccata e si chiese se il faro che li
stava seguendo fosse quello di una motocicletta.
Ecco, tenga disse l'ometto porgendogli un biglietto da
visita. Non sono una gran personalit, ma se dovesse mai
servirle un favore...
Parry guard il biglietto. La luce dei lampioni gli permise
di leggere Max Weinstock, tappezziere. Sicuro di star
bene? si inform l'altro.
S, sicuro. Non mi sono fatto niente.
Ma forse dovrebbe farsi vedere da un dottore, per stare
tranquillo.
No, sto bene.
L'ometto lo guard.
Parry guard lo specchietto retrovisore.
La macchina imbocc un'altra curva, si ferm a un semaforo,
prosegu per tre isolati, si ferm a un altro semaforo, fece
un'altra curva e poi l'ometto chiese A che punto di Post?
Parry estrasse dalla tasca il foglietto ripiegato, lo studi per
qualche secondo. Diede indicazioni all'altro perch lo lasciasse
in una via a un isolato di distanza dalla sua destinazione.
La macchina gir ancora e si diresse a sinistra, verso Post.
Sa mica l'ora? chiese Parry, dimenticando di avere un
orologio al polso.
L'ometto consult il suo. Due e mezza.
Troppo presto.
Presto?
Niente. Riflettevo a voce alta.
L'ometto lo stava fissando. Quando la macchina si ferm
a un altro semaforo, si sporse leggermente in avanti, per poterlo
vedere meglio in volto. Parry tir fuori il pacchetto,
accese un'altra sigaretta e si port il fiammifero davanti al
lato sinistro della faccia. Lanci uno sguardo in tralice, consapevole
del fatto che l'ometto lo stava ancora osservando.
Ebbe la sensazione che sarebbe accaduto in quel preciso
istante, proprio mentre aspettavano che scattasse il verde. Si
disse che Post era abbastanza deserta e se la sarebbe cavata
con l'ometto come aveva fatto con il signor Studebaker.
L'ometto intanto non smetteva di fissarlo e adesso la sigaretta
era accesa e il fiammifero stava per bruciargli le dita.
Lo spense, abbass la mano. L'ometto lo scrutava. Parry
schiocc i denti, gir automaticamente la testa e ricambi
l'occhiata, ma lo sguardo and oltre e si pos su una macchina
di pattuglia della polizia ferma accanto alla loro.
Scatt il verde. La macchina della polizia part.
 verde disse Parry.
L'ometto si gir a guardare il semaforo. Non accenn a
partire.
 verde ripet Parry.
S, lo so. E rimase fermo.
Che c'? chiese Parry.
L'ometto lo guardava.
Andiamo o no?
L'altro si rilass sul sedile, il capo chino, lo sguardo vacuo.
La macchina non parte?
La macchina  a posto.
E allora che c'? Perch non ci muoviamo?
L'ometto guard Parry. In silenzio.
Non capisco disse Parry. Fiss lo specchietto. Poggi le
dita sulla maniglia della portiera. Osserv, Non possiamo
stare fermi in mezzo alla strada. Intralciamo il traffico.
Non ce n', di traffico disse l'ometto, in un sussurro.
E allora perch non partiamo? ripet Parry, afferrando
la maniglia.
L'ometto non rispose. Si era di nuovo rilassato sul sedile.
Di nuovo chin il capo, con lo sguardo vacuo.
Che cos'ha? Si sente male?
No. In men di un sussurro.
E allora che c'? Perch se ne sta li seduto? Che le prende?
Perch sta seduto in quel modo? Che sta facendo? Risponda,
che sta facendo? Che sta facendo?
L'ometto sollev con calma la testa, lo sguardo fisso e ancora perso davanti a s. Poi disse, Sto pensando.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Il semaforo cambi di nuovo.
Parry tent di abbassare la maniglia ma non ci riusc.
Il motore si spense.
Voleva che ripartisse. Metta in moto disse.
L'ometto premette il piede sullo starter. La macchina balz
in avanti e si spense. L'ometto rimise in moto, la macchina
avanz di qualche centimetro.
Non passi col rosso. Aspetti il verde.
L'ometto incroci le braccia sul volante e vi poggi la
testa. Parry forz un poco la maniglia che si mosse leggermente,
poi tolse la mano, chiedendosi perch, perch non
fosse ancora sceso da quella macchina.
Verde.
Bene,  verde. Partiamo.
L'ometto sollev la testa, guard prima il semaforo, poi
Parry. Ingran la prima e lasci andare la frizione. Attravers
l'incrocio girando piano il volante e accost al marciapiede.
Parry rimise le dita sulla maniglia. Guard l'ometto e
chiese, Perch ci siamo fermati?
Voglio darle un'occhiata.
Come?
Voglio darle una bella occhiata.
Si fronteggiarono e la mano destra di Parry si irrigid lentamente,
fino a stringersi in un pugno. Il pugno tremava. Si
domand se avrebbe trovato la forza di compiere l'atto.
L'ometto si inform: Sicuro di star bene?
Non sono stato io. Non sono stato io e l non ci torno.
Non torna dove?
Non ci torno.
L'ometto si port la mano alla fronte e se la massaggi,
poi massaggi gli occhi, come se avesse mal di testa. Disse,
Nessuno ha detto che era colpa sua.  stato un caso. Un
incidente.
Giusto.  quello che gli ho detto io. Un incidente.
L'ometto avvicin il volto a quello di Parry e dichiar,
Non mi pare proprio che lei stia bene.
Parry nel frattempo cercava di restare in equilibrio su un
enorme barile che rotolava veloce facendolo cadere. Si sent
chiedere Che intende fare, adesso?
E sent l'ometto che gli rispondeva Penso che sarebbe
meglio fare un salto in ospedale.
Il barile smise di rotolare. Parry ribatt: Non deve preoccuparsi.
Non posso farne a meno. Mi far la cortesia di andare
da un dottore?
Parry stava trafficando con la maniglia. La abbass e fece
per uscire dalla macchina. Certo disse. Poi la portiera si
apr, lui scese, e la portiera si richiuse. Quando scatt il verde
la macchina si allontan.
Mise in moto le gambe. Il dolore alla testa si andava
smorzando, riusc a respirare, a camminare e a pensare liberamente.
Tutta la vicenda cominciava a prendere la giusta
piega. Adesso aveva il controllo della situazione e tutto giocava
in suo favore. Tutto. E, fino a quel momento, tutti. A
cominciare da Studebaker, anche se il suo sostegno era stato
involontario. Poi era toccato al poliziotto che aveva sbirciato
distrattamente sotto la coperta. Nel caso di Irene, era
stata una sua libera scelta, le cui motivazioni restavano un
gigantesco punto interrogativo, a dispetto delle cose che lei
gli aveva raccontato. Con il tassista si era trattato di carit
umana. Con George Fellsinger, di amicizia. Quanto alla vecchietta
nella pasticceria, la sua pessima vista aveva giocato
un ruolo determinante, perch se fosse stata in grado di sbirciare
un tantino meglio, avrebbe confrontato la sua faccia con
quella sulla prima pagina. E sapeva che non lo aveva fatto,
altrimenti avrebbe visto sfilare una processione di macchine
della polizia davanti alla scena dell'incidente, a pochi isolati
dal negozietto. Con Max era stato quello che lui stesso aveva
definito un puro caso. Era meglio dimenticare quella storia,
perch ormai non contava pi niente e lui doveva cancellare
ci che non contava. Si ricord dell'orologio che
aveva al polso e le lancette gli indicarono le 2,55.
Estrasse il foglietto dalla tasca, controll l'indirizzo, lo ripose
e acceler il passo. Fu l in pochi minuti. Osserv le finestre
di un fatiscente edificio di quattro piani. Erano buie,
tranne che per il riflesso della debole luce dei lampioni che
illuminava lo sporco dei vetri. Il vicolo che costeggiava l'edificio
lo stava aspettando, nero come la pece. Lo imbocc.
Si biforcava a destra verso il retro dell'edificio. Segu la
biforcazione e raggiunse la porta. La tocc. Tocc il pomello.
Lo gir. Apr la porta.
Entr e se la chiuse alle spalle. Una flebile luce verdognola
lo accolse traballando gi per le scale da uno dei piani
superiori. Il posto era vecchio e abbandonato. Parry si avvicin
alle scale e permise alla luce verdognola di illuminargli
il quadrante dell'orologio. Le lancette dicevano 2,59. In perfetto
orario. E pronto. Sal.
La luce verdognola non veniva dal primo piano, n dal
secondo. Si irradiava da una lampadina che penzolava al
terzo piano e rivelava diversi pannelli di vetro screziato sulle
porte scheggiate. C'era una societ pubblicitaria, un editore
di testi mistici e una ditta che rispondeva al nome di
Excelsior Enterprises. Parry percorse il corridoio. Arriv
davanti a un pannello che recitava: Walter Coley. E sotto:
Chirurgo plastico. Dall'altra parte del vetro si indovinava un
bagliore giallo.
Parry buss.
Sent dei passi, un parlottio. Poi altri passi e la porta si
apr, rivelando il tassista. Che stringeva tra i denti mezzo
sigaro spento.
Come butta? si inform.
Alla grande.
Si fece da parte per lasciarlo entrare, poi chiuse la porta.
La stanza aveva l'ambizione di essere una sala d'attesa. Ma
non era altro che una vecchia camera con qualche sedia, un
tappeto consunto e la carta da parati cadente. La luce gialla
proveniva dall'altra stanza. Il tassista fece strada, apr la
porta ed entr, seguito da Parry.
Un'altra vecchia camera. Piccolissima. C'era una sedia da
barbiere di seconda mano che doveva avere quindici anni.
Un grosso lavandino e tre armadietti a vetri pieni di forbici,
bisturi, pinze e diversi altri strumenti concepiti per penetrare
la carne. C'era un uomo basso e magro, che si aggirava
intorno ai settanta, con i capelli candidi, la pelle chiara da
bambino e gli occhi di un pallidissimo celeste. Indossava
una camicia sportiva bianca, aperta sulla gola, e dei pantaloni
bianchi di cotone tenuti su da una cintura bianca. Spost
lo sguardo dalla faccia di Parry al tassista.
Quello ciancic il sigaro e disse Allora, Walt, che ne
pensi?
Coley si port una mano alla mascella, sostenendosi il
gomito con l'altra. Pos nuovamente gli occhi sul volto di
Parry e disse, Perlopi intorno agli occhi. E alla bocca. Poi
le guance. Il naso non lo tocco.  un bel naso. Sarebbe un
vero peccato romperlo.
Dovr tornare?
No. E comunque non vorrei mai che lo facesse. Sto correndo
gi un grosso rischio. Si rivolse al tassista. Sam, qui
non mi servi. Vai di l e leggiti una rivista.
Il tassista usc e chiuse la porta.
Coley indic la vetusta sedia da barbiere. Parry si accomod
e Coley armeggi con un pedale per abbassarla. La sedia
si assest su una posizione leggermente obliqua e Coley le
avvicin una lampada che punt sulla faccia di Parry, prima
di tirare una catenella. La lampada lo inond con un raggio
perlaceo.
Chiuse gli occhi. Il poggiatesta coperto da un asciugamano
era troppo duro a contatto con il suo cranio. La sedia era
scomoda. Gli sembr di essere steso su una ruota di tortura.
Sent scorrere dell'acqua, apr gli occhi e vide Coley in piedi
davanti al lavandino che si passava una schiuma sulle
mani diafane. Rimase li per cinque minuti abbondanti. Poi
agit le mani per scuotere l'acqua e le tenne sollevate, con
le dita curvate verso di lui mentre tornava alla sedia e gli
scrutava la faccia.
Ci vorr molto?
Novanta minuti. Precisi.
Pensavo servisse pi tempo.
Coley si chin ulteriormente per studiargli la faccia, poi
disse, Ho un mio metodo. Perfezionato dodici anni fa. Si
basa sull'idea che bisogna dire pane al pane. Io non giro intorno
alle cose. I soldi, ce li ha?
S.
Sam dice che si pu permettere duecento dollari.
Li vuole ora?
Coley annu. Parry prese le banconote dalla tasca, ne scelse
due da cento e le pos sull'armadietto vicino alla sedia.
Coley guard i soldi. Poi guard la faccia di Parry.
Parry disse: Sono un vigliacco. Detesto soffrire.
Chi non lo ? Il coraggio non esiste. Esiste la paura. La
paura di ferirsi e di morire. Ecco perch il genere umano
dura da tanto. Ma questo non le far male. Le addormenter
la faccia. Vuole darsi un'occhiata?
Si.
Si sollevi a sedere e getti uno sguardo a quello specchio.
Coley indic uno specchio in cima a uno degli armadietti.
Parry si contempl.
 una bella faccia. E lo sar anche di pi quando avr
finito. E sar anche molto diversa.
Parry torn a sdraiarsi. Richiuse gli occhi. Sent scorrere
l'acqua. Non li riapr. Sent un tramestio di oggetti metallici,
il rumore di un cassetto che veniva aperto e richiuso, il
tintinnio dell'acciaio contro l'acciaio, l'acqua che scorreva
ancora. Poi cominciarono a succedere delle cose alla sua
faccia. Prima fu strofinata con una specie di unguento, che
venne cosparso e poi ripulito. Gli arriv un odore di alcol,
sent che gli veniva tamponato sul viso. Poi l'acqua riprese
a scorrere. Ancora il tintinnio dell'acciaio, ancora cassetti in
movimento. Cerc di sistemarsi meglio sulla sedia. Decise
che Coley non sarebbe mai riuscito a finire il suo lavoro in
novanta minuti. Che non sarebbe stato in grado di cambiargli
i connotati al punto da renderlo irriconoscibile. Che era
un'operazione insensata e che ne avrebbe ricavato soltanto
una quantit di deturpazioni che lo avrebbero trasformato in
un mostro per il resto della vita. Si chiese quante altre facce
Coley avesse rovinato. Decise che la sua sarebbe stata orrenda
ma che la gente lo avrebbe riconosciuto lo stesso e si
chiese come diavolo fosse finito in quella messinscena da
ciarlatani a San Francisco, quando da San Francisco sarebbe
dovuto scappare a gambe levate. Decise che l'unica mossa
che gli restava era saltare su dalla sedia e filare di corsa
da quello studio, senza voltarsi indietro.
Rimase seduto. Sent un ago che gli penetrava la faccia,
per poi praticargli un secondo foro in un altro punto. Continuava
a conficcarsi in profondit. Cominci a provare una
strana sensazione sul viso. Il metallo si scontrava con la carne,
la premeva, la incideva. Non c'era dolore, nessuna percezione,
se non quella del metallo nella carne. Metallo di
diverse forme. Non riusciva a capire, ma prefer tenere gli
occhi chiusi durante l'intervento.
Che prosegu. Ogni minuto che passava portava qualcosa
di nuovo sulla sua faccia. Si abitu gradualmente all'acciaio nella carne. Fu come se avesse gi vissuto mille volte la
stessa esperienza. Adesso la sedia cominciava a risultargli
comoda e la sua testa ospitava una sontuosa spossatezza che
aumentava sempre pi. Cap che si stava addormentando.
Non se ne preoccup. La manipolazione dell'acciaio contro
il viso e nella carne assunse un ritmo che, mescolato alla
spossatezza, form un'enorme, pesantissima palla che rotolava
su e gi portandolo con s, prima seduto in cima, all'esterno,
poi inglobandolo e facendolo girare lungo il suo
percorso. Si addorment.
Fece un sogno.
Sogn di essere tornato ragazzo a Maricopa, in Arizona.
Un ragazzo di quindici anni che correva su una strada annerita.
Era solo, e alla fine arrivava in un posto dove una donna
si esibiva in un numero al trapezio. Indossava un costume
aderente di raso arancione acceso che la copriva dal
collo alle caviglie. I capelli erano arancione scuro. Aveva
gli occhi grigiastri e la pelle abbronzata, del colore innaturale
conferito dalla lampada a ultravioletti. Poteva essere
alta uno e sessanta ed era molto magra, per niente attraente,
anche se il suo viso non era brutto. Semplicemente, non era
una donna attraente. Ma era un'acrobata incredibile. Gli sorrise.
Port il trapezio molto in alto e si stacc con un volteggio.
Comp tre lenti salti mortali all'indietro elevandosi,
girando e riscendendo a prendere il trapezio che tornava
ondeggiando. Nei tre cerchi sotto di lei gli elefanti si sollevarono
sulle zampe posteriori e guardarono in alto pieni di
ammirazione. Il trapezio ondeggi ancora e lei torn a staccarsi,
salendo, salendo sempre pi, fin quasi a toccare il soffitto
del tendone, prima di compiere nuovamente la splendida
serie di salti mortali all'indietro che la riportarono sul
trapezio. Lass in alto era minuscola, ma si fece pi grande
man mano che si avvicinava. Scese dal trapezio e scivol
gi lungo una pertica. Fece la riverenza agli elefanti e al
pubblico. Gli and incontro. Lui le disse che era stata fantastica
sul trapezio. Lei gli rispose che non era affatto difficile,
che ci sarebbe riuscito chiunque. Persino lui. Lui neg di
poterlo fare. Disse che aveva paura. Lei rise e gli disse che
era sciocco aver paura. Lo prese per un braccio e lo guid
fino alla pertica. Il raso arancione acceso era pelle in fiamme
sul suo corpo sottile. Apr la bocca per ridergli in faccia
e gli mostr tante otturazioni d'oro. Lui la scongiur di farlo
scendere da quell'altezza vertiginosa, da quel pericolo ondeggiante.
Il trapezio tocc il limite estremo del suo arco e
lei si stacc, portandolo con s, e salirono compiendo insieme
il salto mortale all'indietro, si elevarono e volteggiarono,
mentre lui cercava di divincolarsi e lei rideva e lui lottava fino
a staccarsi. Cominci a ridiscendere da solo. Veloce, a capofitto
con lo sguardo fisso sulla segatura, sulle facce e sui
colossali elefanti color verde smorto che si avvicinavano
sempre pi. Laggi stavano cercando di aiutarlo. Stavano
tentando di sistemare una rete per catturarlo. Ma prima che
la rete fosse fissata lui li raggiunse, li super e atterr di
faccia. L'impatto fu una martellata, il dolore gli distorse il
viso, gli colpi la nuca e rimbalz allargandosi su tutto il volto.
Si ritrov disteso di schiena, le braccia spalancate, le
gambe divaricate, a restituire lo sguardo degli astanti. Il dolore
era insostenibile, lui gemeva e la folla lo compativa.
La scorse lass in alto. Il raso arancione piroett e saett
mentre lei si staccava per compiere un altro salto mortale
all'indietro. Riafferr magistralmente il trapezio e bench
fosse lass, il suo viso era molto vicino e lui vide che rideva
mentre le otturazioni d'oro le scintillavano nella bocca
spalancata.
Il dolore era insostenibile. Era bruciante e, al di l di esso,
percep una forte pressione sul viso. Apr gli occhi. Guard
Coley.
Fatto disse lui.
Il tassista se ne stava in piedi al suo fianco con un nuovo
sigaro in bocca.
Coley era a braccia conserte, abbass lo sguardo su Parry
e disse, Non si muova per un po'. Non cerchi di parlare.
Non apra la bocca. L'ho bendata completamente. Ho lasciato
una piccola apertura davanti alle labbra, per mangiare.
Utilizzer una cannuccia di vetro e potr ingerire qualsiasi
liquido. Fumer utilizzando un bocchino. Ma non deve assolutamente
muovere le labbra o tentare di parlare. Toglier
le bende tra cinque giorni. A quel punto si guarder allo
specchio e vedr un volto nuovo. Sar ben rimarginato, potr
radersi.
Parry si rivolse a Coley con lo sguardo.
Nessuna cicatrice. Questo  stato il mio capolavoro assoluto.
E avevo gi fatto parecchie belle cose sulle facce
della gente. Ho utilizzato tutta la mia esperienza per nascondere
le cicatrici.
Il dolore scavava e premeva e scavava. Gli bruciava in volto
e cominci a sentirlo anche sulle braccia. Guard Coley.
Con gli occhi fece un'altra domanda.
Le ho tolto la giacca e rimboccato le maniche della camicia.
Sono intervenuto sotto le braccia. Vicino alle ascelle.
Dove la pelle  in eccesso. L'ho asportata e trapiantata
sul viso. Ora le chieder una cosa e se la risposta sar affermativa
dovr annuire molto lentamente. Ha un posto
dove andare?
Parry annu lentamente.
E qualcuno che l'assista?
Annu di nuovo.
Bene. Quando sar l potr comunicare usando carta e
matita. Adesso, la prescrizione: dovr dormire supino. Si
faccia legare le mani a qualcosa, cos non riuscir a girarsi.
Di giorno voglio che se la prenda comoda. Si sistemi da
qualche parte a leggere o a sentire la radio o a fare qualche
solitario. Tenga la mente e, soprattutto, le mani lontane dalla
faccia. Tra un paio di giorni comincer a pruderle, ma per
quanto il prurito sia insostenibile, non deve assolutamente
toccare le bende. Ora pu tirarsi su.
Parry si sollev a sedere. Si alz dalla sedia. La camicia
aveva qualche bottone slacciato, le maniche arrotolate. La
parte superiore delle braccia era bendata. Se le guard, poi
guard Coley, che annui. Srotol le maniche e allacci i polsini.
Si riabbotton la camicia, sistem la cravatta e si infil
la giacca. Poi si avvicin allo specchio e si diede un'occhiata.
Vide gli occhi e il naso, e un forellino davanti alla bocca.
Vide buona parte della fronte, le orecchie e i capelli. Il resto
era una fasciatura bianca, garza candida e spessa sul viso,
giri di cerotto che accompagnavano le bende dietro la testa.
Le bende a loro volta scendevano sotto il mento e intorno
alle mascelle, per poi ritornare ad avvolgere il collo.
Coley lo affianc. Sotto la fasciatura c' un bell'impasto
di cera e di sostanze appiccicose. Per adesso  duro, ma
entro un paio di giorni si sar ammorbidito e si modeller
nei suoi nuovi connotati.
Parry consult l'orologio. Diceva 4,31. Fiss Coley.
Novanta minuti. Gliel'avevo detto osserv quello.
Faremmo meglio a muoverci lo sollecit il tassista.
Parry guard Coley e gli porse la mano. Coley la strinse
e disse, Forse  colpevole o forse no. Non lo so. Sam insiste
sulla sua innocenza e lui lo conosco da tanto tempo. Mi
fido molto delle sue opinioni.  soprattutto per questo che
ho accettato di compiere l'intervento. Se l'avessi ritenuta un
killer di professione non ne avrei voluto sapere. Ma le cose
stanno cos: le ho dato un nuovo volto in cambio di duecento
dollari. Punto. Non conservo un archivio dei miei pazienti,
n mi sforzo di ricordare i nomi. Una volta che sar uscito
di qui, io e lei non avremo pi niente a che fare.
Parry guard il tassista. Il tassista and alla prima porta,
l'apr, si avvi alla seconda, apr anche quella e controll il
corridoio. Poi si gir, fece un cenno a Parry e uscirono insieme,
percorsero il corridoio e scesero le scale. Si ritrovarono
nel vicolo, ne raggiunsero un secondo che sfociava
sulla via secondaria dov'era parcheggiato il taxi. Salirono,
chiusero le portiere e l'auto part.
Il tassista si infil in una serie di strade laterali con perizia,
senza correre e senza perdere tempo. Parry si rilass sul
sedile e chiuse gli occhi. Era molto stanco. E felice di avere
un posto dove andare e un amico pronto a dargli una mano.
Il dolore continuava a scavargli il viso e a martellargli le
braccia, ma non ci fece caso. Aveva un posto dove andare.
Aveva Fellsinger. Aveva una nuova faccia. Finalmente gli
si presentava uno straccio di possibilit.
Il taxi si ferm.
Parry guard dal finestrino. Erano arrivati.
Il tassista si gir e gli chiese: Come va?
Parry annu.
Ce la fa da solo?
Parry annu ancora. Estrasse le banconote, prese cinquanta
dollari e glieli porse. Quello guard i soldi e fece per restituirglieli.
Parry scosse il capo.
Non l'ho fatto per denaro.
Parry annu. L'altro tent nuovamente di restituirgli la
banconota. Parry scosse il capo.
Sicuro di farcela?
Parry annu. Fece per aprire la portiera. Il tassista gli sfior
il polso. Disse, Noi non ci siamo mai visti. Non ci incontreremo
mai pi. Lei non conosce il nome delle persone
che le hanno sistemato la faccia. Anzi, mettiamola cos. Questa
 la sua faccia da sempre. Lei non ha mai subito un processo.
Non  mai stato a San Quentin. Non ha mai avuto una
moglie. E noi non ci siamo mai visti. Che gliene pare?
Parry annu.
Il tassista concluse: Grazie per la mancia, signore.
Parry scese dal taxi, che ingran la prima e si allontan.
Si avvi all'ingresso del caseggiato, entr e dalla tasca del
cappotto estrasse la chiave che gli aveva prestato Fellsinger.
Apr la porta interna. In ascensore si chiese se Fellsinger
avesse un bocchino a portata di mano. Provava un gran bisogno
di fumare. L'ascensore si arrampic per quattro piani
e si ferm. Parry attravers il corridoio. Si chiese se
Fellsinger avesse una cannuccia di vetro a portata di mano.
Si chiese che effetto gli avrebbe fatto sorbire rum con una
cannuccia. Rimpianse che Fellsinger non avesse del gin.
Aveva voglia di gin e di una sigaretta. Temeva che per
quella notte di dormire non se ne sarebbe parlato. Arriv
davanti all'appartamento, infil la chiave nella toppa, la gir, apr ed entr.
L'interno era buio, ma la luce sul pianerottolo gli permise di individuare l'interruttore sulla parete accanto alla porta.
Accese e chiuse l'uscio dando le spalle alla stanza. Poi si volt lentamente. Guard Fellsinger.
Era disteso a terra con la testa fracassata.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
C'era sangue addosso a Fellsinger, sangue sul pavimento.
In pozze e svolazzi. In macchie. Pi grandi vicino al corpo e
sempre pi piccole man mano che si allontanavano. A chiazze
sui mobili e a strisce su una parete. C'erano la sua lucentezza
cardinale e il suo odore, accompagnati dalla netta sensazione
che fosse scaturito dal cranio esploso di Fellsinger per
perdersi in una danza e andarsi a posare ovunque gli fosse piaciuto.
Era rosso cupo, quello coagulato nelle cavit del cranio.
Di un pallore luminoso, quello che macchiava la campana
della tromba abbandonata accanto al corpo. La campana
era lievemente ammaccata. Gli spruzzi avevano colorato di
rosa i tasti madreperlati dei pistoni della tromba.
Fellsinger era a pancia in gi sul pavimento, ma la faccia
era girata di lato. Aveva gli occhi spalancati e le pupille rivolte
in alto mostravano il bianco. Come se cercasse di guardarsi
alle spalle. Magari voleva vedere quanto era grave la ferita, o
chi gli stava martellando il cranio con la tromba. Aveva la
bocca socchiusa e la punta della lingua penzolava di traverso.
Senza parlare, Parry disse, Ciao, George.
Senza parlare, Fellsinger rispose, Ciao, Vince.
Sei morto, George?
S, direi.
Perch sei morto, George?
Non lo so, Vince. Mi piacerebbe tanto potertelo spiegare,
ma non lo so.
Chi  stato, George?
Non lo so, Vince. Guardami. Guarda che mi  successo.
Non  orribile?
George, non sono stato io. Lo sai.
Ma certo, Vince. Certo che non sei stato tu.
George, non crederai che sia stato io?
Lo so che non sei stato tu.
Io non ero neanche qui, George. Non posso essere stato
io. Perch mai avrei dovuto ucciderti? Eri un mio amico.
Gi. Ero un tuo amico.
Eri il mio migliore amico. Un vero amico, sempre.
Tu eri il mio unico amico, Vince. L'unico.
Lo so bene, George. E so che non ti ho ucciso io. Lo so
lo so lo so lo so lo so.
Non fare cos, Vince.
George, dimmi che non sei morto sul serio.
Ahim, Vince. Sono bell'e morto. Sul serio, Vince, sul serio.
Morto stecchito. Non avrei mai pensato di diventare uno
importante, ma adesso lo sar. Andr su tutti i giornali.
Diranno che ti ho ammazzato io.
S. Lo diranno, eccome.
Ma non sono stato io.
Lo so, Vince. So che non sei stato tu. E so chi  stato,
ma non te lo posso dire perch sono morto.
George, che cosa posso fare per te?
Niente. Non puoi fare niente. Sono morto. Il tuo amico
George Fellsinger  morto.
George, secondo te chi  stato?
Ti ho spiegato che lo so per certo, ma non te lo posso
dire.
Dammi un indizio. Un'idea.
Vince, non posso darti niente. Sono morto.
Magari se mi guardo un po' in giro trovo qualcosa.
Non farlo, Vince. Resta fermo dove sei. Se calpesti il
sangue rischi di lasciare delle orme.
Le orme non faranno nessuna differenza. Appena ti troveranno,
diranno che sono stato io.
Gi, lo diranno, eccome. Non ci puoi fare niente. Ma se
gli lasci anche le orme, butti tutto alle ortiche. Voglio dire, se
troveranno le orme avranno ben pi di una semplice congettura.
Avranno te, perch sono in grado di analizzare le orme,
di risalire al negozio in cui sono state comprate le scarpe. E in
questo modo arriveranno a lei. E se arrivano a lei, arrivano
anche a te, perch senza di lei tu non puoi agire.
George, non posso tornare a casa sua.
Che significa? Ci devi tornare, sissignore. Non hai nessun
altro posto dove andare. O sbaglio?
Non lo so, George. Non lo so. Ma da lei non ci posso
tornare.
Per la miseria.
Non ce la faccio, George. Non ci riesco, a tornare da lei.
Non posso coinvolgerla un'altra volta.
Ma ti vuole aiutare, Vince.
Perch? Tu come la vedi? Perch mi vuole aiutare?
 dispiaciuta per te.
Non basta. C' dietro qualcos'altro. Ma che cosa?
Non lo so, Vince.
 Non posso tornare da lei.
Devi. Devi restare li per cinque giorni. Hai bisogno di
qualcuno che ti accudisca finch non togli le bende. Poi,
quando verr il momento, te ne andrai una volta per tutte.
Avrai una faccia nuova di zecca. Una vita nuova di zecca.
Hai sempre desiderato viaggiare. Visitare posti. Ricordo le
cose che dicevi. Quanto sarebbe stato bello partire. Lasciare
tutto. Quanto ci restavo male, quando dicevi quelle cose,
perch mi pareva che la nostra amicizia fosse un bene prezioso,
una cosa speciale tra persone comuni come te e me.
Quanto speravo di vedermi incluso nei tuoi piani di fuga. Lo
sapevi. Sapevi quello che provavo. E avevo la sensazione
che se alla fine fossi riuscito a partire, mi avresti portato con
te. In quella citt di mare in Spagna. O in quel posto in Per.
Come si chiamava, Patavilca?
S. Patavilca.
Patavilca, in Per. In fuga dalle nostre gabbie in ufficio,
alla societ di investimenti. Dalle gabbie dei nostri appartamenti
di terz'ordine. Via, lasciandoci tutto alle spalle, puntando
dritti verso Patavilca, in Per. Senza nient'altro da fare che
rosolarci al sole e dormire sulla spiaggia. Sull'opuscolo si vedeva
la spiaggia. Era bellissima. E si vedevano le strade e le
case. Le stradine e le casette sotto il sole. Aspettavo solo che
lo dicessi. Che dicessi, facciamo le valigie e partiamo.
Perch non l'hai detto tu, George? Perch non hai preso
il toro per le corna? Avrei evitato il processo. Ci saremmo
risparmiati tutti questi guai.
Tu lo sai, il perch. Mi conosci. Quelli come me non
valgono molto. Niente passione. Niente spina dorsale. Pesi
morti che aspettano di venir portati a spasso in luoghi in cui
vorrebbero andare ma che non sono in grado di raggiungere
da soli. Perch andare da soli ci spaventa. Ci spaventa la
solitudine. Perch non siamo capaci di affrontare gli altri, di
parlare con loro. Perch non sappiamo come fare. Non sappiamo
gestire la vita e non abbiamo la pi pallida idea di
come spassarcela. E abbiamo paura senza sapere di che cosa,
ma non per questo smettiamo di aver paura. Noi.
Ma tu avevi delle idee, George.
Avevo delle idee che mi sembravano grandiose. Ma mi
spaventava metterle in pratica. Una volta eri qui con me e io
ho concentrato in un riff di tromba tutto il mio atteggiamento
verso la vita. Mi hai detto che era una specie di raggio
cosmico, partito da miliardi di chilometri di distanza, rimbalzato
sulla luna, penetrato nel mio cervello e fuoriuscito
dalla tromba. Hai detto che avrei dovuto trarne qualcosa, da
idee del genere. E io sono stato d'accordo, ma non ho fatto
niente, perch avevo paura. E adesso sono morto.
Penso che a questo punto farei meglio ad andare.
S, Vince. Vai. Va' da lei.
George, ho paura.
Va' da lei. Resta li cinque giorni. Poi raggiungi Patavilca,
in Per. Rimanici per tutta la vita.
Non riesco a pensare di partire.
Pensaci, invece. Fallo. Devi andare via e non tornare pi.
Vorrei tanto sapere chi ti ha ucciso.
Che cosa cambia? Sono morto, ormai.
Cambia eccome. Proprio perch sei morto. E diranno
che ti ho ucciso io, come hanno detto che ho ucciso lei. E io
ho detto che non l'avevo uccisa. Che era stato un incidente.
Ho continuato a ripeterlo, ci credevo. Ho sempre creduto
che fosse caduta sbattendo la testa contro il posacenere. Ma
a questo punto non ci credo pi. Adesso so che qualcuno
l'ha uccisa e che quel qualcuno ha ucciso anche te.
Sei curioso, Vince. E ti stai arrabbiando. Cos non va.
Non ti puoi permettere di essere curioso o arrabbiato. Devi
concentrarti sulla tua fuga, e basta. Vai, ora.
Addio, George.
Parry spense la luce. Usc dall'appartamento e chiuse piano
la porta. Aveva le gambe rigide mentre attraversava il corridoio.
In ascensore sent che stava per svenire. Si accasci
contro la parete e cominci a scivolare verso il basso e quando
le ginocchia cedettero si puntell con le mani e resistette.
Per strada cerc di camminare velocemente, ma le gambe
erano rigide, non gli obbedivano. Il dolore al viso si mescolava
al dolore alle braccia. Aveva voglia di buttarsi a dormire
sul marciapiede. Continu a camminare. Consult l'orologio
e vide che erano da poco passate le cinque, poi sollev lo
sguardo e scorse il mattino nascente che cominciava a filtrare
dal nero setaccio. Percorse la strada deserta e tranquilla.
Copr quasi due chilometri, consapevole del fatto che ne
mancavano altrettanti. Non pensava di farcela. Arriv un
taxi, lui si gir e vide che il tassista lo stava guardando. Fu
tentato di fermarlo, ma sapeva di non poterselo permettere.
Non in quel momento. Non a quel punto. Il taxi rallent, in
attesa di un suo gesto. Lui continu a camminare. Guardando
dritto davanti a s, sapendo che il tassista stava studiando
la testa fasciata con crescente curiosit. Continu a camminare.
Il taxi acceler, arriv in fondo alla strada e gir.
Il marciapiede fu inondato dalla luce grigia che cadeva dal
cielo nero. Parry super un alberghetto, poi si ferm a contemplare
l'insegna. Fu tentato di entrare e prendere una stanza.
Era tanto stanco. Il dolore era terribile. Era tanto, tanto
stanco.
Continu a camminare. Adesso andava veloce, in corsa
contro il mattino. Sapeva che stava rischiando moltissimo,
che se non fosse arrivato presto si sarebbe esposto completamente.
Sapeva di non poterselo permettere e continu a
camminare di fretta. C'era quasi. Mancava poco. Calcol il
percorso. Ancora tre isolati, si disse. Sapeva che erano di
pi, almeno sei o sette. Non pensava di poter reggere per sette
isolati. Erano troppi. Il mattino lo stava superando. Cerc
di affrettare il passo. Cerc di correre, ma le gambe divennero
d'ovatta e rovin sul marciapiede. Rimase li in ginocchio,
sentendosi il corpo bagnato. Per un attimo credette che
il sangue, sgorgando dalla carne tagliata del viso, si stesse
riversando sotto le bende e dentro il colletto per inzupparlo
tutto. Infil la mano sotto il bordo della benda. Si inumid.
La guard. Era lucida di sudore. Si alz e riprese a camminare.
Chiese agli isolati di andargli incontro, di sfiorarlo e
di allontanarsi alle sue spalle. Continu a camminare. Poi lo
vide, il palazzo. Fece per aprire la bocca e lanciare un grido,
ma un dolore atroce gli part dalle labbra e raggiunse gli
occhi per poi tornare alle labbra. Chiuse la bocca, gli occhi
stracolmi di lacrime. Vide il palazzo che si avvicinava mentre
lui guadagnava terreno. Mancavano circa sessanta passi.
Non pensava che sarebbe stato in grado di compierli. Ne
copr cinque, poi dieci, poi trenta. Era in anticipo sul mattino,
ce l'avrebbe fatta e lo sapeva. E quando cap di averlo
capito, vide qualcosa sull'altro lato della strada, quasi in
fondo all'isolato. La Studebaker parcheggiata.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Era proprio quella. Identica. La stessa Studebaker in cui si
era gi imbattuto. Lo stesso ammasso di rottami da cui aveva
preso un passaggio. Impossibile. Assolutamente impossibile.
Invece era proprio cos. Eccola li, parcheggiata sull'altro lato
della strada. Ferma. In attesa. La stessa Studebaker.
Parry si avvicin al palazzo senza accorgersene, consapevole
soltanto del fatto che si stava avvicinando anche alla
Studebaker per accertarsi che si trattasse della stessa macchina,
pur sapendolo gi, non credendoci, ma sapendolo lo
stesso. Era vuota. Non poteva essere la stessa.
Invece s.
Non voleva cominciare a chiedersi perch. E come. E
perch e come e quando e come e perch e come e perch.
Se lo chiese, senza trovare una risposta. L'unica possibile
era che si trattasse di una coincidenza. Ma anche le coincidenze
avevano un limite, che in questo caso era stato superato.
Quella era una zona da classe medio alta, da gente che
guadagnava pi di quindicimila dollari l'anno. Volendo dare
una possibilit a quello della Studebaker si poteva scendere
a diecimila. O addirittura a settemila e cinquecento, tanto
Studebaker non se la sarebbe potuta permettere lo stesso.
Lui apparteneva alla categoria dei mezzadri. E la macchina
era parcheggiata di fronte a un palazzo in cui l'affitto di un
ripostiglio sarebbe stato di almeno dieci al mese. Non poteva
essere la stessa macchina.
Invece s.
D'accordo, Studebaker faceva il portiere li. No. D'accordo,
aveva un fratello facoltoso che viveva li. No. D'accordo,
stava percorrendo la via quando era rimasto senza benzina ed
era stato costretto a fermarsi. No. E no e no e ancora no.
Non era la stessa macchina. Non poteva essere la stessa
macchina.
Invece s.
La luce del mattino scese e tent di brillare sulla Studebaker.
Ma la macchina non era lucida e conservava pochissima
vernice, quindi c'era poco che potesse brillare. Ed eccola
K, la vecchia Studebaker decappottabile, inerme e tranquilla
sull'altro lato della strada, ferma ad aspettarlo.
Parry si gir ed entr nel palazzo. Ormai barcollava. Sui
gradini inciamp e cadde. Nel vestibolo il dito fece per premere
il pulsante sbagliato e lui lo ritir appena in tempo,
dirigendolo verso quello giusto.
Il portone si apr. Attravers l'atrio e si infil in ascensore.
Premette il pulsante del terzo. L'ascensore cominci a salire
e Parry si sent scivolare gi. Man mano che quello saliva
lui scendeva con gli occhi chiusi. Vide le pareti nere delle
palpebre, poi l'arancione acceso e il trapezio e le otturazioni
d'oro e la bocca che rideva, poi rivide nero e poi tutto si
fece arancione acceso e poi di nuovo nero e lui si sent risucchiare
dentro quella tenebra.
Il nero si dissip piano e il suo posto fu preso dal grigio
viola e dal giallo. Era sul divano. Sollev lo sguardo e la
vide. Se ne stava in piedi li accanto, a osservarlo. Gli sorrise.
Disse, Non pensavo che saresti tornato.
Indossava una vestaglia gialla. I capelli biondi erano sciolti
sulle spalle.
Quando ho sentito il citofono mi sono spaventata. Non
saliva nessuno e mi sono spaventata ancora di pi. Poi, dopo
un po' sono uscita sul pianerottolo e ho visto la luce dell'ascensore.
Sono andata ad aprire e ti ho trovato li. Alla
vista delle bende mi sono spaventata da morire, ma ho riconosciuto
il vestito e ho capito tutto.  una fortuna che tu non
sia pesante, perch non so come avrei fatto altrimenti. Dimmi
che ti  capitato.
Parry scosse il capo.
Perch no?
Lui scosse il capo.
Perch non me lo puoi dire?
Lui si indic la bocca. Scosse il capo.
Riesci a parlare?
Scosse il capo.
Posso aiutarti in qualche modo?
Scosse il capo. Poi annu. Finse di scriversi sul palmo con
una matita immaginaria. Lei usc di corsa dalla stanza. Torn
con un blocco e una matita.
Parry scrisse:
Un tassista mi ha riconosciuto. Si  offerto di darmi
una mano. Mi ha portato da un chirurgo plastico
che mi ha operato al viso. Poi mi ha riportato indietro
e mi ha lasciato a qualche isolato da qui.
Devo tenere le bende per cinque giorni. Posso ingerire
solo liquidi con una cannuccia di vetro. Posso
fumare con un bocchino. Devo dormire supino
con le mani legate alle sponde del letto per non girarmi
nel sonno. Mi fa malissimo la faccia e anche
le braccia, dove ha inciso per prendere pelle nuova
per il viso. Sono tanto stanco, voglio dormire.
Lei lesse l'appunto. Disse, Dormirai in camera da letto.
Io mi sistemo qui, sul divano.
Lui scosse il capo.
Ho detto che dormirai in camera da letto. Ti prego di
non discutere. Ora sono la tua infermiera. Non si discute con
l'infermiera.
Lo condusse in camera da letto. Usc mentre si svestiva.
Una volta sotto le coperte lui buss sulla sponda e lei rientr.
Gli leg i polsi con dei fazzoletti.
Troppo stretto?
Scosse il capo.
Stai comodo?
Annu.
Posso fare nient'altro?
Scosse il capo.
Buonanotte, Vincent.
Spense la luce e usc dalla stanza.
Parry si addorment in pochi minuti. Si svegli qualche
volta durante la notte, quando cerc di girarsi incontrando
l'impedimento dei polsi legati. A parte questo, dorm il sonno
profondo dello sfinimento, il sonno pesante che lo liber
dal trauma e dal dolore. Dorm fino al pomeriggio inoltrato
e quando si svegli la trov nella stanza, pronta con il vassoio
della colazione. C'era un bicchierone di spremuta d'arancia.
Una ciotola di cereali candidi, soffici e quasi cremosi,
facili da aspirare con la cannuccia. C'erano una brocca di
caff e un bicchiere d'acqua. Tre cannucce di vetro nuove
di zecca, e lui cap che quella mattina era uscita a comprargliele.
La ringrazi con lo sguardo. Lei sorrise. Prese qualcosa
dallo scrittoio e quando lui alz gli occhi vide un lungo
bocchino, nuovo di zecca. Era di smalto giallo e aveva
una piccola imboccatura di fattura delicata.
Hai dormito bene?
Annu. Lei sciolse i fazzoletti e lui fece per scendere dal
letto, poi la guard. Lei usc dalla stanza. Parry and in bagno.
Quando ebbe finito, sorbi' la colazione con le cannucce.
Dal fonografo nell'altra stanza gli arriv la musica di
Basie, poi lei rientr, si accese una sigaretta e lo tenne d'occhio
mentre sorbiva la colazione con le cannucce. Guard i
bicchieri, la ciotola e la tazza vuoti.
Sorrise e disse, Bravo giovanotto. E adesso che ne diresti
di una bella sigaretta?
Lui annu.
Lei sistem una sigaretta nel bocchino e la accese.
Va un po' meglio il dolore al viso, oggi?
Lui annu.
Molto meglio?
Annu.
Che cosa ti andrebbe di fare?
Lui scroll le spalle.
Vuoi leggere?
Annu.
Che cosa preferisci?
Scroll le spalle.
Una rivista?
Scosse il capo.
Il giornale?
La guard. Lei non sorrideva pi. Cerc di leggerle nello
sguardo. Non ci riusc. Fece per annuire, poi si blocc e
scroll le spalle.
Lei usc dalla stanza e rientr con un'edizione pomeridiana.
Gliela porse e lui la tenne vicino agli occhi. Lesse
che a San Francisco, a notte fonda, era stato ucciso un certo
Fellsinger e che la polizia riteneva che l'assassino fosse
un ergastolano evaso da San Quentin. La polizia sosteneva
che le impronte di Parry erano ovunque, sui mobili, sul
cellophane di un pacchetto di sigarette, su un bicchiere,
praticamente dappertutto, tranne che sull'arma del delitto,
una tromba. Secondo la ricostruzione, Vincent Parry era
andato dall'amico George Fellsinger per chiedergli di aiutarlo
nella fuga. Fellsinger aveva sicuramente rifiutato, poi
aveva cercato di chiamare la polizia o aveva minacciato
Parry di farlo. In preda alla rabbia o a mente fredda, Parry
aveva afferrato la tromba senza pensare alle impronte che
aveva sparso per la stanza e curandosi solo di non lasciarle
sull'arma. Quindi doveva essersi avvolto un fazzoletto
intorno alla mano prima di brandire la tromba e calarla sul
capo di Fellsinger. Pi e pi volte. Sul luogo c'erano soltanto
le impronte di Fellsinger e di Parry. Era stato lui, senza
alcun dubbio.
Sollev lo sguardo. Lei lo stava osservando. Lui indic
l'articolo.
Irene annu. Disse Si, Vincent, l'ho letto.
Lui fece un gesto per indicare che si aspettava una qualche
reazione.
Non so che dire. Sei stato tu?
Scosse il capo.
Chi, allora?
Scosse il capo.
Eri l ieri notte?
Annu. Poi fece il gesto di scrivere. Lei gli port blocco e
matita e lui le scrisse ci che era accaduto. Lesse lentamente.
Come se stesse studiando un libro di scuola.
Alla Fine pos il blocco e disse: Perch nel resoconto
che mi hai fatto stamattina non hai accennato a Fellsinger?
Lui scroll le spalle.
C' qualcos'altro che non mi hai detto?
Scosse il capo. Pens alla Studebaker. Pens a Max. E
alla Studebaker. E scosse nuovamente il capo.
So che c' qualcos'altro. Vorrei che me ne parlassi. Pi
cose mi dici, pi posso aiutarti. Ma non intendo costringerti.
Dimmi solo se  una cosa importante.
Lui scosse il capo.
Lei and alla porta, poi si gir a guardarlo. Oggi pomeriggio
ho da fare. Un centro di assistenza sociale. Gli dedico
qualche ora al giorno. Torno per le sei e ceniamo. Promettimi
che rimarrai. Prometti di non rispondere al citofono
e di rimanere, indipendentemente da quello che succede e
da quello che ti passa per la testa.
Annu.
Nell'altra stanza ci sono le sigarette e se ti viene sete ci
sono delle arance in frigo e puoi farti una spremuta.
Annu.
Lei lasci la stanza. Parry si immerse nel giornale e rilesse
pi volte la storia di Fellsinger. La sent uscire dall'appartamento.
Continu a leggere. Cerc di interessarsi alla
pagina finanziaria e piano piano riusc a seguire le quotazioni
di borsa, gli indici Dow-Jones, i prezzi del frumento e del
cotone, la situazione delle ferrovie e delle acciaierie. Vide
la piccola inserzione austera e concisa della societ per la
quale sia lui sia Fellsinger avevano lavorato. Gli tornarono
in mente quei tempi, il primo giorno di lavoro, le difficolt
iniziali, i tentativi e la fatica, il corso di statistica per
corrispondenza intrapreso subito dopo il matrimonio, nella
speranza di capirci qualcosa, di diventare un esperto in statistica
e di passare a quarantacinque dollari la settimana. Ma
il corso gli forniva pi domande che risposte e alla fine fu
costretto ad abbandonare. Ricord la sera in cui scrisse la
lettera nella quale chiedeva di interrompere la spedizione dei
testi mimeografati. Aveva mostrato la lettera a Gert e lei gli
aveva detto che non sarebbe mai diventato qualcuno. Quella
sera era uscito. Ricord che aveva sperato e insieme temuto
di non rivederla mai pi, perch in lei c'era qualcosa
che talvolta lo affascinava e desiderava tanto che qualcosa
di lui affascinasse lei. Ma sapeva che di lui non le piaceva
niente e si chiese che cosa aspettasse ad andarsene una volta
per tutte con armi e bagagli. Non faceva altro che parlare
di uomini alti e magri con gli zigomi sporgenti e le guance
scavate, tanto alti. Lui era molto snello, magro, aveva gli zigomi
sporgenti e le guance scavate, ma non era alto. In realt
era una miniatura di ci che lei desiderava. E dato che non
era riuscita ad accaparrarsi l'originale, doveva essersi fatta
l'idea che poteva accontentarsi della miniatura. Era quasi il
massimo cui potesse ambire. Anche lei era molto magra. A
lui piacevano cos. Magre. Magrissime. Sul davanti era praticamente
piatta e anche dietro non c'era granch, ma a lui
piacevano cos e la prima volta che l'aveva vista si era concentrato
su quella sua figuretta simile a un giunco ed era rimasto
colpito. Non consider gli occhi, pi scoloriti del beige, i
capelli pi scoloriti della smorta flanella color marroncino,
il naso sottile, la bocca pi che sottile e il profilo tagliente
della mascella. Non consider il fatto che lo aveva sposato
a ventinove anni e che l'unico motivo per cui l'aveva sposato
era che in lui vedeva la miniatura di ci che desiderava
veramente e che non era riuscita a trovare fino ad allora.
L'aveva sposato perch lui si era fatto avanti in un periodo
in cui cominciava a credere che forse sarebbe rimasta a mani
vuote. Qualche volta lo rimproverava di averla sposata perch
cominciava a credere di non poter trovare ci che desiderava
e che quindi avrebbe fatto meglio ad accontentarsi
di quel giunco scolorito finch era in tempo, prima che gli
anni lo inghiottissero per lasciarlo all'asciutto. Lui negava.
L'aveva sposata perch la desiderava tanto e se solo lei lo
avesse aiutato, sarebbero riusciti ad andare d'accordo e avrebbero
trovato il modo di essere felici. Cerc di renderla felice.
Pens che un figlio l'avrebbe resa felice. Tent di metterla incinta
e quando ci riusc lei and dal dottore e prese delle pillole.
Disse che non sopportava l'idea di avere dei figli.
Parry sfogli il giornale e arriv alla pagina sportiva. Per
la serata era previsto un incontro di pallacanestro. Ricord
che la pallacanestro gli era sempre piaciuta. Ricord di aver
giocato quando era al riformatorio in Arizona e che pi tardi,
quando viveva solo a San Francisco e lavorava in un magazzino
per sedici dollari a settimana, aveva fatto parte di
una squadra della y.m.C.a. Ricord che ogni tanto andava a
vedere le partite e che un fine settimana era arrivato fino a
Eugene, in Oregon, per assistere all'incontro tra due grandi:
Oregon State e Oregon. Ricord quanto avesse desiderato
vedere quella partita e quanto fosse felice di essere l, tra la
folla, mentre le squadre si sfidavano sul parquet. Ricord
che quando lui e Gert erano sposati da quattro mesi, un sabato
sera l'aveva portata a una partita. Lei non smetteva di
ripetere che la pallacanestro non le interessava e che avrebbe
preferito andare a uno spettacolo di variet. Lui non
smetteva di insistere sul fatto che avrebbe dovuto almeno
provare perch una partita di pallacanestro era entusiasmante
ed era una valida alternativa agli spettacoli di variet. Lei
aveva detto che era perch i biglietti costavano solo un dollaro
e mezzo o roba del genere e lui non voleva spenderne
nove, dieci o undici per un locale notturno. Lui aveva risposto
che era un'accusa ingiusta perch lui la portava sempre
nei locali che piacevano a lei e che non si trattava di spendere
nove, dieci o undici dollari, ma piuttosto sedici, diciassette
o diciannove, perch entrambi bevevano parecchio.
Aveva evitato di dire tutto quello che pensava, che quando
andavano nei locali lei non faceva altro che occhieggiare uomini
alti e magri, sempre, senza mai guardare lui, senza mai
ascoltarlo, continuando a girarsi per rimirare gli uomini alti,
magri con gli zigomi sporgenti e le guance scavate. Che lui
alla fine smetteva di parlare e lei neanche se ne accorgeva.
Eppure quella sera aveva finalmente accettato di seguirlo a
una partita di pallacanestro. Ed era un incontro entusiasmante,
molto equilibrato e combattuto e lui era tutto eccitato e
felice di essere l. Ricord che lei sedeva al suo fianco senza
dire una parola, senza informarsi sulla partita, per niente
curiosa di scoprire come si giocava, ma in certo qual modo
interessata. Attratta dai ragazzi alti e magri che correvano
avanti e indietro sul parquet. Attratta dai loro fisici asciutti,
dalle lunghe braccia e dalle lunghe gambe che scintillavano
sotto la luce brillante dei riflettori mentre loro correvano, si
fermavano e riprendevano a correre. E quando ebbe visto
tutto il possibile, aveva detto che si era stufata di stare a
guardare quella stupidaggine laggi, un mucchio di giovinastri
scemi che cercavano di azzopparsi a vicenda per tirare
una palla in un cerchio. Aveva detto che se ne voleva andare.
Lui le aveva chiesto di restare fino a fine incontro. Lei
aveva ribadito che se ne voleva andare. Aveva detto che se
lui voleva restare, se ne sarebbe andata da sola. Urlava. Lui
l'aveva pregata di abbassare la voce. Lei aveva strillato pi
forte. Le persone intorno avevano cominciato a dirgli di fare
silenzio e di seguire l'incontro. Lei aveva preso a strepitare.
Alla fine lui aveva ceduto, si era rassegnato a seguirla. Mentre
si alzavano e si allontanavano, aveva sentito gli altri uomini
ridergli dietro.
Sfogli il giornale e arriv alla pagina femminile. Qualcuno
spiegava alle donne come cucinare qualcosa. Ricord che
lei odiava cucinare. Mangiavano quasi sempre fuori. C'erano
sere in cui tornava a casa distrutto e rabbrividiva all'idea di
uscire per andare a mettersi in coda davanti ai costosi ristoranti
alla moda che le piacevano tanto. Desiderava ardentemente
che lei imparasse a cucinare, perch nelle poche sere
in cui restavano a casa gli propinava piatti non cucinati, carne
fredda o pesce in scatola e di caldo c'era solo il caff. Una
volta tent di farglielo notare e lei si mise a strillare. Prese la
caffettiera e rovesci il contenuto sul pavimento.
Ricord che spendeva i due terzi, o forse pi, dei trentacinque
a settimana che lui portava a casa. Ricord che non
gli sorrideva mai. E che quando sorrideva non era per sorridere
ma perch qualcosa l'aveva divertita. Non gli aveva
mai detto che cosa la divertisse. E ci che divertiva lei non
divertiva lui. Ricord che una volta stavano passeggiando e
c'era un ingorgo e due macchine si erano urtate finendo con
i paraurti incastrati. Lei aveva detto Forte. Si era messa a
ridere. Lui aveva cercato di vedere il lato buffo della vicenda.
Aveva cercato di ridere. Non ci era riuscito.
Un'altra volta stavano tornando a casa e un fattorino li super
in bicicletta con un cestino pieno di pacchi sul manubrio.
La bicicletta fin su una cunetta e si rovesci. Il ragazzo
cadde a faccia avanti e i pacchi si sparsero per tutta la
strada. Si fece un taglio su una guancia e rimase seduto per
terra a tamponarsi il sangue con un fazzoletto. Lei si era
messa a ridere. Lui le aveva chiesto che cosa ci trovasse di
divertente. Lei non aveva risposto e aveva continuato.
Fu di nuovo assalito dalla stanchezza. Il dolore al viso era
diventato sordo, cominciava a farci l'abitudine. Ma mentre
se ne stava li seduto a valutarne l'entit si accorse che era
accompagnato da qualcos'altro. Piumette sotto le bende. Il
prurito che Coley gli aveva anticipato. Era iniziato il processo
di guarigione, la ripresa. Accolse il prurito. Lo incit a
peggiorare. Sfogli ancora le pagine e non trov niente di
interessante. Per giunta, era molto stanco. Allontan il giornale
e adagi la testa sul cuscino. Chiuse gli occhi, convinto
che non avrebbe dormito, che si sarebbe limitato a riposare.
Sotto le bende percepiva il dolore e il prurito che lo scalzava
strisciando. Una volta apr gli occhi e guard la finestra.
Su San Francisco stava per piovere. Il cielo era di un grigio
pesante e brontolava, pronto a scatenarsi. Chiuse gli occhi.
Piovesse pure. Lui era l, al coperto, comodo. E dopo meno
di cinque giorni sarebbe uscito e se ne sarebbe andato con
la nuova faccia e tutto sarebbe filato liscio. E il citofono ronzava
e tutto sarebbe filato liscio. E il citofono ronzava.
Si sollev a sedere.
Il citofono ronz di nuovo. Poi tacque. Rimase seduto
in attesa. Ronz ancora. Trapassandolo come un ago. E poi
smise.
Lui aspett. Si chiese chi ci fosse li sotto. Si alz dal letto e
si appost alla finestra. Vide qualcuno che si allontanava dal
palazzo e attraversava la strada, dirigendosi verso la Studebaker
parcheggiata. Era l'uomo che gli aveva dato un passaggio.
Era Studebaker.
Proprio lui, in carne e ossa, vestito diversamente, abiti
nuovi, niente cappello. E gli stava dando la caccia. Da solo.
Senza polizia. Parry non capiva, non si capacitava.
Il cielo cedette. Cominci a piovere.
Rimase alla finestra a guardare Studebaker che entrava in
macchina. La macchina arranc, sobbalz, poi procedette,
arriv all'angolo e svolt. Parry prese a tremare. Studebaker
stava andando alla polizia. Ma perch proprio a quel punto?
Perch non prima? Perch in quel momento? Se aveva taciuto
fino ad allora, che ci andava a fare, ormai?
La pioggia cadeva fitta e incessante. Parry si allontan dalla
finestra, si avvi verso il letto, poi si ferm, si avvicin
alla toeletta e rimase li, a guardarsi allo specchio. Decise di
togliersi le bende e scappare dall'appartamento prima che
Studebaker tornasse con la polizia. Si port le mani al viso e
con le dita sfior il cerotto. Tent di strapparlo. La faccia fu
colpita da una lancinante esplosione di dolore che gli attravers
la testa da parte a parte. Le dita mollarono il cerotto. Si
disse che non doveva aver paura di soffrire. Che doveva tentare
ancora. Che per uscire di l doveva liberarsi delle bende.
Tir nuovamente il cerotto con le dita e il dolore lo squarci.
Cap che non l'avrebbe sopportato un'altra volta. Decise di
restare l ad aspettare che venissero a prenderlo. Si spost in
salotto e si sedette sul divano a fissare il pavimento. Dopo un
po' si alz e and in camera da letto a prendere il bocchino.
Torn in salotto e prese un pacchetto di sigarette. Sedette di
nuovo a fissare il pavimento e a fumare. Fum nove sigarette
di fila. Guard le cicche nel posacenere. Le cont, le vide l,
morte tra i mucchietti di cenere. Poi si chiese quanto ci avrebbe
messo la polizia ad arrivare. Si chiese quanto ci avrebbe
messo lui a morire, perch stavolta non sarebbe tornato in
cella. Stavolta il reato avrebbe comportato la pena capitale.
Guard la finestra e vide la pioggia battente che si riversava
dal denso cielo grigio, il cielo lacerato. Decise di precipitarsi
contro la finestra, sfondare il vetro e farla finita. Comp il primo
passo, poi si volt a fissare il muro, dando le spalle alla
finestra. Rimase cos, immobile, per quasi un'ora. Partito per
un viaggio a ritroso, raccoglieva i brandelli della sua vita e
li esaminava. I giorni scintillanti e gialli della giovinezza a
Maricopa, scintillanti e gialli in ogni stagione. Le grandi strade
bianche che puntavano a nord. Il grigio e il viola di San
Francisco. Il grigio e l'afa del magazzino e i giorni e le notti
fatti di niente, gli anni fatti di niente. E la gabbia nella societ
di investimenti, i rigidi colletti bianchi dei dirigenti, rigidi e
di un bianco nuovo ogni giorno, e le loro facce ogni giorno e
le loro voci ogni giorno. E la carta, quella bianca liscia, quella
rosa, quella verde pallido, quella a righe viola e verdi e nere
nei piccoli, grandi, immensi libri mastri. E le facce. Le facce
degli esperti in statistica che guadagnavano quarantacinque
dollari la settimana e di quelli che seguivano i clienti e qualche
volta guadagnavano centocinquanta dollari e qualche volta
niente. E i dirigenti che guadagnavano quindici, venti e
trentamila dollari l'anno e i clienti che stavano l seduti o in
piedi a controllare i tabelloni. Poi i clienti, alcuni uscivano da
quel posto e se ne andavano sui loro panfili e navigavano per
migliaia di miglia e la mattina si alzavano quando gli pareva
e pescavano o nuotavano intorno ai loro magnifici panfili
bianchi, soli soletti in mezzo al mare. E la sera indossavano
camicie con i bottoncini di smeraldo e formali giacche bianche
e pantaloni neri estivi di lana pettinata con bande di raso
nero lucido che scendevano sui lati, fino a sfiorare le scarpe
di vernice nera lucida, e danzavano nelle piccole sale da ballo
dei loro panfili con donne alte ed esili con le spalle nude e i
corpi longilinei ed esili da cui scendevano cascate di organza
mentre ballavano o sorreggevano delicate coppe di champagne
con dita delicate ed esili. E quando quei clienti tornavano
alla societ di investimenti, si presentavano in limousine
ed entravano tutti abbronzati e sorridenti e lui stava l, nella
sua gabbia, ad ammirarli, a pensare che era proprio un peccato
che quelli cos prima o poi dovessero morire, perch continuare
a vivere gli conveniva parecchio, dato che ne avevano
motivo, se la godevano proprio. Gli piaceva vederli fare il loro
ingresso con indosso completi costosi, fumando sigarette costose
e parlando con accenti costosi. Lo rendeva immensamente
felice vederli arrivare e fermarsi in un punto in cui li
poteva osservare, perch la loro presenza bastava a rallegrarlo.
C'erano volte in cui desiderava scambiarci due parole, in
cui desiderava trovare il coraggio di attaccarci bottone. Se
avesse potuto parlare con uno di loro, avrebbe saputo tutte le
cose meravigliose, le dimore meravigliose in cui vivevano, i
viaggi meravigliosi che facevano, le cose meravigliose, le
meraviglie che facevano. Mentre stava li a guardarli, a immaginare
le loro esistenze, i lussi di cui godevano, aveva deciso
che usando la testa e con un pizzico di fortuna sarebbe stato
capace di arrivare dove si trovavano loro. Ci voleva ben poco.
Per cominciare bastava usare la testa e avere un po' di fortuna.
Fu in quel periodo che decise di seguire il corso di statistica
per corrispondenza.
And in salotto e inser un'altra sigaretta nel bocchino. Si
sistem sul divano a riposare e aspirare fumo. Tent di assemblare
un microscopio cerebrale per analizzare i minuscoli
oggetti poggiati sul tavolo della sua mente. Raggiunse un
punto che si trasform in un muro sotto il quale non poteva
scivolare, e che non era in grado di scavalcare. Dovette rimanere
l. Cominciava nuovamente ad accusare la stanchezza.
Estrasse la cicca dal bocchino e la schiacci in un posacenere.
Lasci andare la testa contro il soffice divano. Chiuse
gli occhi e i pensieri che gli giravano per la mente rallentarono
sempre pi, finch si addorment.
Il rumore della porta che si apriva lo strapp dal sonno.
Lei entr con le braccia cariche di pacchi. Gli si avvicin.
Come ti senti?
Lui annu.
Tutto sotto controllo?
S.
Visto che puntualit? Le sei spaccate. E adesso ceniamo.
Hai fame?
S.
And in cucina. La sent trafficare. Rimase ad aspettare sul
divano, aspett la cena, aspett che il citofono ronzasse ancora,
aspett che Studebaker si presentasse l con la polizia.
La cena era buona, anche se passava dalla cannuccia.
C'era del brodo, la crema rossiccia di uno stufato di manzo
e verdure, il budino al caramello diluito. A gesti le fece
capire che voleva dare una mano con i piatti. Lei gli disse
di andare nell'altra stanza a mettere su un po' di musica.
Lui obbed e fece partire un disco di Basie. Era Sent for you Yesterday and Here You Come Today. E proprio mentre Rushing cominciava a strepitare a squarciagola il telefono squill.
Parry si alz. Lo fiss. Squill ancora mentre Rushing ribadiva gridando che la luna pareva solitaria. Lei and a rispondere. Squill un'altra volta. Parry tolse la puntina dal disco.
Lei lo guard e intanto il telefono squillava. Disse Non ti devi preoccupare. So gi chi .
Sollev la cornetta.
Pronto? Ah, s, ciao, s... s? Oh, ho appena cenato... no,
grazie lo stesso, be', be', d'accordo, a che ora vieni? D'accordo, d'accordo.
Riattacc e guard Parry. Era Bob Rapf. Sar qui tra un'ora.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Parry sollev le braccia a indicare il suo sconcerto. Lei lo rassicur. Non c' problema. Tu rimani in camera da letto. Non capir che sei qui.
Parry indic la camera da letto, poi sollev nuovamente le braccia.
Non entrer l.
Lui abbass il capo, scuotendolo lentamente.
Ti prego, non ti preoccupare. Lui alz la testa. Lei gli stava sorridendo.
Scroll le spalle.
Irene and in cucina. Quando ebbe finito di lavare i piatti
ritorn e diede una sistemata al salotto. Mentre svuotava un
posacenere disse: So che secondo te  un errore permettergli
di venire qui. Ma non c' altro modo. Lo conosco da tanto
tempo e ultimamente l'ho frequentato molto, al punto che
ormai dipende da me. Ne farei volentieri a meno. Ma finch
le cose non cambiano, non posso che adeguarmi. So come
reagisce quando evito di vederlo. Vorrei tanto trovare un
modo di dare un taglio a questa storia senza ferirlo a morte.
Ma non c'. Dovr aspettare che finisca da s.
Svuot un altro posacenere. Lo guard e si accorse che
lui la stava osservando.
Non c' niente sul piano fisico. Non c' mai stato. N
mai ci sar. Impossibile. Di me gli piacciono le cose che
dico e le cose che secondo lui penso, i sentimenti che provo.
Vuole soltanto stare in mia compagnia, parlarmi e guardarmi
e immaginare quello che mi passa per la testa. Anche
quando non ho niente da dire, gli piace fermarsi qui da me.
Non so spiegarmi perch ho permesso che questa storia cominciasse.
Forse mi faceva pena. Era tanto solo.
A quel punto tutti i posacenere erano stati svuotati dentro
un grande vassoio che lei port in cucina. Quando torn,
disse, Forse  cos. Mi faceva pena. E me ne fa ancora. Ma
devo piantarla. L'hai mai visto?
Parry scosse il capo.
 un bell'uomo. Ha trentanove anni, ma ne dimostra di
pi. I capelli bianchi non si distinguono perch  biondo, ma
le rughe sul viso sono evidenti. Ha gli occhi azzurri e gentili
e lui  tutto cos, gentile, a dispetto del fisico massiccio. E
non  molto alto.  disegnatore industriale e lavora al cantiere
navale. Gli piacciono gli abiti costosi. Gli piace spendere.
Lui e Madge hanno avuto un figlio, ma  morto che
non aveva ancora compiuto un anno. Te ne ha mai parlato?
S.
E di lui ti ha mai parlato?
S.
Chiss come te lo avr dipinto male. Con me non fa altro
che parlarne in tono dispregiativo. Da quando ha saputo
che ci vedevamo. Non ha cercato di fermarci. Si  limitata
ad approfondire la nostra amicizia, molto pi di quanto io
desiderassi, e ha cominciato a spettegolare su di lui. Ma 
stata abbastanza goffa. Per esempio, mi ha raccontato che
era meschino, ma avrebbe dovuto immaginare che mi ero
fatta tutt'altra idea. Che era egoista, niente di pi falso. Voleva
che gli dessi il benservito, non per riprenderselo, ma
perch lui perdesse me. E lo vuole ancora. Vuole che lui
perda tutto. Non fa che ripetermi che farei un gran favore a
me stessa se gli chiudessi la porta in faccia.
Parry annu.
Vuoi dire che sei d'accordo?
Scosse il capo.
Oh, vuoi dire che con te ha fatto lo stesso. Immagino che
si comporti cos con tutti. Non la capisco. Non si rende conto
che continuare a intromettersi nella vita di suo marito non
la render pi felice? O forse a renderla felice  proprio l'atto
di intromettersi.
Il citofono ronz.
Lei aggrott la fronte. Non pu essere Bob. Troppo
presto.
Parry si alz. Di sicuro era Studebaker. Con la polizia.
Vai in camera da letto. Intanto vedo chi .
Parry entr in camera da letto e chiuse la porta. Sedette sul
ciglio del letto a schioccare le nocche una contro l'altra. Il
prurito sotto le bende cominciava ad aumentare, a espandersi
e lui desiderava grattarsi. Sedette l, a battere le nocche. Sent
una porta che si apriva. Gli arrivarono due voci, entrambe
femminili, una delle quali apparteneva a Madge Rapf.
Ma  ridicolo stava dicendo Irene.
Tesoro, tesoro, devi aiutarmi. Sto morendo di paura ribatt
Madge.
Ridicolo.
Che c' di ridicolo? Guarda come ha ridotto George
Fellsinger. L'avrai letto. Be',  andato l e... mi vengono i
brividi solo a pensarci. E se se l' presa con George, io sono
la prossima. Ce l'ha con me, lo sai. Devi farmi restare qui,
tesoro. Mi devi nascondere. Oh ti prego, fammi...
Ti va qualcosa da bere?
S, grazie, tesoro, da bere. Oh mio Dio, sono in uno stato
pietoso.  tutto il giorno che non mangio.
Ti preparo qualcosa?
No, non ho fame. E come potrei? Mi ammazzer. Mi
dar la caccia e quando mi avr trovata... Oh Signore, che
ne sar di me?
Tranquillizzati, lo prenderanno.
Ma finora non ci sono riusciti. Ascolta, tesoro, finch
non lo acciuffano io devo restare nascosta.  stata la mia testimonianza
a spedirlo in galera. Sono talmente spaventata
che non so pi quello che faccio.
Siediti, Madge. Siediti e rilassati. Non puoi farti prendere
dal panico in questo modo.
Parry sent una serie di singhiozzi strascicati e cigolanti.
Tra un singulto e l'altro, Madge ripeteva, Tienimi qui.
Non posso.
Perch?
Be'... non ne vedo la necessit.
Oh, capisco. Non ti vuoi esporre.
Non  questo, Madge. Davvero.
E allora che cos'? Qui c' abbastanza posto per due.
...
 che Bob arriver da un momento all'altro.
Va bene, mi nascondo. Vado in camera da letto.
No, non  il caso.
Perch?
Mi pare... meschino. Non hai niente da nascondere. Niente
di cui vergognarti.
S, la cosa si pu vedere in questo modo. Ma ovviamente
c' un'altra spiegazione. Adesso sembrava che parlasse
tra gli sbuffi di una sigaretta. Ovviamente c' la possibilit
che lui frequenti la tua camera da letto.
Vuoi forse dire che lo fa d'abitudine?
Non saprei.
Se non lo sai, evita certe insinuazioni. Vediamo di capirci,
Madge. Non puoi buttare l affermazioni del genere e
aspettarti che io non reagisca. Mi hai gi punzecchiato con
questi aghetti, qua e l, di tanto in tanto, e io ho cercato di
non raccogliere. Ma stavolta l'ago  penetrato troppo a fondo.
Non mi piace. Sappilo.
Tesoro, non ti scaldare tanto. A me non interesserebbe,
se anche...
Finiscila, Madge.
Fammi restare, tesoro. Ho troppa paura per uscire di qui
da sola.
Che stupidaggine.
D'accordo,  una stupidaggine, ma  il mio carattere,
che ci posso fare? Per l'amor del cielo, tesoro, cerca di capire
in che pasticcio mi trovo. O mi tieni qui, oppure vieni
con me ovunque io vada. Oh, ti prego, tesoro, facciamo le
valigie...
Il citofono ronz.
Madge, ora sar meglio che tu vada.
Per l'amor del cielo...
Ascoltami bene, Madge. Arrivi in fondo al corridoio.
Aspetti li finch non senti chiudere la porta. Poi te ne vai.
Il citofono ronz.
Ma sono terrorizzata...
Madge, non voglio che ti trovi qui.
Perch no?
Non ricominciamo.
Il citofono ronz.
Parry si alz e fiss la finestra. Si chiese se da l fosse
possibile raggiungere la scala antincendio. Era certo che a
citofonare fosse Studebaker e non Bob Rapf. Era Studebaker.
Con la polizia.
Forza, Madge, vai.
Ho tanta paura.
Vai.
Il citofono ronz.
No. Io da sola non esco. Non posso. Parry mi trover.
Lo so. Oh signore, che paura. Ti prego, Irene... tesoro, perch
non vuoi aiutarmi?
Il citofono continu a ronzare senza posa.
Ascolta, Madge...
No, io non me ne vado. No... da sola non esco. Si era
rimessa a singhiozzare cigolando all'unisono con il citofono
che ronzava.
Va bene, Madge. Lo faccio salire.
Il citofono tacque.
Parry si avvicin alla finestra con passo felpato e lento,
la raggiunse e sbirci attraverso il vetro bagnato, bagnato sul
lato esterno, esposto alla pioggia battente. Scendeva rapida
e fitta, rovesciandosi dal cielo esploso, ormai di un grigio
cupo screziato di giallo scuro e di azzurro sfumato. Parry
poggi le dita sulla maniglia della finestra e cominci a esercitare
una certa pressione. La finestra non cedette. Indietreggi
di un passo e osserv la pioggia che cadeva obliqua verso
di lui, infrangendosi contro i vetri prima di scorrere gi.
Sent la porta che si apriva.
Sent un uomo esclamare Cristo santo...
Sent Madge dire, Ciao, Bob.
Sent l'uomo chiedere: Che succede qui?
Piove molto, Bob? Era Irene.
Diluvia. Ma spiegatemi che succede qui.
Niente di che.
Non mi piacciono questi giochetti. Vi siete messe d'accordo.
Perch mai?
Non lo so. Cristo santo, Madge, che diavolo ti prende?
Sono terrorizzata. Tesoro, che faccio, glielo dico?
Dirmi cosa? Bob aveva un tono gentile, del quale non
riusciva a liberarsi.
Certo. Forza, diglielo.
Si tratta di Vincent Parry. Ho paura che se mi trova mi
ammazza.
Se lo fa gli stringo la mano e gli esprimo tutta la mia
stima.
Madge si lasci sfuggire un urlo.
Bob, stai esagerando lo riprese Irene.
Non ce la faccio. Non ce la faccio pi singhiozz
Madge.
Neanch'io si associ Bob. Perch non lasci in pace il
prossimo? Perch sei sempre a caccia di scuse per venire qui?
Irene non ti ci vuole. Nessuno ti vuole. Perch sei pestifera.
Non sei contenta se non affliggi qualcuno. La tua famiglia non
ti sopporta, io non ti sopporto, non ti sopporta nessuno. Fattene
una ragione!
Lo sai che cosa sei tu? Sei un farabutto. Insensibile.
Insensibile nei tuoi confronti, s. Del tutto, se si esclude
l'irritazione che provo quando ti incontro.
Mi hai sposata. Sono ancora tua moglie, non dimenticarlo.
E come potrei? Le vedi le rughe sulla mia faccia? Regali
per gli anniversari. Irene, fammi un favore, mandala via.
Io da sola non me ne vado.
Pensa che Parry le stia dando la caccia. Come se non
avesse altro per la testa. Sentimi bene, Madge, se c' qualcuno
da cui Parry desidera stare alla larga pi ancora che dalla
polizia, quella sei tu. La voce di Bob cominciava ad alterarsi.
Sei l'ultima persona che voglia ammazzare. L'ultima che
voglia vedere. E sai il perch. Come sai che lo so anch'io.
Che cos', un indovinello? intervenne Irene.
Lo affliggeva. Ha continuato a tampinarlo finch non lo
ha avuto in suo potere. Ecco perch lui ha ucciso Gert.
Bugiardo. L'ha uccisa perch la odiava. E uccider me
per lo stesso motivo. Mi odia.
Nient'affatto. Nessuno ti odia. Non sei il tipo che risveglia
l'odio negli altri. Tu provochi solo fastidio. Lui non si 
reso conto di essere infastidito. Non ci  arrivato. Era un ottuso
e tale  rimasto. Altrimenti non avrebbe ucciso Fellsinger.
E soprattutto non sarebbe venuto a San Francisco. A questo
punto la sedia elettrica non gliela leva nessuno.
 questo che mi terrorizza. Sa che finir sulla sedia elettrica.
Sa che ormai non ha niente da perdere. In situazioni
del genere i tipi come lui perdono il controllo. Non si preoccupano
pi delle loro azioni. Ecco perch non voglio restare
da sola. Mi trover. Seguir le mie tracce e mi trover.
Ma non ti sta affatto alle costole. Io lo so che cosa gli
succede.
Ah, si? chiese Irene.
Si tratta di psicoanalisi. La forza della suggestione e un
certo processo di identificazione. Del tipo: Madge  riuscita
ad averlo in suo potere e ha accresciuto quel potere al
punto da fargli credere di desiderarla sopra ogni cosa. E
lui, nella sua ottusit da smidollato, ha scelto il modo pi
spiccio per liberarsi di Gert. Cio, ha deciso di farla fuori.
Adesso identifica Madge con i suoi problemi. Le star alla
larga.
Che ne sai tu, di psicoanalisi? Che ne sai di queste cose?
Sei ottuso quanto lui. In mente hai soltanto le righe a T e i
tavoli da disegno e neanche di quelli ti intendi poi tanto. Chi
sei tu? Tu non sei nessuno.
Lo so bene. Questa canzone me la sono gi sorbita. Almeno
duecentomila volte. Duecentomila anni fa, quando ero
scemo e non mi accorgevo che per non sentire pi la tua
voce avrei dovuto solo allontanarmi quanto bastava.
Ne avrei di cose da dire.
Verissimo. La tua bocca  il marchingegno pi ineffabile
che io abbia mai visto. Se anche Parry fosse del tutto impazzito,
gli resterebbe abbastanza buonsenso da starne alla
larga. A forza di chiacchiere saresti capace di dissuaderlo
dall'ucciderti e magari lo convinceresti pure a ricominciare
la vostra storia.
Sei un lurido bugiardo. Non ha mai avuto niente a che
fare con me.
E Babbo Natale non ha niente a che fare con il 25 dicembre.
Ascolta, Madge, ho finito l'asilo da parecchio tempo,
ormai. E dormo solo otto ore al giorno. Il resto del tempo
lo passo con gli occhi bene aperti. E ho un udito perfetto.
Metti insieme tutte queste informazioni e che cosa ottieni?
Se non sei tu a mentire, qualcun altro ti ha sicuramente
raccontato delle frottole.
Gert non era una bugiarda. Aveva molti difetti, ma non
era una bugiarda.
S, invece. Ha mentito, ha mentito...
Ha detto solo la verit, pura e cristallina. E non startene
l seduta con gli occhi di fuori fingendoti ignara di tutto.
Vorrai mica negare che sia venuto a trovarti a casa?
Che cosa?
Che cosa. Che cosa. Ma senti questa.
La voce di Irene si intromise, lievemente confusa, ma ferma
quanto bastava. Ti prego, Bob... comportati bene.
Voglio che lo sappia, Irene. Voglio che sappia che non
sono poi tanto scemo. Secondo lei ero all'oscuro del fatto
che aveva assoldato qualcuno per pedinarmi.
Mai compiuta un'azione del genere.
Certo, come no. Peccato che, se solo volessi, ti smentirei
in un attimo. Perch ho catturato il sorcio che avevi assoldato.
E gli ho chiesto quanto gli davi. E gli ho offerto il
doppio per sorvegliare te. Il giorno dopo aveva gi risolto.
E corso subito a dirmi che la sera prima nel tuo appartamento
c'era un uomo. Che si  trattenuto per circa quattro ore.
Bugiardo lui e bugiardo anche tu...
Bugiardi tutti. Ma  stupefacente che tante bugie si incastrino
e combacino, come una chiave e la sua toppa. Perch
mi ha raccontato di aver seguito l'uomo quando  uscito
dal tuo appartamento. Di averlo seguito fino a casa. E la
casa era nell'edificio in cui abitavano i Parry. Posso continuare,
se vuoi. Mi ha descritto il tipo. Io non avevo mai visto
Parry, ma Gert me ne aveva parlato. E sai che ho fatto,
allora? Ho messo gi tutto nero su bianco, con la data e
l'ora. E ho costretto il sorcio a firmare una dichiarazione che
avrei potuto usare, se avessi voluto. Ma non l'ho fatto e ti
dir perch. Mi dispiaceva per Parry. E anche per Gert.
L'hai conservata? chiese Irene.
S.
Perch non l'hai mostrata al processo? Perch non l'hai
consegnata all'avvocato di Parry?
Non vedo a cosa potesse servire. Avrebbe peggiorato la
posizione di Parry. E coinvolto me. Non volevo averci niente
a che fare. Sapevo che lui era colpevole, comunque, e
sapevo che non poteva provare il contrario.
 tutta una menzogna. Questa storia  un'enorme bugia.
Non ci cascare, tesoro. Vuole solo mettermi in cattiva
luce.
Madge, non sei cattiva. Sei solo pestifera.
Madge cominci a singhiozzare.
Bob, non dovresti dire certe cose lo rimprover Irene.
Non mi preoccupa quello che dice lui.  solo che ho tanta
paura obiett lei.
Faresti meglio ad andare, ora le disse Irene.
Non da sola.
Bob, accompagnala a casa.
No, no. Io non voglio averci niente a che fare.
Madge singhiozzava rumorosamente.
Ti chiamo un taxi.
Va bene concord lei, smettendo di singhiozzare. Chiamate
un taxi. E quando me ne sar andata potrete accendere
il fonografo. La voce le si era indurita, svuotata dai singhiozzi
e riempita di un timbro tagliente come una lama. E alzate
il volume, cos lo sentite dalla camera da letto.
Poi tutto fu silenzio. E attesa.
Dur quasi un minuto.
Alla fine, Bob chiese, Ti dispiacerebbe spiegarmi questa
ultima osservazione?
Ce n' proprio bisogno? ribatt Madge, lievemente derisoria.
S, perch non ho la pi pallida idea di che cosa tu stia
insinuando.
La tua memoria non pu essere tanto corta. Non dirmi
che non ti ricordi di ieri pomeriggio.
Ieri pomeriggio?
Sono venuta a trovare Irene. Tanto vale che lo dica. Ero
venuta a trovarla. Ma non rispondeva al citofono. Sapevo
che era in casa. Mi sono incuriosita. Cos sono salita dalla
scala antincendio e ho bussato alla porta. Non mi ha risposto
nessuno e cominciavo a pensare che forse mi ero sbagliata
e lei veramente non era in casa. Ma ho sentito il fonografo.
Significava che c'era ma che non voleva venire ad
aprire. Era con te. Ieri pomeriggio.
Di nuovo silenzio.
Dur dieci secondi buoni.
Poi Bob disse, Non ero io, Madge.
E allora era qualcun altro.
Bob rise. Una risata gentile, ma lievemente alterata. Disse:
Non c' dubbio che fosse qualcun altro. Lo sai bene.
Te ne sei accertata ieri pomeriggio stesso, quando hai telefonato
al mio ufficio, chiedendo di parlare con me. Devi
aver chiamato dall'emporio all'angolo, appena uscita da qui.
E quando io sono venuto a rispondere, hai sentito la mia
voce e hai attaccato. Mi sono chiesto chi fosse, ho continuato
a chiedermelo fino a un secondo fa.
Ma qui c'era qualcuno. Ho sentito il fonografo.
 vero intervenne Irene. Il fonografo era acceso e c'era
qualcuno.
Un uomo? chiese Bob.
S, Bob. Un uomo.
Chi? si inform lui, la voce del tutto alterata.
I secondi si trascinarono nel silenzio. Poi Irene disse:
Vincent Parry.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Parry era fermo accanto alla soglia. Gli occhi gli trasportarono
il corpo al di l della porta, mentre i piedi rimasero
piantati li, trattenendolo. Il prurito sotto la benda era umido
e si concentrava in piccole pozze su tutto il viso. E in alcuni
punti le piccole pozze si frastagliavano e le sfaccettature
sprigionavano altro prurito. Non sent l'aria passare dal foro
davanti alla bocca e non percep il suo respiro. Il silenzio
nell'altra stanza attravers la porta, gli si materializz addosso
e prese a schiacciarlo. Forse perch aveva smesso di
respirare. Sapeva di essere in grado di farlo, ma non voleva,
perch se l'aria gli fosse passata dalla bocca e fosse scesa
nei polmoni, l'avrebbe ributtata fuori urlando. Sapeva che
prima o poi sarebbe successo, sapeva che alla fine lei avrebbe
capito di non potercela fare, e avrebbe ceduto. E ora che
aveva ceduto, prendeva le distanze. E lui era di nuovo solo,
incapace di prendere a sua volta le distanze. Era solo con la
sua storia e lei si allontanava sempre pi e anche questo contribuiva
ad appesantire il silenzio che lo schiacciava. Solo,
schiacciato. E seppe che, nella sua solitudine, non poteva
restare l. Si volt a contemplare dalla finestra i tetti di San
Francisco impilati in un alto muro frastagliato che ricambi
solenne la sua occhiata, sfidandolo a scavalcarlo, mentre gli
spiegava quanto faticoso, complicato e solitario sarebbe stato
il suo futuro. Come una macchina che rincula da un muro
imbottito scorrendo su rotaie ben oliate, gli torn il ricordo
della notte in cui Madge lo aveva quasi accalappiato, in cui
gli aveva stretto forte i fianchi tra le braccia e lui era rimasto
l fermo a guardare dalla finestra oltre la sua spalla una
San Francisco serotina. In attesa di divincolarsi e incapace
di farlo, costretto a stare fermo ad ascoltarla mentre gli diceva
che con Gert non era felice, che non lo sarebbe stato
mai. Perch con Gert la sua vita era un susseguirsi di agonie,
con Gert era solo uno strumento che lei utilizzava di
tanto in tanto, mentre con Madge sarebbe stato una continua
necessit, e come faceva a non capire che era proprio
fortunato ad avere qualcuno che lo desiderasse tanto. Lei
parlava e lui le rispondeva in silenzio, riconoscendo che gli
stava pian piano offrendo un bel carico di mercanzie e parlava
tra s e si chiedeva che cosa se ne sarebbe mai fatto. E
lei continuava e lo ricopriva di argomenti solidi, o che tali
apparivano, e lui si diceva che magari avrebbe potuto provare,
che non aveva niente da perdere. La sua vita con Gert
era tutto un gran mal di testa e se Madge avesse tenuto fede
anche solo a un briciolo delle cose che gli stava promettendo,
avrebbe fatto bene a giocarsi quella carta, permettendole
di vendergli tutta la merce in blocco. Poi volle liberarsi le
mani per accendere una sigaretta e mentre le allontanava da
Madge sent il cigolio di un ansito ed era lei, che boccheggi
ancora, ritraendosi, chiedendogli perch l'avesse respinta
tanto bruscamente. Rispose che voleva solo accendersi
una sigaretta. Lei si gett sul divano scossa dai singhiozzi,
accusandolo di ritenere una sigaretta pi importante di una
donna che lo desiderava come l'aria. Si contorse spasmodica
e di colpo si lev a sedere mostrandogli il viso bagnato e
impuntandosi per sapere perch c'erano tante altre cose pi
importanti di lei. Lui tent di spiegarle che le tante altre cose
non erano poi cos tante, che si trattava dei piccoli privilegi
di cui un uomo qualche volta desiderava usufruire. Qualche
volta un uomo doveva ritagliarsi del tempo per accendersi
una sigaretta o bere un bicchiere d'acqua o fare un giro dell'isolato
o starsene da solo in una stanza buia.
Madge non sent ragioni. Disse che non era bello da parte
sua andarsene a caccia di una sigaretta proprio nel momento
in cui stavano per unire le loro vite. Fu a quel punto
che lui si rese conto che mettersi con Madge sarebbe stato
un errore madornale. Non avrebbe funzionato, lei non gli
avrebbe mai permesso di fare di testa sua. Si sarebbe sempre
intromessa. Avrebbe assunto il comando. E avrebbe
trovato qualcosa da ridire anche quando lui le avesse consegnato
i gradi. Lo avrebbe costretto a comandare e poi
non sarebbe stata soddisfatta e sarebbe saltata su quel divano
a contorcersi e a singhiozzare. Si disse che non era
cattiva, no, ma che era una peste, appiccicosa, che nel suo
carattere c'era qualcosa fuori posto che la rendeva incapace
di eclissarsi quando gli altri volevano stare soli. Si sent in
imbarazzo, mentre la guardava, l, sul divano. Esatto. Nella
stessa stanza con lei non sarebbe mai stato a proprio agio.
Glielo disse. Si addoss tutte le colpe, spiegandole che
era un campione di egoismo e che non sarebbe mai stato
capace di dedicarle le attenzioni che lei desiderava. Lei balz
dal divano urlando che si sbagliava, che erano fatti per
stare insieme, certo, se solo avessero avuto il coraggio di
tentare e ti prego, Vincent, ti prego, e lo aveva di nuovo
stretto tra le braccia e lui aveva cominciato a cedere. Se lei
lo desiderava tanto, magari poteva vedere come andava, a
dispetto delle sue remore. Voleva fumarsi una sigaretta e
pensarci sopra e aveva cercato di sciogliersi da quell'abbraccio
che lo incatenava scatenandogli la frenesia di liberarsi.
Gir la testa e fiss nuovamente la finestra. Era una strada
da provare. Si avvi.
Sent Bob Rapf che diceva Molto divertente, Irene.
Che cosa ci trovi di divertente? ribatt lei.
E che ci faceva qui Vincent Parry? chiese Madge.
Era venuto per uccidermi.
Esilarante disse Bob.
Be' e che  successo? si inform Madge.
L'ho dissuaso.
Oh, Cristo santo esclam Bob.
Ho paura di restare sola osserv Madge.
Tranquilla. La voce di Bob era nuovamente alterata.
Senti, Irene, prima di andarmene vorrei sapere chi c'era
veramente qui ieri.
Te l'ho detto.
D'accordo. Credo di capire.  finita, vero?
Temo di s. Avrei dovuto parlartene prima. Ma non
pensavo che fosse una storia importante. Ieri mi ha detto
che per lui lo . Non sono ancora sicura dei miei sentimenti.
Ma non riesco a togliermelo dalla mente, e questo deve
ben significare qualcosa. Ho intenzione di dargli una possibilit.
Chi ?
Un altro uomo. Tutto qui.
Che lavoro fa?
Impiegato in una societ di investimenti.
Come Parry interloqu Madge.
Madge, stai zitta. Irene, sappi che per me la nostra amicizia
ha contato molto. Moltissimo. Ti auguro ogni bene.
Grazie, Bob.
Addio, Irene.
Chiami un taxi? chiese Madge.
No, lo prendiamo per strada. Dove hai la macchina?
Dal meccanico. Magari gi non lo troviamo, un taxi.
Zitta. Forza, ti porto a casa.
Ciao, tesoro. Madge aveva ricominciato a singhiozzare.
Ti telefono domattina.
Sar molto impegnata.
E quando ti chiamo, allora?
Be', d'ora in poi sar sempre molto impegnata.
Ah. Allora mi faccio sentire tra un paio di giorni. O domani
sera.
Irene, ascolta il mio consiglio. Prendi il divano e tiraglielo
dietro. Cos magari capisce. Andiamo, Madge la sollecit
Bob.
La porta fu aperta e richiusa. Cadde il silenzio. Parry si
appoggi alla parete e fiss il pavimento. Passarono i minuti,
mentre aspettava che lei lo raggiungesse in camera da letto.
Sent il rumore del proprio respiro affannato. Cerc di
placarlo, senza riuscire a liberarsi dell'affanno.
La porta si apr. Irene entr e si avvi alla finestra. Disse,
Si dirigono in fondo alla strada. Probabilmente cercheranno
di prendere un taxi all'incrocio. Si gir a guardare Parry.
Allora?
Lui scosse piano il capo.
Se fossi stato di l e avessi visto le loro facce, avresti
capito che stavo agendo nel migliore dei modi. Ho dovuto
fare la spiritosa. Da sola con Madge non ce l'avrei fatta. E
Bob si meritava un po' di riguardo. Adesso non mi disturber
pi, n permetter a lei di farlo.
Lui continu a scuotere la testa. Aspettando che il citofono
ronzasse di nuovo. Aspettando di sentire la voce di Bob
Rapf che pretendeva di vedere la camera da letto, di perquisirla.
Aspettando che arrivassero Studebaker e la polizia. E
di sentire la voce di Madge Rapf che chiedeva se il pomeriggio
precedente Vincent Parry fosse stato veramente l.
Poi ieri non fu pi ieri, ma due giorni prima.
E dopo ancora, tre giorni prima. Lesse quattro riviste e resistette
al terribile prurito sotto le bende, aspett il ritorno di
Irene e consum i pasti con le cannucce di vetro. E fum un
pacchetto di sigarette dietro l'altro.
Poi ieri fu quattro giorni prima e il prurito divenne una
tortura e l'attesa infinita, incalcolabile. Nessuno chiam.
Nessuna visita, nessun ronzio, niente, solo i pasti dalle cannucce
di vetro e il prurito tenace e i polsi legati alle sponde
del letto la notte, e le spremute d'arancia dalle cannucce la
mattina e l'attesa, la solitudine pomeridiana prima che lei arrivasse
con il cibo e le riviste e le sigarette e i quotidiani.
Non era pi in prima pagina. La colonna andava restringendosi.
Il titolo era in caratteri pi piccoli, e gli articoli sostenevano
che ancora gli davano la caccia e nient'altro. E lei
aveva un nuovo vestito. E lui si chiese come mai le citofonate
e le visite fossero finite. Si chiese che ne fosse stato di Studebaker.
Fuori la macchina non si vedeva. Si chiese come mai
avesse ancora paura di Studebaker se Studebaker era sparito.
Poi ieri fu cinque giorni prima.
Pioveva di nuovo.
Pioveva a dirotto e sent la pioggia prima di aprire gli
occhi. Mentre bussava sulla sponda del letto per farla entrare
a sciogliergli i polsi si gir a guardare la pioggia che scendeva.
La porta si apr e lei apparve sulla soglia, lo salut e
gli chiese come aveva passato la notte prima di inserire una
sigaretta nel bocchino e accendere un fiammifero.
Il prurito sotto le bende era debole, rimase tale per tutto il
giorno e in prima serata divenne sordo, non bruciava pi e
si stava affievolendo, come sul punto di annullarsi. Le bende
si allentavano ogni ora di pi, come per dirgli che ormai
non gli servivano e che erano pronte a cadere.
Era felice che fosse giunto il momento di toglierle, aveva
paura di farlo, non vedeva l'ora, avvert il prurito sempre pi
flebile fino a sparire, lo sent allontanarsi mentre se ne stava
seduto sul divano per un paio d'ore dopo cena, con la sigaretta
nel bocchino e il bocchino tra le labbra, a contemplare Irene
seduta all'altro capo della stanza. Stava leggendo una rivista,
sollev lo sguardo e ricambi l'occhiata. Lui controll l'orologio.
Le dieci e venti. Coley aveva detto cinque giorni. Alle
quattro e mezza sarebbero stati cinque giorni precisi. Se ne
stette seduto l, con indosso il completo di lana pettinata grigia
con un accenno di viola, a lasciar passare un'altra ora. Poi
mancarono cinque ore allo scoccare dei cinque giorni. Sotto
le bende il viso era asciutto, compatto e liscio. Prese una rivista.
Era illustrata e mostrava una ragazza in costume da bagno,
in punta di piedi con le braccia tese verso un mare le cui
onde si infrangevano sulla spiaggia liscia proprio dove si trovava
lei, e la faccia di Parry era liscia come la spiaggia e la
ragazza aveva un fiore tra i capelli biondi, biondissimi, ma
mai quanto quelli di Irene, lunghi e sparsi sulle spalle, di un
giallo intenso contro l'imbottitura gialla della sedia all'altro
capo della stanza. La ragazza in costume era snella ma mai
quanto Irene, cos sottile seduta all'altro capo della stanza con
indosso un abito giallo leggero e largo ma mai leggero e largo
quanto le bende sulla sua faccia.
Chiuse gli occhi. Lasci ciondolare la testa, lasci che la
rivista gli scivolasse dalle mani, consapevole di avviarsi verso
il dormiveglia, di indugiare in un punto intermedio dal
quale lei non poteva scuoterlo. Gli avrebbe permesso di sonnecchiare
fino alle quattro e mezza, fino all'ora di togliere
le bende. Ora percepiva la sua faccia definitivamente separata
dalle fasciature, nuova e pronta, con le bende allentate
e l'aria che passava sotto e tutto era asciutto, intatto e pronto.
E pulito come la camicia che indossava, e nuovo come
la cravatta, e pronto come il suo corpo a mettersi in moto e
partire. Pens a Patavilca, a George Fellsinger, ai soldi rimasti
nella tasca della giacca di lana pettinata grigia. Quasi
ottocento dollari, bastavano e avanzavano. Per i pasti, gli
alloggi e i biglietti ferroviari. Gi, passando per il Messico
e il Guatemala, l'Honduras, il Nicaragua e la Costa Rica.
Passando per Panama. O magari avrebbe preso l'aereo. Sarebbe
stato meglio. Veloce e di lusso. Sopra il Messico. Sopra
tutto, anche la Colombia e l'Ecuador, fino al Per, atterrando
a Lima e raggiungendo Patavilca per restarci tutta la
vita. E le cose che aveva visto sull'opuscolo si spiegarono
davanti ai suoi occhi, grandi, immense, muovendosi in tutte
le dimensioni, l'acqua violetta in lontananza, oltre la spiaggia
di un candore scintillante, l'acqua in movimento, le onde
che arrivavano, lisce sotto il sole, lisce come la sua faccia,
liscia sotto le bende.
Si chiese chi avesse ucciso George Fellsinger.
I soldi sarebbero durati a lungo a Patavilca. I soldi americani
duravano sempre tanto in quei posti laggi, e una volta
sistemati i documenti avrebbe cercato un lavoro e piano piano
avrebbe imparato lo spagnolo, come lo parlavano laggi,
e avrebbe potuto ricostruirsi partendo da un punto che si sarebbe
fortificato man mano che lui lo edificava.
Si interrog sulla sua salute. I reni malandati. La sinusite.
Se si fosse preso cura di s non avrebbe avuto complicazioni,
e sarebbe stato in grado di fronteggiare qualche crisi
passeggera. Niente problemi a Patavilca. Alla grande, laggi.
Si chiese se avessero le sigarette e di che sapessero le
sigarette peruviane e se laggi avrebbe trovato una donna
molto snella e aggraziata nella sua magrezza. Decise che
dopo un po', quando il suo spagnolo fosse migliorato, avrebbe
aperto una botteguccia in cui vendere le cose che potevano
servire l. Sarebbe andato a Lima a comprare la merce da
vendere in negozio. Non si sarebbe strapazzato. Non sarebbe
stato necessario. Avrebbe avuto tutto quello che gli serviva
e che voleva. E sarebbe stato bello, laggi a Patavilca.
Si chiese chi potesse mai desiderare la morte di George
Fellsinger.
L'unica cosa che non andava nella storia di Patavilca era
che sarebbe stato solo, laggi. Ma lo sarebbe stato ovunque,
perch non poteva legarsi a nessuno. Prima o poi la persona
al suo fianco avrebbe cominciato a fare domande cui non
avrebbe potuto rispondere sinceramente, creando un garbuglio
che l'altro si sarebbe incaponito a risolvere. Quindi, dopotutto,
Patavilca aveva un senso e lui ne fu felice perch era
proprio il posto in cui voleva andare, perch quello che aveva
visto sull'opuscolo gli era piaciuto molto, e di opuscoli ne
aveva visti tanti, tante foto di tanti posti, ma niente che somigliasse
a Patavilca. Quindi era contento che alla fine la scelta
cadesse proprio su Patavilca e dopo un po' laggi forse non
sarebbe rimasto solo, perch avrebbe parlato in spagnolo e
conosciuto i peruviani e avrebbe trovato cose da dire e posti
da vedere e tutto quel che desiderava a Patavilca. Non sarebbe
stato troppo affabile con nessuno, ma avrebbe dato la confidenza
necessaria per non sentirsi solo.
Si chiese se nel caso Fellsinger fossero accadute cose che
i giornali avevano omesso.
E a Patavilca non lo avrebbero mai preso. Sarebbe rimasto
alla larga per tutta la vita. Rivide un fatto accaduto tanto
tempo prima, quando era in Oregon per la partita di pallacanestro.
A Eugene aveva trovato la neve. Se ne stava nella
sua stanza in un alberghetto mentre fuori il tempo migliorava
gradualmente, ma c'era tanta neve. Un piccolo autobus
venne gi per la strada. C'erano dei bambini che giocavano
sul marciapiede, stavano fabbricando delle palle di neve.
Quando l'autobus pass tirarono le palle di neve contro i finestrini.
Ricord che uno dei bambini indossava un maglioncino
e un berretto di lana color verde acceso. E l'autobus era
di un arancione acceso e quando le palle colpirono i finestrini
il conducente apr lo scarico provocando una piccola
esplosione e uno sbuffo di fumo nero che spavent i bambini
facendoli correre via. Ma erano riusciti a scappare. E anche
lui ci sarebbe riuscito. Lo sbuffo di fumo nero dello scarico
era un pietoso tentativo di acciuffarlo, ma non sarebbe
bastato e lui sarebbe scappato a Patavilca. Lontano da tutto
ci che voleva evitare.
Si chiese perch Gert fosse stata uccisa. E perch chi aveva
ucciso lei aveva ucciso anche George Fellsinger.
A Patavilca se ne sarebbe stato disteso al sole quasi tutto
il tempo, lasciandosi inondare, sulla spiaggia sotto il sole,
mentre entrava nell'acqua violetta. Magari era davvero tutta
violetta come sull'opuscolo.
Una mano gli scosse la spalla. Sollev lo sguardo. La vide.
Vincent...  ora.
Smise di fantasticare. Lei sorrideva.
Sono le quattro e mezza. E ora di togliere le bende.
And in bagno e torn con un paio di forbici. Lui prese a
tremare. Il viso era asciutto, compatto, liscio e pronto sotto
le bende. Le bende erano vecchie e fatiscenti, mentre la sua
faccia era nuova.
Irene cominci a tagliare. Lavorava con calma. Stava seduta
di fronte alla sua faccia appena protesa per permetterle
di raggiungere le bende con pi facilit. Cominciarono a venir
via. Lisce, senza problemi. Lei srotol le garze e incontr
dell'altro cerotto che tagli con le forbici prima di srotolare
ancora. Lui la fiss. Irene non si accorse del suo sguardo. Era
concentrata sulle bende che gli stava togliendo dalla bocca,
dalle guance e dal naso mentre lui la fissava, ma la sua espressione
era impenetrabile mentre gli liberava la parte superiore
del viso, afferrava la parte rappresa e la staccava dolcemente
rimuovendo tutte le bende. Le tenne in mano insieme alle forbici
e lo guard. Guard il suo nuovo volto.
Poi svenne.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Si accasci al suolo dolcemente e in silenzio. Distesa sul
pavimento appariva stanca e minuta e lui non si preoccup
affatto del motivo di quello svenimento. Si sent solo dispiaciuto.
Entr in bagno, prese un bicchiere e apr il rubinetto
dell'acqua fredda. Poi si accorse di avere uno specchio all'altezza
del viso. Sollev lo sguardo.
E vide la sua nuova faccia.
Aggrott le sopracciglia.
Quasi non riusciva a credere che quello fosse proprio il
suo riflesso. Quello non era lui.
Era nuovo e diverso, in modo del tutto inatteso. I connotati
erano cambiati. I lineamenti erano totalmente alterati.
Gli occhi, il naso e le labbra erano uguali, intatti, ma pareva
che avessero subito uno spostamento.
Niente di spaventoso. Tutto bello e affascinante. L'uomo
che gli aveva sistemato il volto era un mago. Si chiese perch
Irene fosse svenuta. Si protese verso lo specchio. Niente
cicatrici, tranne qualche lieve accenno, appena visibile a
un'analisi attenta e ravvicinata. Solo cinque giorni: era stupefacente.
Lo specchio non denunciava in nessun modo che
quella era la sua nuova faccia, malgrado la precedente avesse
subito un intervento in cui era stata aggiunta della pelle
nuova e dell'acciaio era penetrato nella carne per cambiarne
la fisionomia. Nessun segno di danno, nient'altro che la nuova
faccia. Che spiccava sotto la barba di cinque giorni, una
ricrescita pallida e stentata.
E si chiese come mai Irene fosse svenuta.
Si avvicin ulteriormente allo specchio. E si esamin la
faccia nuova. Fece delle smorfie e i suoi tratti si distorsero
docili, come se quella fosse la sua faccia di sempre. Si port
le mani al volto, che era proprio il suo. Allo specchio si
vide le mani sul viso e ne percep la pressione senza provare
dolore, n alcuna sensazione particolare. Erano solo
le sue mani sul suo viso.
Forse era colpa della barba. Ma era talmente rada che i lineamenti
si distinguevano bene. No, la barba non c'entrava.
Si chiese a che cosa fosse dovuto, lo svenimento di Irene.
Riemp d'acqua fresca il bicchiere e torn in salotto. Immerse
le dita nell'acqua e gliela spruzz sul viso. Lei apr gli
occhi. Fece per sedersi. Lo guard in faccia, ebbe un brivido
e riabbass le palpebre. Lui la spruzz ancora, lei riapr gli
occhi e si sedette. Lo fiss. Gli frug il volto con lo sguardo.
Lui chiese  cos terribile?
Aveva cambiato voce.
A me va bene e se va bene a me, dovrebbe andar bene
anche a te prosegu.
La voce era cambiata molto. Il tono era sempre stato sommesso.
Adesso lo era ancor di pi e suonava vuoto.
Lei si alz da terra. Lo guardava. Disse, Mi aspettavo
qualcosa di orribile.
 per questo che sei svenuta?
Annu. Non riusciva a smettere di ispezionargli il volto
con lo sguardo. Per un insieme di cose. Scusami.
Lui non sapeva come replicare. Mormor Capita.
Prova a raderti. Magari  tutto frutto della mia immaginazione.
And in bagno. Si riguard la faccia. Poi la prepar per
la rasatura. La crema gli diede la solita sensazione e anche
il sapone. Persino il rasoio. E alla fine l'acqua fresca gli parve
l'acqua fresca di sempre. Si tampon con l'asciugamano
e poi si guard. Il viso era lustro, nuovo e pulito. Si chiese
dove fosse finita la pelle asportata dalle braccia. Non riusc
a individuarla. E i tagli alle braccia erano guariti gi da due
giorni. E lui aveva una faccia nuova e cominciava a sentirsi
come se l'avesse sempre avuta. Che magia.
Torn in salotto abbottonandosi la camicia.
Lei lo guard sistemarsi la cravatta. Gli disse: S, davvero incredibile.
Pensi che ti ci abituerai?
Non ne sono sicura.
Nessun problema. Ormai sono guarito. Posso andarmene. Non ti devi pi preoccupare.
Lei lanci un'occhiata alla finestra. Fuori veniva gi a
secchiate. Sferzata dal vento, la pioggia si spargeva in tutte
le direzioni, in uno di quei copiosi acquazzoni che di tanto
in tanto arrivavano da nord, spinti da un vento forte e caldo.
Quando?
Ora.
No.
Non posso restare.
E dove andrai?
Non lo so.
Neanche io posso pi restare.
Perch?
Non me la sento, tutto qui.
Non capisco.
Neanche io. Ma  quello che provo. Non posso pi restare.
Devo trovarmi un altro posto.
Lui prese un pacchetto di sigarette. Lei ne volle una. Gliel'accese
e provvide alla sua. Guard la finestra, poi disse
D'accordo Irene, vuota il sacco. E non tralasciare i dettagli.
Da dove comincio?
Da tuo padre. And alla finestra. Studi la densit e la
velocit della pioggia. Si volt a guardarla.
Non ha ucciso la mia matrigna.  stato un incidente.
Lo ha sempre sostenuto e io gli ho creduto allora e non
smetter mai di farlo. Allo stesso modo, mi ostiner a credere
che tu non abbia ucciso tua moglie, n tanto meno
George Fellsinger.
Ma non si  trattato di incidenti. Qualcuno li ha ammazzati.
Non tu.
E allora chi?
Non saprei.
Parry si sedette sul divano e prese a fare dei piccoli cerchi
arancioni con la punta della sigaretta. Forse  stata Madge.
Forse.
O Bob Rapf.
Forse.
Smise di giocherellare con la sigaretta. La port alle labbra
e aspir un tiro. Espir lentamente il fumo, la guard e
disse Forse sei stata tu.
Lei and al divano e si accomod all'altro estremo. Si rilass
contro lo schienale e fiss il soffitto. Forse.
Parry fece un altro tiro. Non so cosa mi spinga a volerlo
scoprire. Allo stato attuale delle cose per me non cambia niente.
Non ho nessuna voglia di prendermi una rivincita. Desidero
soltanto andarmene. Ho la mia bella faccia nuova e nessuno
mi pu riconoscere, e far bene a filarmela finch posso.
Ma sei curioso, giusto?
Immagino di s. Mi sa che comincio a esserlo.
E anche arrabbiato.
No, arrabbiato no. Ho sempre pensato che la morte di
Gert fosse accidentale. Adesso che so che si  trattato di
omicidio forse dovrei provare rabbia. Ma non  cos. Neanche
la fine di Fellsinger mi fa arrabbiare. Mi rattrista, ma
non pi di tanto, visto il tipo di vita che faceva. Quello che
non capisco  perch qualcuno abbia voluto ucciderlo.
E nel caso di tua moglie?
Mi pare pi semplice.
 gi qualcosa. Comincia da l.
No, preferisco lasciar perdere e andarmene. Ne ho avuto
abbastanza. Meglio filare.
Magari se ti ci mettessi scopriresti qualcosa.
La fiss. Scrut gli occhi grigi e disse, Vuoi veramente
che tenti?
S, se pensi che ne valga la pena. Se pensi di avere qualcosa
da cui cominciare, un dove, un quando, e se sei in grado
di partire da l.
Certo disse lui, continuando a scrutare gli occhi grigi.
Ho un dove e un quando. Quella strada e il momento in cui
tu mi hai seguito nel bosco.
Vai ancora pi indietro. Arriva al processo. Non vedi
nessuna logica nel fatto che io fossi molto pi che semplicemente
interessata al dibattimento?
Lui fiss il pavimento. Sei proprio certa dell'innocenza
di tuo padre? ,
Come lo sono della tua. Come lo sono dell'esistenza
del mondo, del sole e delle stelle. Ho avuto una reazione
pi che normale quando ho notato le coincidenze tra la tua
storia e quella di mio padre. Ero convinta che anche per te
si fosse trattato di un incidente, come nel caso della mia
matrigna. Non mi  stato possibile dimostrarlo al tuo processo
e non ho potuto fare altro che scrivere lettere folli al
Chronicle.
Lui annu. E all'epoca poteva anche andare. Ma ora le
coincidenze sono finite. Qui c' di mezzo un assassino.
Tu non sei un assassino, Vincent.
Lui aggrott la fronte. Non basta a spingerti dalla mia
parte. C' qualcos'altro che continua a far capolino in mezzo
a questa faccenda e dato che siamo alla resa dei conti,
faresti meglio a parlarmene.
Lei prese tempo.
Parry la osservava.
Passarono quindici secondi abbondanti. Poi disse Ti sto
aiutando perch mi va. Ti dispiace?
No. Sono troppo stanco per dispiacermene. Troppo stanco
per costringerti a parlare. Ma mi capiter di ripensarci. E
magari me ne preoccuper. Chiss. Mettiamo su un po' di
Count Basie.
Neanche per sogno. D'un tratto il suo tono era diventato
brusco. Non  il momento di sentire Basie. Adesso
ascolti tutto quel che ho da dire sul collegamento tra Madge
e me... e Bob.
Gli torn in mente la frase pronunciata dall'ometto, Max
Weinstock, il tappezziere. Un puro caso.
No, Vincent. Nient'affatto. San Francisco  una grande
citt. Alla fine del processo mi sono sentita insoddisfatta.
Sapevo che in aula non erano emersi tutti i fatti. Volevo scoprirli.
Sono una di quelle persone cui risulta facile fare conoscenza
e stringere amicizie e non so se sia una benedizione
o una condanna, perch a poche settimane dalla fine del
processo Madge e io eravamo amiche.
Sapeva cosa avevi in mente?
Se lo sapeva, se ne aveva anche la pi pallida idea, ha
recitato da Oscar. No, Vincent, sono sicura di essermi saputa
muovere. Ci frequentavamo molto, pranzi, spese, cinema,
e siamo arrivate al punto in cui avrei potuto scrivere
la sua biografia.
Con un capitolo su di me?
Un paragrafo striminzito, a sentire lei. Ti ha dipinto come
un bugiardo, un verme e un assassino. Ha detto che le hai fatto
una corte serrata e non solo a lei, ma a qualunque donna ti
capitasse di incontrare in un bar.
E allora?
E allora niente, Vincent. Ho le idee abbastanza chiare su
come sono andate le cose. Lei ti ha afflitto mentre tu non ne
volevi sapere e alla fine ha lasciato perdere. Almeno questa
 stata la sua versione, con i ruoli invertiti. Inutile prendersela
pi di tanto. Il solito orgoglio ferito. Quando una donna
perde tutto il resto, per andare avanti non pu che far leva
sul suo orgoglio. O sulla forza d'animo. O quel che .
D'accordo, sediamoci qui a commiserare Madge.
Irene sorrise. Sai,  strano. Dovrei irritarmi. Dovrei irritarmi
per parecchie cose che dici. O forse  perch capisco
che cosa intendi veramente. Dichiari che dovremmo sederci
a commiserare Madge, ma in realt mi stai chiedendo di
depennarla dalla lista per passare a Bob.
Parry fece per andare alla finestra, cambi idea e si avvicin
al radiofonografo. Fece scorrere le dita sulla superficie
gialla smaltata. Quando entra in scena Bob?
Dopo circa un mese, quando io e Madge eravamo gi
amiche. Ovviamente mi aveva raccontato tutto di lui, di che
razza di canaglia fosse, che bestia, che faina, tirando in ballo
almeno mezzo zoo. Mi  venuto un lampo di genio su come
manipolare la situazione e quando ho trovato il suo nome sull'elenco
telefonico ho fatto una cosa veramente spregevole.
L'ho chiamato dicendogli che ero un'amica di Madge e che
morivo dalla curiosit di conoscerlo per vedere com'era fatto.
In un primo momento si  infastidito, ma ho armato una
tale moina che dopo aver passato venti minuti a schermirsi ha
accettato di uscire a cena con me. L'ho raccontato a Madge e
si  divertita da matti, poi le ho raccontato della cena e ha
continuato a divertirsi. Ma abbiamo preso a frequentarci e una
volta ci si  trovata anche lei. Ha smesso di divertirsi. Si 
accorta che avevo un certo ascendente su Bob e ha cominciato
a importunarmi. Hai presente, la tattica sottile. Un'insinuazione
lasciata cadere, una frecciata, un doppio senso. Non mi
ha mai chiesto apertamente di smettere di vedere Bob. Non 
da lei. Quando l'ho riferito a lui, mi ha risposto di non starci a
pensare. Ha detto che Madge  felice solo quando riesce ad
affliggere il prossimo. Mi ha consigliato di prendere e sbatterle
la porta sul muso, ma non ne sono stata capace.
Bob ti ha mai parlato di Gert? chiese lui, senza sapere
bene il perch.
Diceva che era una iattura. Che gli facevi pena.
Come lo sapeva che era una iattura? Gliene aveva parlato
Madge?
No. Era la sua opinione personale.
Basata su che cosa? Forse sto per scoprire un nuovo elemento.
Non sapevo che Bob e Gert fossero tanto intimi.
Si frequentavano.
Ah. Cos si vedevano. Cio, l'ha detto lui stesso?
Irene annu. Si frequentavano parecchio.
Perch lui lo desiderava?
Non lo so. Questo non me lo ha rivelato.
Tu che ne pensi?
Secondo me Gert stava cercando di accalappiarlo.
Torniamo a Madge. Era al corrente della storia tra Gert
e Bob?
L'ho chiesto a Bob e lui ha negato. Ha detto che nel periodo
in cui Madge lo ha fatto sorvegliare lui non frequentava
Gert. Non poteva sapere. Si incontravano in posti fuori
mano. Stavano molto attenti.
Bob Raft ti ha veramente fatto un'ammissione del genere?
S, ma solo per i dettagli tecnici.
I dettagli tecnici mormor Parry. E ne hai dedotto
qualcosa?
No. Non era sufficiente. E poi si trattava solo di dettagli,
appunto. Comunque, all'epoca avevo smesso di cercare
indizi. Cominciavo a credere che non ci sarebbe stato modo
di aiutarti.
Solo dettagli mormor Parry, fissando il pavimento,
...solo dettagli, quelli tecnici. D'accordo, restiamo sul tecnico,
allora. Parliamo di numeri. Ti ha detto quante volte a
settimana si incontrava con Gert?
Non gliel'ho chiesto. Non ne vedevo il motivo.
Neanche io. Ma lo sto cercando. Negli ultimi due mesi
prima di morire usciva tre, quattro sere a settimana. Non le
ho mai chiesto dove andasse, perch all'epoca non me ne
fregava un accidente. Non so, forse si  aperto uno spiraglio.
Tre, quattro sere a settimana, e se scoprissi che le passava
con Bob Rapf forse avrei qualcosa.
E a che ti servirebbe?
Non lo so. Non so mai come utilizzare certe informazioni.
Quegli ultimi due mesi. Mi segui? Voglio sapere che
cosa ha fatto in quegli ultimi due mesi. L sta la serratura e a
me non serve altro che la chiave.
Mi sa che  inutile, Vincent. Troppo tardi per la chiave.
Perch non mi trovo nella posizione di poter investigare?
Perch la chiave era Gert. Solo lei potrebbe dirti che
cosa ha fatto in quegli ultimi due mesi, nelle tre, quattro sere
a settimana in cui usciva. Con quello che hai ora non puoi
costruire niente. Non hai modo di scoprire se la storia fra lei
e Bob fosse importante. O fra lei e chiss chi. Cos non caverai
un ragno dal buco. Devi trovare qualcos'altro. Magari
tornare con la memoria a quei due mesi ti aiuterebbe a scoprire
nuovi indizi.
Diciamo quattro. Gli ultimi quattro mesi. Ma non faccio
che rivivere i guai e il crepacuore, la consapevolezza che tutto
era perduto, il modo in cui lei mi impediva di toccarla, il
fatto che mi abbia costretto a dormire in salotto, quegli ultimi
quattro mesi. C'eri quando me lo hanno fatto confessare?
S. Ci sono stata ogni giorno.
E ti ricordi quando mi hanno chiesto delle altre donne?
Ricordi il modo in cui il mio avvocato ha fatto obiezione e
l'accusa ha dichiarato che era necessario per definire l'eventuale
presenza di altre donne o di una in particolare, ti ricordi
che cosa ho risposto?
Hai detto che non ce n'era una in particolare. Hai detto
che uscivi con qualcuna, di tanto in tanto. Ti hanno chiesto
di fare i nomi di queste altre donne e tu hai detto di averli
dimenticati. L'accusa ha controbattuto che era impossibile
che non ne ricordassi almeno un paio e tu hai risposto che
non ne ricordavi nemmeno uno. Sapevo che stavi mentendo.
Tutti in quell'aula lo sapevano.  stato un grosso errore,
Vincent, il tuo tentativo di proteggere quelle donne. Avresti
dovuto pensare a te stesso. Avresti dovuto dire che ricordavi
i loro nomi ma che rifiutavi di rivelarli in pubblico.
Lo so. Il mio avvocato mi ha strigliato per bene, dopo.
Ma ormai era troppo tardi. E comunque non avrebbe fatto
nessuna differenza. Era tutto inutile, non avevo una sola
possibilit. E se comincio con l'elenco delle cose che avrei
dovuto fare e che avrei dovuto sapere mi procuro solo un
gran mal di testa. Tutto il mio caso  stato costruito intorno
alla teoria dell'incidente, secondo cui Gert sarebbe caduta
andando a sbattere la testa contro il posacenere. Ecco il
vero errore. Ma perch tornarci sopra? Perch tentare di
fare qualcosa?  tardi, ormai. Troppo tardi. Non posso restare
nei paraggi, neanche con la mia faccia nuova, e poi non
ho la testa per queste cose. Non so come gestirle. Devo solo
filarmela al pi presto da questa citt.
Avrai bisogno di altri soldi.
Quelli che mi hai dato bastano e avanzano.
Dove andrai?
Ti ho gi detto che non lo so.
Lo sai, ma non vuoi dirmelo.
D'accordo, lo so. Perch mai dovrei dirlo a te?
Lei si alz dal divano, attravers la stanza e si ferm quando
raggiunse il muro. Vi si appoggi contro. Chiese, Pensi
che cambierei idea? Pensi che glielo andrei a raccontare?
 un'ipotesi.
Ed  per questo che non me lo vuoi dire?
Gi.
Non  vero. Non me lo vuoi dire perch pensi che ti raggiungerei.
Pensi che ti verrei dietro.
Saresti una pazza.
Sono stata una pazza a raccoglierti su quella strada? A
ospitarti in casa mia?
S.
E se sono stata tanto pazza da fare certe cose, sicuramente
lo sarei quanto basta per seguirti. Giusto?
Penso di s. Non lo so. Lanci un'occhiata all'orologio.
Lei si stacc dal muro. Incroci le braccia come se fosse
esposta al gelo. Ferma in quella posa sembrava minuscola.
Disse, Lo sai. Sai che di me ti puoi fidare. Sai che non dir
mai niente. Ma hai paura che ti seguirei se mi dicessi dove
sei diretto. E vuoi impedirmi di farlo. Non mi vuoi con te.
Non ti servo, l dove vai. Non  cos?
Immagino.
Gli sorrise. And in camera da letto. Ne usc con dei soldi
in mano. Gli diede le banconote, una alla volta, fino alla
somma di mille dollari.
Lui rimase fermo con i soldi nella mano aperta. Davvero,
non mi servono.
Ti servono eccome. Quelli che hai non bastano.
Va bene, grazie. Se li infil in tasca.
Ti chiamo un taxi?
Te ne sarei grato.
Si sentiva leggero, privo di zavorra. Gli avrebbe chiamato
un taxi e lui sarebbe uscito da l, sarebbe salito a bordo e
per andare ovunque volesse. Con la sua faccia tutta nuova.
Avrebbe potuto fare quello che gli pareva. Era come se fino
a quel momento avesse arrancato su una strada dissestata,
piena di bitorzoli e fango, che di colpo era sfociata in un
ampio viale di cemento, liscio e uniforme, che si allungava
verso l'orizzonte.
Lei stava chiamando un taxi. Lui si accese una sigaretta.
Abbass il telefono. Quaranta minuti. Il tempo di fare
colazione.
Le sorrise. Era una carissima amica. Gli avrebbe preparato
la colazione. Disse Benone. Non vedo l'ora di vedere.
Vedere cosa?
Come ci si sente a mangiare con coltello e forchetta.
Lei rise di gusto e and in cucina. Lui sollev il coperchio
del fonografo. La rotondit nera era li, in attesa della
puntina. Basie, di nuovo, lo stesso che aveva ascoltato nei
quattro giorni appena trascorsi, concentrandosi sul decollo
della tromba, sul lamento. Era Sent for You Yesterday and
Here You Come Today. Spost la leva, abbass la puntina
ed ecco l'attacco malinconico, il crescendo costante dei fiati
e degli ottoni fino alla brusca interruzione, con la mano
destra di Basie che sfiora poche note perfette. E in tasca aveva
quasi milleottocento dollari, era ricchissimo, con una faccia
tutta nuova. E avrebbe fatto una bella colazione, prima
di salire su un taxi e andarsene dove gli pareva. E Basie gli
regalava le note giuste e tutto era perfetto.
Il disco era finito. Lo rimise. Poi lo sent una terza volta.
Ne scelse un altro. Continu ad ascoltare Basie finch lei lo
chiam dalla cucina, dicendogli che era pronto in tavola.
Un'ottima colazione. La spremuta d'arance era perfetta,
le uova strapazzate pure, e il caff anche. Si gust il ritorno
alle posate. Si gust la masticazione e la sensazione della
faccia nuova.
Insist per dare una mano con i piatti. Lei gli permise di
asciugarli. Nel frattempo fumarono una sigaretta. E in salotto
fumarono ancora. Parlarono di Basie, dell'Oregon. A lei
piaceva, l'Oregon. Disse che da quelle parti l'erba aveva una
sfumatura di verde tutta speciale. E le piacevano i laghi, la
canoa, la pesca e le escursioni in campagna, dove non si
vedeva una casa e tutto era verde e immoto per chilometri.
Aveva ritratto la campagna dell'Oregon in molti dei suoi
acquerelli. Gli chiese se volesse vederne qualcuno. Lui accett
e lei and in camera da letto e la sent frugare a caccia
dei dipinti. Poi torn in salotto con un grosso pacco legato
con i lacci. Cominci a sciogliere i lacci e il citofono ronz.
Sollev lo sguardo.  il tuo taxi.
S.
Il citofono ronz ancora.
Ha un che di definitivo, vero?
S.
Ormai sei a posto, Vincent. Non ti prenderanno.
Mi servir un nome nuovo.
Te lo scelgo io. Anche se pi tardi lo cambierai. Lascia
che sia io a sceglierti il primo. Che si intoni alla tua faccia
nuova. E alla sua espressione tranquilla. Allan  un nome
tranquillo. Allan... Linnell.
Il citofono ronz.
Allan Linnell ripet lui.
Addio, Allan.
Lui raggiunse la porta. Si gir a guardarla. Era tutta sola.
Ebbe la sensazione che lo sarebbe sempre stata. Che avrebbe
sempre anelato la vera compagnia.
Il citofono ronz ancora.
Sarebbe rimasta tutta sola nel suo appartamentino. Il padre
e il fratello erano morti, non aveva pi nessuno.
Il citofono ronz ancora.
Addio rispose, e usc.
Corse verso il taxi sotto una pioggia torrenziale. Teneva lo
sguardo incollato alla portiera aperta. Non voleva vedere altro.
E quando la portiera si chiuse desider soltanto rilassarsi
sul sedile e serrare gli occhi e la mente. Ma quando il taxi si
avvi, si gir a guardare dal lunotto. Scrut le finestre al terzo
piano del palazzo. E vi scorse qualcosa dietro. La vide ferma
lass, che lo guardava andar via. Il taxi lo port al Civic
Center. Scese a Market, entr in una tavola calda aperta anche
di notte e ordin una tazza di caff. Rest l con il suo
caff per venti minuti. Il giornale della sera precedente era
poggiato sul bancone e lo prese per dare uno sguardo alla prima
pagina. Poi lo sfogli. Ordin un'altra tazza di caff. Si
trov a pagina sette. Continuavano a interrogarsi su dove fosse
finito. Gli avevano riservato otto centimetri e un titoletto
in cui si diceva che era ancora a piede libero. Nessuno sviluppo.
Controll l'orologio e vide che erano le sei e quaranta. Si
gir a guardare fuori dalla squallida vetrina della tavola calda.
Non la smetteva pi di piovere a dirotto.
Si sent a disagio. Si disse che non ce n'era motivo. Non
doveva fare altro che aspettare fino alle nove, quando avrebbero
aperto i negozi. Poi sarebbe andato a comprare qualche
vestito, degli accessori, un borsone e avrebbe potuto
prendere una stanza in albergo prima di fare progetti. Magari
quella sera stessa sarebbe stato su un treno, o su un aereo.
Si chiese perch mai si sentisse a disagio. Sollev lo
sguardo dal quotidiano e si accorse che al suo fianco si era
seduto un tizio. Ricord che il tizio era gi nella tavola calda
quando era entrato. Si trovava all'altro capo del bancone.
E adesso era seduto al suo fianco.
Stava rollando una sigaretta. Indossava un impermeabile
vistoso e un cappello a tesa larga con la calotta bassa.
La sigaretta non gli stava riuscendo un granch e alla fine
rinunci, rovesciando il tabacco sul bancone. Parry fiss il tabacco.
Il tizio si gir a guardarlo.
Era ora di andare. Parry fece per sgusciare dal bancone.
Un momento disse il tizio.
Parry lo guard in faccia. Aveva superato la trentina. Mascella
allungata, occhi piccoli e quasi niente naso. Baffetti
appena accennati.
Che c'? chiese, continuando a prendere le distanze dal bancone.
Un momento, ho detto. Una voce che non era una voce.
Era rotta, impastata d'alcol.
Parry torn al suo posto. Guard il tabacco rovesciato.
Che posso fare per lei? Si chiese se i suoi lineamenti fossero
abbastanza irriconoscibili.
Rispondere a qualche domanda.
Prego. Tent di sorridere. Non ci riusc. Ho tutto il tempo.
Si chiese se ci fosse qualche guaio in arrivo. L'espressione
dell'altro era neutra.
Dove se ne va in giro con questo tempaccio senza un impermeabile?
Sono distratto.
Il tizio sorrise. Denti perfetti. Risposta errata. Ritenti.
Va bene. Non ce l'ho, l'impermeabile.
Cos va meglio. Partiamo da qui. Perch non ha un impermeabile?
Sono distratto.
Il tizio rise. Rimest il tabacco con l'indice. Va bene. Divertente. Che ci fa in piedi a quest'ora?
Non riuscivo a dormire.
Come mai?
Non sto bene. Ho i reni malandati.
Una bella rogna.
Gi. Non  una passeggiata. Be'... Fece per andarsene.
Aspetti un secondo.
Parry torn a sedersi. Fiss l'altro e disse, Amico, che
cosa le rode?
Il mio lavoro. Un mestieraccio. Ma l'unico che conosco.
Lo faccio da anni.
E adesso sta lavorando?
Proprio.
Da me che vuole?
Dipende. Qualche informazione.
D'accordo. Mi chiamo Linnell. Allan Linnell. Sono un
consulente finanziario.
Qui in citt?
No. Annasp a caccia di un nome. A Portland.
E qui che ci fa?
Mi nascondo.
Da che cosa?
Mia moglie. E i suoi parenti. E i suoi amici. E tutti gli altri.
Coraggio, non andr poi tanto male.
Allora faccia cos. Vada a stare con lei e ci resti per sette
anni. Dopodich, se non  del tutto impazzito, venga qui a raccontarmi com' finita.
Il tizio scosse piano il capo. Sono spiacente, amico.
Non vorrei importunarla, ma si tratta del mio lavoro. I dintorni
pullulano di delinquenti. Abbiamo l'ordine di controllare
ogni individuo sospetto. Dovr mostrarmi i suoi documenti.
Non li ho con me.
Il tizio continu a scuotere il capo. Visto? E questo 
solo l'inizio. Adesso non posso pi chiudere un occhio.
Devo chiederle di seguirmi.
Ho lasciato il portafogli in albergo. Non potremmo andare
l? Le mostrer tutti i documenti che vuole.
D'accordo. Questo faciliter le cose. Andiamo in albergo.
Parry estrasse degli spiccioli dalla tasca e li lasci sul bancone.
Uscirono dalla tavola calda e si fermarono ad aspettare
sotto la tenda spiovente, al riparo dalla pioggia.
Dove alloggia?
Parry cerc di farsi venire in mente un posto. Non ci riusc.
Pens a un'alternativa. Guard il tizio e gli disse Dimenticavo.
Il portafogli non  l. Non lo uso mai per metterci i
soldi. E con me ho solo del denaro. Tutti i miei contanti.
Quanto?
Quasi duemila.
Il tizio si tamburell i baffetti con l'indice.
Parry insist Non voglio tornare a Portland. Le cose vanno
gi abbastanza male. Sono sull'orlo di un collasso. Ho
gi avuto un'avvisaglia l'anno scorso e se crollo adesso non
mi riprendo pi. E c' dell'altro. Non mi chiamo Linnell. Ho
cambiato nome per tentare di ricominciare da capo. Ma se
lei mi porta dentro non ce la far mai.
Ha un lavoro?
Sono arrivato solo ieri sera. Trover un impiego. Conosco
il mondo della finanza come le mie tasche.
Il tizio incroci le braccia e osserv la pioggia che scendeva.
Disse, Qual  l'offerta?
Cento.
Raddoppiamo.
Parry tir fuori le banconote dalla tasca e cominci a contare
quelle da cinquanta. Gliene mise quattro in mano.
L'altro controll i soldi, li intasc e si allontan.
Parry aspett dieci minuti. Vide un taxi libero, lo chiam.
Il tassista si ferm.
Lo port al Golden Gate Park, gli fece fare un giro e poi
torn a depositarlo al Civic Center. Lui entr nell'atrio di un
albergo, compr una rivista e fece passare un'ora. Poi oltrepass
le porte girevoli e si ferm sotto una tenda a guardare
la pioggia che diminuiva. Quando fu cessata del tutto si avvi
lungo la strada e si avvi verso un grande magazzino.
Compr un borsone, un bell'oggetto di vitello giallo. Pag
e disse al commesso di conservarglielo. Poi si spost nel reparto
maschile e compr un completo e un impermeabile leggero.
Compr camicie, mutande, cravatte e calzini. Un nuovo
paio di scarpe. Si stava divertendo. Nel reparto accessori compr
uno spazzolino e un tubetto di dentifricio. Un rasoio e una
confezione di schiuma da barba da applicare senza pennello.
Di ritorno al reparto valigeria disse al commesso che voleva
mettere i suoi acquisti nel borsone. Disse che in quel modo
li avrebbe portati pi agevolmente. Il commesso rispose che
non c'era problema, doveva solo conservare gli scontrini.
Mentre usciva dal grande magazzino, fu raggiunto da un
tizio che gli chiese con garbo se avesse fatto acquisti. Lui
rispose di si e gli mostr gli scontrini. Il tizio lo ringrazi
cortesemente invitandolo a tornare. Lui disse che l'avrebbe
fatto senz'altro e usc.
Cerc un albergo. Scelse il Ruxton, un posto poco alla
moda ma pulito e curato. Gli diedero una stanza al quarto piano.
Si registr come Allan Linnell, residente a Portland.
La stanza era minuscola, lustra e ordinata. Diede un quarto
di dollaro di mancia al fattorino e una volta solo apr il
borsone, estrasse i pacchetti e cominci a disfarli.
Squill il telefono.
Lo guard.
Squill ancora.
Decise di lasciarlo suonare.
Non smetteva.
Sedette sul bordo del letto e fiss l'apparecchio.
Non smetteva pi di suonare.
Si alz, attravers la stanza e sollev la cornetta.
S?
Stanza 417?
S?
Il signor Linnell?
S?
C' un signore per lei. Lo faccio salire?
Un uomo. Senza dubbio il detective. Che voleva pi soldi.
Lo aveva seguito e adesso voleva pi soldi o magari aveva
cambiato idea e voleva portarlo al fresco. Si gir e vide
tre porte. La prima era quella del ripostiglio, la seconda si
apriva sul bagno e la terza dava sul corridoio. Pens al corridoio,
alla scala antincendio. Ma se si trattava di altri soldi
non c'era problema. Pens alla scala antincendio. Niente da
fare. In quel modo sarebbe tornato alla fuga. Doveva darci
un taglio prima di riprendere a scappare.
Signor Linnell?
S, sono ancora qui.
Lo faccio salire?
Non mi metta fretta disse lui, letteralmente. Ripens
alla scala antincendio. Si impose di smettere di pensarci.
Signor Linnell?
Chi  questo signore?
Un attimo, prego.
Parry sent delle voci confuse. Il nome non gli sarebbe
stato di nessun aiuto, ma gli regalava qualche altro secondo
per riflettere, sempre che servisse.
Signor Linnell?
S?
 un certo signor Arbogast.
Arbogast. Aveva un suono duro, come la faccia di un detective.
Sicuramente si trattava di altri soldi. Andava bene
cos, nei limiti del possibile.
Signor Linnell? La voce si era fatta impaziente.
D'accordo, lo faccia salire.
Abbass il ricevitore, torn verso il letto e si appoggi
alla sponda. Doveva trattarsi di altri soldi, magari altri trecento.
Ce la poteva fare. Si disse che quando avesse dato al
detective i trecento le cose sarebbero tornate a posto e poi si
disse che non sarebbero tornate a posto per niente perch
quella era gi la seconda volta. E non c'era due senza tre. O
quattro, o cinque. E quando i soldi fossero finiti il detective
lo avrebbe portato dentro. Torn a prendere in considerazione
la scala antincendio e quella era la volta buona perch il
detective era gi in ascensore e l'ascensore stava salendo. Se
voleva usare la scala antincendio doveva farlo subito e di
corsa.
Poi cominci ad avvicinarsi alla porta, lentamente, incitandosi
ad accelerare, dicendosi che la caccia era gi iniziata,
a dispetto dei suoi desideri. Cerc di muoversi pi in fretta
ma le gambe non gli risposero, allora si implor di affrettarsi,
di aprire la porta e uscire di l, di darsi un vantaggio o di
guadagnarsene uno. Era quasi alla porta. Dal corridoio giunsero
dei rumori, passi che si avvicinavano. Si sent svuotato,
sfinito, cap che era troppo tardi. A quel punto correre
fuori significava scontrarsi con una pistola. Tutti i detective
ne portavano una. Bella idea per una canzone nuova. Tutti i
detective hanno una pistola.
Era finita, non si trattava pi di soldi ma di pura logica
e il detective aveva gi corso un grosso rischio intascandosi
quei duecento e non aveva nessuna intenzione di osare
ancora. Era l per lavorare, per restituirgli i duecento e
portarlo al fresco. La storiella della moglie a Portland era
fiacca e il detective l'aveva capito prima ancora di perderlo di vista e lo aveva pedinato per acciuffarlo e portarlo
dentro. Era finita, non poteva che andare cos e le sue sensazioni
si erano trasformate in realt, non c'era modo di
sfuggire, prima o poi dovevano prenderlo e uno struzzo
poteva pure nascondere la testa nella sabbia per non vedere
gli altri, ma questo non impediva agli altri di vedere lui.
Mentre se ne stava impalato ad ascoltare il rumore dei passi
sempre pi vicini pens a quanto era stato facile e comodo
all'inizio, la posizione del camion, i barili vuoti al
suo interno, le guardie lontane e il cancello aperto mentre
il camion passava. Era stato facilissimo, ma ormai era finita,
e la conclusione era logica, per quanto ingiusta, perch
a quel punto l'avrebbero giustiziato, e lui non meritava di morire.
I passi si avvicinarono e si chiese perch impiegassero tanto ad arrivare alla porta.
Il loro era un rumore attutito, simile a quello di un maglio
che gli colpisse con lenta delicatezza il cranio.
Il rumore assunse la forma di un maglio. Il maglio era
un'arma. Doveva tentare di difendersi. Era un suo diritto.
Difendersi a quel punto era cosa buona e giusta. Il maglio
era il principio della morte e difendersi dalla morte era un suo diritto.
Il rumore adesso era pi forte, pi vicino, lo percep che
gli piombava addosso con violenza, procurandogli dolore, ma
doveva riflettere in termini pratici, escogitare un modo per
difendersi. Il detective era un omone e aveva la pistola,
quindi i pugni non sarebbero bastati. Bisognava pensare a
Patavilca, a scappare da li e correre a Patavilca, e il detective
stava tentando di ostacolarlo, di privarlo della vita di
delizie a Patavilca, ma difendersi, lottare per la vita era un
suo diritto. Fiss la porta, ascoltando i passi in avvicinamento,
ascoltando il maglio, percependolo, consapevole delle ripercussioni
di ogni colpo sul cervello, certo di doverlo fermare,
di non esserne capace, di avere il diritto di difendersi,
mentre ascoltava i passi, percependo il maglio, sapendo bene
che la sua esecuzione sarebbe stata ingiusta, che presto sarebbe
stato troppo tardi, lui sarebbe morto e adesso era vivo e doveva
prepararsi a difendersi, anche se sapeva di non odiare il
detective, ma doveva trovare un modo per difendersi, il che
significava afferrare qualcosa. Si guard intorno e sul cassettone
all'altro capo della stanza vide un posacenere.
Di vetro.
Bello grande.
Pesante. Un posacenere molto pesante aveva ucciso Gert.
Questo era molto pesante.
Lo fiss.
Il maglio adesso picchiava con violenza sul cranio. Si
alz dal letto e and a prendere il posacenere e pens che
avrebbe aperto la porta al detective e avrebbe nascosto il posacenere
dietro la schiena e avrebbe fatto in modo di trovarsi
alle sue spalle per colpirlo con il posacenere, tanto forte
da stenderlo, ma non troppo, perch troppo significava ucciderlo
e lui non voleva ucciderlo. Ma voleva colpirlo abbastanza
forte da stenderlo e lasciarlo a terra quanto bastava
per l'alternativa della scala antincendio e l'inizio di una fuga
nuova di zecca, ma non troppo forte, certo, non troppo forte.
Ma questo avrebbe richiesto un dosaggio di energie e si
domand se sarebbe stato capace di dosare come si deve.
Sapeva che avrebbe colpito troppo forte perch era ansioso
di scappare, perch era arrivato al punto di temere un colpo
lieve pi di uno pesante. E ora che teneva il posacenere in
mano e che aveva deciso di usarlo non riusciva pi a lasciarlo andare e stava per fare qualcosa che non voleva fare, che
non avrebbe mai immaginato di fare e non voleva farlo e si
implor di non farlo, sapendo che l'avrebbe sempre rimpianto,
ed era nauseato e stanco, stanco ovunque, tranne
nella mano destra, nella mano destra e nelle dita che tenevano
stretto il pesante posacenere di vetro. Si implor di mollarlo,
di sciogliere le dita, di lasciar cadere il posacenere. La
stretta si fece pi serrata, il maglio gli si abbatt addosso, la
porta divenne liquida e flu verso di lui per poi rifluire, il
pavimento era liquido, la porta flu di nuovo, il maglio si
abbatt di nuovo, e lui lo vide succedere, come se stesse
succedendo gi, vide il detective entrare e sorridergli con la
sua dentatura perfetta mentre l'indice tamburellava sui
baffetti e lo sent dire che era una bella rogna e che era un
peccato ma lo doveva portare dentro e si sent fare l'offerta
di altri trecento dollari e vide il detective scuotere la testa e
dire no, che era una rogna e un peccato e che era un
mestieraccio, ma pur sempre un lavoro e che doveva portarlo dentro. E il detective gli chiedeva di seguirlo e lui acconsentiva,
certo, poi gli girava intorno e gli si metteva dietro e
il pesante posacenere di vetro era fuso con le sue dita, con il
braccio che si sollevava sempre pi in alto mentre il detective
si girava a guardarlo per capire che cosa stesse facendo
e lui lo calava facendolo oscillare, il pesante posacenere di
vetro, molto pesante, molto forte, che colpiva in modo orribile
la testa del detective. E il detective lo stava a guardare.
E lui voleva che si accasciasse. Cos calava ancora il posacenere
e la testa cominciava a sanguinare. Il sangue scorreva,
ma il detective non crollava e lui lo colpiva un'altra volta.
E il detective si ostinava a non cadere anche se ormai il
sangue scorreva copioso, veloce, e il posacenere continuava
a calare sulla testa e il sangue inondava la faccia del detective
che sorrideva con i denti perfetti, bianchissimi e scintillanti
finch il sangue non ci gocciolava sopra e diventavano
rossissimi e scintillanti e il detective restava dritto in piedi
con la testa sanguinolenta e si rifiutava di cadere.
Il sangue gli scorreva sulle spalle, sulle braccia, gocciolava
al suolo dalle punte delle dita, si raccoglieva in pozze,
risaliva e si attaccava alle scarpe del detective, si arrampicava
sui pantaloni mentre altro ne veniva gi dal mento
imbrattando il davanti della camicia e il detective adesso
indossava una camicia rossissima e scintillante e poi un
rossissimo e scintillante completo. Tutto il detective era
rosso e scintillante e il rossore sgorgava dalle fratture nere
e profonde sulla sua testa e si aggiungeva allo scintillio e
al rosso. Ma il detective non crollava. Era una rossa statua
scintillante, tutta imporporata, dritta in piedi, ostinata a non
cadere e il posacenere era ormai inutilizzabile perch il
braccio era stanco, troppo stanco per sollevarlo ancora e il
detective stava l a sorridere con i suoi denti perfetti e rossi
e poi bussarono alla porta.
Il rosso rest immobile.
Bussarono ancora.
Il rosso svan quando Parry apr gli occhi. Poi li richiuse,
stretti, nel tentativo di vedere il rosso o qualcosa che gli si
avvicinasse, ma trov solo il nero. Riapr gli occhi e sent
bussare, and al cassettone e rimise a posto il posacenere.
Poi torn alla porta e con in testa un vuoto vertiginoso mise
una mano sul pomello, sbandando travolto da una gioia
insana mentre si prefigurava la faccia del detective.
Apr e la faccia che si trov davanti fu quella di Studebaker.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Stavolta era senza cappello. Aveva i capelli grigi, radi in
cima. Un abito nuovo, nuove la camicia e la cravatta. E sorrideva,
l in piedi con i suoi vestiti nuovi. Infil una mano
nella tasca della giacca. Estrasse una piccola pistola e la
punt contro Parry.
Disse, Indietreggia verso la parete. Cammina con le mani
alzate finch non la tocchi.
Parry indietreggi. Sbatt con le spalle contro la parete
compiendo un piccolo rimbalzo, poi rimase immobile con
le mani alzate.
Studebaker era entrato nella stanza e stava chiudendo la
porta. Teneva la pistola puntata contro la pancia di Parry. Disse,
Potrei spararti subito e guadagnare cinquemila dollari.
Hanno messo una taglia su di me?
Proprio cos. Non sanno pi che pesci pigliare.
Ci hai parlato?
No. L'avrei fatto se fossi un fesso. Ma non lo sono. Con
i vestiti vecchi sembro un bifolco, ma non lo sono. Resta l
con le mani in alto e io resto qui, cos possiamo fare due
chiacchiere.
Che cosa vuoi?
Soldi.
Quanti?
Sessantamila.
Non ce li ho. Non mi ci avvicino neanche.
Ma lei si.
Chi?
La ragazza.
Quale ragazza?
Irene Janney.
E chi ?
Sentimi bene, Parry. Ti ho gi detto che non sono un fesso.
E neanche un bifolco. So che la ragazza vale intorno ai
duecentomila. Sessantamila li pu anche spendere.
Lei  fuori da questa storia e tu non puoi fare niente.
Eccetto consegnarti alla polizia. Il che porta lei alla ribalta.
Come complice nella faccenda Fellsinger. Fanno ventanni
della sua bella vita.
Non glieli darebbero.
D'accordo, siamo generosi. Facciamo dieci. Valgono
comunque sessantamila dollari. Gliene rimangono centoquarantamila,
con i quali si riguadagna i sessantamila in un
battibaleno. E siamo tutti felici e contenti.
No.
Sicuro?
S. Sicuro. Parry guard la pistola. Era ancora puntata
contro di lui, ma si muoveva. Perch anche Studebaker si
stava muovendo, avvicinandosi al telefono.
Studebaker afferr il telefono e sollev la cornetta.
Mettila gi disse Parry.
L'altro sorrise. Abbass il ricevitore. Allora, ci stai?
Fammici pensare.
Va bene. Pensaci pure. Analizza la cosa da cima a fondo.
Tornerai al punto di partenza. Scoprirai che non hai alternative.
Ti toccher rimuovermi. Sono una grossa pietra
sulla tua strada e per poter proseguire devi liberarti di me.
Devi parlare con la ragazza e convincerla che questa  l'unica
mossa possibile. Sai come prenderla.
Perch, tu no? Si direbbe che la conosci bene.
Mai quanto te. Se mi presentassi da lei da solo non avrei
niente su cui far leva. Invece intendo andarci con te per
mostrarle che non sto scherzando. E a quel punto voglio che
lei mi firmi l'assegno di sessantamila.
Sbaglio, o sei un veterano di questo genere di cose?
Sbagli.  la mia prima volta. Come sto andando?
Benone. Dimmi un po', Arbogast, che pesce sei?
Un truffatore.
Piccoli imbrogli?
Finora.
Con i vestiti vecchi non sembri un truffatore.
Con i vestiti vecchi sembro un bifolco.
Che te ne farai dei sessantamila?
Probabilmente mi trasferir a Salt Lake City e aprir
un'agenzia di prestiti. C' da farci una fortuna. Di questi
tempi la gente d i numeri. Lo fa sempre, ma di questi tempi
sembrano tutti matti da legare. Fanno i soldi ma ne vogliono
di pi. Spendono come pazzi. Con un'agenzia di prestiti
mi sistemo. E per come la vedo io, sessantamila sono
un buon inizio.
E poi la lascerai in pace, vero?
Ti dico che sessantamila sono tutto quello che mi serve.
In un paio d'anni li avr raddoppiati e poi quadruplicati.
Posso accendermi una sigaretta?
No. Tieni le mani in alto.
Sei una personcina accorta.
Sicuro. Non sono un fesso. Sono accorto e furbo. E te
ne do un esempio. Ti spiego come ho gestito la faccenda,
cos ti rendi conto di quante possibilit hai di fregarmi. Ti
ricordi quando ti ho dato un passaggio e tu avevi addosso
solo quei pantaloni di cotone grigio e gli scarponi?
Hai capito subito chi ero.
Macch. Portavi scritto addosso Quentin, tutto qui. Cos
mi sono detto, ecco uno che tenta di evadere da Quentin. Gli
do un passaggio e vedo che cosa ha da offrirmi.
Non ti seguo.
Ti spiego come lavoro. Sto sempre sul chi vive per fiutare
un affare. Afferro tutto quello che mi passa accanto e che
si trascina dietro uno strascico di possibilit. Tu eri l, sulla
strada, evaso da Quentin. Magari avevi qualche appoggio.
Magari eri disposto a pagare per un passaggio e un nascondiglio
sicuro. Magari potevo tirarla tanto per le lunghe da tenerti
in caldo per spremerti in un secondo momento. Ecco come
me l'ero immaginata. Diciamo che davo dodici a cinque la
possibilit di mungerti dei bei soldi. E dodici a cinque per me
 una buona puntata, soprattutto quando la scommessa consiste
nel darti un passaggio e fare due chiacchiere. Adesso vediamo
di fare i bravi e di tenere le mani in alto.
Lo sono gi.
Alzale di pi e resta fermo. E forse faresti meglio a girarti.
S, meglio che ti giri faccia al muro, cos ti perquisisco.
Parry si gir faccia al muro, le mani in alto. Arbogast si
avvicin e lo frug rapido a caccia di una pistola.
Poi indietreggi. E questo era il piano. Ma tu mi hai colto
di sorpresa e le cose per me si sono messe male. Non malissimo,
comunque, perch ero cosciente quando sei salito in macchina
con la ragazza. Ho visto la macchina allontanarsi e in
un primo momento sono rimasto disorientato. Ma non sono
un fesso. Era una macchina di lusso, trasudava soldi. Cos ho
memorizzato il numero di targa. Ci sono portato, per certe
cose. Cominci a capire come mi sono organizzato?
Comincio a capire che sei un tipo previdente.
Sempre, quando le cose promettono bene. Bisogna saper
anticipare le mosse. E l'unico modo per andare avanti a questo
mondo. Be' avevo memorizzato la targa ma mi ritrovavo
in mutande, consapevole di non poter andare molto lontano.
Tu per avevi lasciato li i calzoni grigi e mi andavano a pennello
e indossavo anche una canottiera e i calzini e le scarpe,
quindi ero a posto. Cos sono salito in macchina con la targa
in mente e ho fatto inversione a U per tornare indietro e prendere
un'altra strada. Non mi dovevo preoccupare di niente
perch i miei documenti erano tutti nella Studebaker e se mi
avessero fermato avrei potuto dire di essere caduto faccia
avanti. Ma non ce n' stato bisogno, non mi hanno fermato.
Ho raggiunto Frisco per vie traverse e una volta in citt mi
sono messo al telefono.
Ah, quindi c' un terzo compare.
No, tranquillo. Solo che sono socio di un club dell'automobile.
Non  di quelli grandi ma  comodo e gli impiegati
hanno un talento nel trovare informazioni sulle persone. Ecco
che cosa ho fatto. Stai attento e capirai in che modo una persona
che per anni  vissuta di briciole vada a sbattere di colpo
il muso in un piatto straricco. Ho chiamato questo club e gli
ho raccontato che una Pontiac grigia decappottabile mi era
venuta addosso e mi aveva demolito la macchina, riducendomi
in uno stato da ricovero prima di filarsela alla chetichella.
Gli ho dato il numero di targa chiedendo se valeva la pena di
fargli causa. Mi hanno risposto di aspettare l, che mi avrebbero
richiamato entro dieci minuti. Quando mi hanno richiamato
mi hanno consigliato di cercarmi un avvocato perch
avevo qualcosa di grosso per le mani. Mi hanno detto che si
trattava di una signorina benestante e mi hanno dato nome e
indirizzo. Hanno aggiunto che valeva intorno ai duecentomila
e che ci avrei guadagnato parecchio. Mi segui?
Non ti mollo.
Ottimo. Allora stammi dietro mentre esco dalla cabina e
mi dico che magari riesco a scucirle mille, duemila dollari.
O addirittura cinquemila, se mi invento una storia che regge.
Stammi dietro mentre gironzolo per la strada e passo davanti
a un'edicola. La supero e poi faccio una giravolta e
torno indietro di corsa, butto un quarto di dollaro nella scatola
di latta e dimentico di prendere il resto. Ed eccomi l,
intento a rimirare la prima pagina, quei grandi caratteri neri
e la tua faccia.
Sarai stato contento di rivedermi.
Contento? Mi chiedi se sono stato contento? Ti dico che
quasi mi mettevo a ballare. Poi mi sono dato un contegno e
ho cominciato a riflettere. Ancora non capisco come abbia
fatto lei a intercettarti proprio in quel punto della strada. Ma
non sono un fesso. Deve averti visto scendere dalla macchina
oppure tu le hai fatto un gesto quando  passata con la
Pontiac. Roba del genere, ma non mi ci sono soffermato.
Ero troppo impegnato a tenere gli occhi aperti e a far funzionare
il cervello mentre la tallonavo. E cos ho fatto. Avevo
qualche spicciolo ricavato da un lavoro a Sacramento e
mi sono comprato dei vestiti. A dir la verit ho proprio scialato,
tanto sapevo che presto avrei guadagnato parecchio. Ma
non mi sono cercato una stanza. No, perch sapevo che per
un po' la Studebaker sarebbe stata casa mia, parcheggiata sull'altro
lato della strada, mentre io me ne stavo buono buono e
agivo con cautela. Ho visto la Pontiac davanti al suo palazzo,
perfetto, ma volevo controllare che tu fossi ancora con lei.
Quella stessa sera, sul tardi, ti ho visto uscire dall'appartamento.
Non aspettavo altro. Ti ho visto salire su un taxi.
Mi hai pedinato.
No. Non sono mica fesso. Sapevo che saresti tornato.
Chi te l'aveva detto?
Nessuno. Ma stavo facendo funzionare il cervello, te l'ho
gi spiegato. Il che bastava e avanzava.  per questo che lavoro
sempre da solo. Ho la mia testa, non mi serve altro. Sapevo
che saresti tornato perch lei ormai era coinvolta e prima
o poi saresti stato costretto a rifarti vivo. Cos sono rimasto
l e quella mattina presto, appostato nella mia Studebaker, tenevo
gli occhi bene aperti sulla strada. E ti ho visto arrivare.
Non potevi sapere che ero io. Avevo la faccia bendata.
Ascolta Arbogast assunse un tono da maestro paziente.
Ho riconosciuto il completo grigio nuovo di zecca. Ho
controllato vestito e sagoma e ho capito in un battibaleno.
Ti eri fatto fare qualcosa alla faccia, pratica comune tra quelli
che si trovano nella tua situazione. Sapevo che avresti
adocchiato la Studebaker, il che non mi preoccupava. Solo,
non volevo che vedessi anche me. Non ancora, almeno. Cos
mi sono rannicchiato sul fondo. Quando mi sono rialzato ti
ho visto entrare nel palazzo. E ho capito che dovevo lasciarvi
nell'incertezza, tutti e due, che dovevo muovermi come
un ragno, catturandovi con calma, senza precipitare le cose,
attirandovi nella rete. Ho spostato la Studebaker di un isolato
e mi sono parcheggiato in modo da non farmi scorgere
dalla finestra. E da l ho tenuto d'occhio il palazzo. E a preoccuparmi
c'era solo la possibilit che tu uscissi con la faccia
nuova e con un altro vestito. Ma a questo non potevo
porre rimedio. Cos mi sono limitato ad aspettare, ed ecco
che mi arriva un altro piatto ricco quando compro un giornale
da uno strillone e leggo la storia di Fellsinger. La posta
si raddoppia in un lampo, perch a questo punto lei non 
pi solo coinvolta con un evaso,  anche complice in un
omicidio. Capito come la tengo in pugno?
Ma non sono stato io.
Non me ne frega niente. I piedipiatti dicono di s. Mi basta.
Comunque, mi preoccupava ancora la possibilit che
uscissi dall'appartamento con un vestito diverso, cos ho deciso
di venire a fare due chiacchiere prima che potesse accadere.
Per questo ho citofonato.  stata una di quelle volte in
cui lei era uscita con la Pontiac a fare spese. La controllavo
mentre se ne andava e tornava carica di pacchi dimostrandomi
che saresti stato suo ospite per un po'. Cos eccomi l a
citofonare e a ripensarci, a dirmi di resistere ancora, di continuare
a muovermi con calma. Chi mi garantiva che nell'appartamento
non ci fosse un terzo complice? O un quarto? O
una banda intera? Non potevo fare altro che sfruttare al massimo
la storia del vestito e aspettare di beccarti da solo fuori
dall'appartamento. Con tutti quei soldi in ballo potevo anche
permettermi di tenermi quel poker d'assi e aspettare che
qualcuno alzasse la posta. L'occasione si  presentata stamattina,
quando il completo grigio  uscito dal palazzo. Non
ho neanche guardato la faccia. Ho seguito il vestito. Poi il
taxi. E le cose andavano alla grande, finch quel cretino non
ti ha abbordato nella tavola calda. Ti ho visto dargli dei soldi.
Quanti?
Duecento.
Vedi che cosa intendo? Se ti puoi permettere di buttar
via duecento dollari lei deve avertene dati almeno duemila.
Chiunque sia,  evidente che le stai a cuore. A te obbedir.
Ecco perch andremo l insieme e sarai tu a farle la proposta.
Occhio, niente scherzi.
Che c'?
Tieni le mani in alto, ecco che c'. Non hai mica di
fronte un fesso. Me la sono giocata da volpe finora e non
intendo smettere. Non ti ho mollato un secondo. Ti ho pedinato
quando sei uscito dalla tavola calda, ti ho seguito
nel tuo viaggio in taxi fino al Golden State Park e ritorno,
ti sono stato dietro nell'escursione ai grandi magazzini e
quando ti sei fermato qui. In portineria ho detto che avevo
un messaggio per il tipo con un completo grigio che era
appena arrivato e loro mi hanno chiesto se mi riferissi al
signor Linnell e io gli ho detto di si. Ed eccoci qui, proprio
dove volevo. Adesso puoi girarti, cos ci parliamo faccia a
faccia e risolviamo la questione.
Parry si gir ad affrontare Arbogast e disse Ti rimane il
problema di un terzo complice o di una banda intera.
Arbogast sorrise e scosse il capo. Non avresti preso una
stanza qui da solo, se ci fosse una banda. Avresti avuto qualcuno
con te o se ci fosse stato un boss, ci avrebbe pensato
lui stesso a metterti un altro compare alle costole. So bene
come vanno certe faccende. Scopriamo le carte. Qui ci siamo
tu, la ragazza, io e nessun altro.
Non sar io a contraddirti.
Il sorriso di Arbogast si allarg. Musica per le mie orecchie.
Chi ti ha sistemato la faccia?
Cavoli miei.
Un lavoro di precisione.
E a che mi serve, ormai?
Non dire fesserie. Adesso te la caverai meglio di prima.
Appena incasso i sessantamila sparisco e tu sei libero. Allora,
che ne dici?
Sei tu quello con la pistola.
Adesso s, che stai usando la testa. Quello con la pistola
sono io. Io ho la mano vincente, e appena rastrello la posta
esco dal gioco.
La fai semplice.
Perch lo . Semplice. A che serve complicare le cose?
Parry voleva tanto credere che fosse semplice. Voleva
tanto convincersi del fatto che quando lei gli avesse dato i
sessantamila sarebbe finito tutto. D'altro canto, sapeva che
una volta ottenuti i sessantamila Arbogast non avrebbe pi
smesso di chiedere soldi. Era fatto cos. I primi veri soldi che
gli capitavano a tiro. Una condizione piacevole che avrebbe
voluto alimentare a lungo.
Si chiese che cosa fare. Guard Arbogast e decise che se
ne doveva liberare. Lo aveva messo nel sacco una volta, poteva
riuscirci di nuovo.
No disse Arbogast.
No cosa?
No, e basta. L'unico modo che hai di liberarti di me 
scucire i sessantamila. Chiaro? Guarda la pistola. Se provi a
disarmarmi ti riempio di piombo. Se provi a scappare, idem.
E mi intasco cinquemila dollari. In entrambi i casi tu muori
e io mi arricchisco.
Parry si disse che doveva liberarsi di Arbogast perch
Arbogast non avrebbe mai smesso di importunare Irene. Non
era pi lui a interessargli. E avrebbe tanto voluto essere ancora
al centro dei suoi pensieri.
Allora, che si fa? chiese l'altro.
Andiamo da lei.
Ottimo. Stammi davanti e ricordati che hai una pistola
puntata contro la schiena.
Uscirono dalla stanza. In ascensore Arbogast si piazz di
poco dietro Parry. Nell'atrio quasi lo affianc, arretrato di
mezzo passo. In strada fece lo stesso. La strada era color giallo
acceso per il caldo sole d'agosto che aveva seguito la pioggia
battente. Pullulava dell'attivit mattutina, i clacson suonavano
e la gente entrava e usciva dagli uffici e dai negozi.
Svoltiamo qui disse Arbogast.
Svoltarono e percorsero un'altra strada, poi si infilarono
in un vialetto e Parry vide la Studebaker parcheggiata accanto
a un magazzino di tessuti alto due piani.
Guida tu disse Arbogast. Si sfil le chiavi dalla tasca e
le diede a Parry.
Parry entr in macchina dal lato del marciapiede e Arbogast
gli scivol al fianco. Avvi il motore e rimase a guardare
la stradina che gli si snodava davanti, fino a sfociare su
un ampio viale animato.
Non ci vorr pi di un'ora lo rassicur Arbogast.
La macchina percorse la stradina.
E ricordati che ho qui la pistola.
Lo terr a mente.
La macchina svolt e si immise nell'ampio viale. Parry
super tre isolati e gir di nuovo.
Che stai facendo?
Evito il traffico.
Forse  una buona idea.
Lo , eccome. Non possiamo permetterci di rallentare,
ora. Visto che abbiamo dato inizio a questa cosa, tanto vale
farla come si deve.
La macchina svolt ancora. Stava superando dei lotti deserti,
cosparsi qua e l di case decrepite. Il sole era tanto
grande e giallo e nell'abitacolo faceva caldo.
Non posso preoccuparmi per lei.
Devi essere egoista. E l'unico modo per andare avanti.
Anche se ci tieni. Ci tieni?
S.
Quanto?
Non tantissimo. Far in modo di dimenticarla.
Bravo. Devi andartene e dimenticarla. Non le succeder
niente. Non le star addosso. Una volta intascati i sessantamila
la lascer in pace. Non devi preoccuparti di niente. Ehi,
dove stiamo andando?
Superiamo qualche altro isolato, poi facciamo il giro e
ci arriviamo dall'altro lato della citt.
La strada era dissestata e bitorzoluta e la macchina procedeva
lentamente e c'erano i lotti deserti e niente case e
faceva un gran caldo appiccicoso e c'era silenzio, eccezion
fatta per il rombo del motore.
Fallo. Vattene e scordati di lei.
Mi ha dato una mano e l'ho gi ringraziata per questo.
Non posso ringraziarla in eterno.
Devi andartene. Hai la tua faccia nuova ed  una gran
cosa. Non ti resta che procurarti un po' di carte e documenti
e starai alla grande. Dove pensi di andare?
Non lo so.
Il Messico  un buon posto.
Chiss.
In Messico filer tutto liscio. E se ci entri dall'Arizona
non avrai rogne al confine. Quanto ti ha dato?
Mi restano circa millecinquecento dollari. Quasi milleseicento.
Bastano e avanzano. Ti dico io cosa devi fare. Passi
dall'Arizona e ti compri una macchina a Benson.  a circa
cinquanta chilometri dal confine. Con i documenti nuovi
comprare la macchina non costituir un problema. Saranno
anche troppo felici di vendertela. E con la macchina
avrai anche il libretto e non ti servir altro. Sai dove procurarti
i documenti falsi?
Trover un posto.
Certo, non  complicato. Ci sono tipografi che si sono
specializzati nel settore. Una volta che avrai comprato la
macchina a Benson sarai a posto.
Al confine mi faranno delle domande.
Ovvio. E non sai rispondere?
Mi chiederanno che ci vado a fare, in Messico.'
E tu gli dici che vai a estrarre l'argento. O a caccia di
petrolio. O in vacanza. Che differenza fa? Bada soltanto a
parlare con disinvoltura, a non preoccuparti di niente e a non
confonderti. Queste cose non le hai imparate a Quentin?
Mi facevo i fatti miei.
Avresti dovuto socializzare.  sempre una buona idea.
L'unico modo per imparare qualcosa. Specialmente in un
posto come Quentin. E non mi devi dire niente in proposito.
Ci sono finito due volte. E ho imparato cose che non sapevo.
Ho imparato tanti trucchetti che mi hanno tenuto fuori
dai guai un'infinit di volte. Quentin  piena di furbastri.
Dove posso andare a farmi fare i documenti?
Be', vediamo un po'. Conosco un tizio a Sacramento,
ma non  cosa, perch dovresti fare il mio nome e da quelle
parti al momento per me tira un'ariaccia. Poi c' un tipo
in Nevada, a Carson City, ma sono stato laggi a fare un
lavoretto qualche settimana fa e ancora mi cercano, quindi
lasciamo perdere Carson City. Vediamo. Las Vegas  fuori
discussione perch l sono ricercato e chiss, magari qui
in California, ma no, meglio di no, a Stockton, Modesto e
Visalla non  il caso, erano tutte cosette da poco ma i poliziotti
dei piccoli centri sono dei veri e propri mastini. E
non pensare che siano scemi, perch non lo sono affatto. E
guai a prenderli per fessi. Specialmente in certe cittadine
della California. Ti dico io, la California  proprio un postaccio
e appena metto insieme i soldi...
Che soldi?
I duecentomila, cio i sessanta.
I sessantamila.
S, esatto. I sessanta. Che avevi capito?
La macchina adesso procedeva a passo d'uomo e i lotti erano
deserti. C'era una zona lievemente boscosa che partiva
dalla loro sinistra, mentre sulla destra le prime case erano lontane,
oltre le basse colline, quasi all'orizzonte. Davanti a loro
la strada era tutta buche e polvere gialla che procedeva a passo
d'uomo insieme alla macchina, aprendosi su ulteriori distese
di lotti deserti. Il sole picchiava con una fissit gialla e
accesa che pareva tuffarsi e spalmarsi ovunque, densa, contorta
e avvitata nella sua vischiosit incandescente.
Avevo capito i sessanta. Stiamo per girare. C' un incrocio
l davanti.
La macchina strisciava. Sotto il sole rovente i lotti deserti
erano accesi, gialli e muti. Lo stridio del motore era una sfera
di suono compiuto in se stesso, avulso dal resto.
Dov' quest'incrocio?
Ora ci arriviamo. Si chiese quanto poteva reggere.
Non vedo nessun incrocio.
 l. Gir lievemente la testa e vide Arbogast al suo
fianco, che si sporgeva a scrutare davanti a s nel tentativo
di individuare l'incrocio, prima di spostare lo sguardo su di
lui, in attesa di un suo commento, e lui disse, Gradirei che
ti venisse in mente un posto.
Che posto?
Un posto dove fare i documenti falsi.
Ah, gi. Ne avrai bisogno. Non puoi farne a meno.
Avrai bisogno di carte e documenti. Vediamo, vediamo se
posso aiutarti. Attraverserai il Nevada in treno, o forse sarebbe
meglio il pullman. Si, direi di si. Ti rivolgerai a una
di quelle compagnie scalcinate. Vediamo se mi viene in
mente un posto. In California non c' niente da fare, e in
Nevada non mi viene in mente nessuno. Vediamo, comprerai
la macchina in Arizona, a Benson. Che cosa c' a nord
di Benson? Ci sono, ho il posto. Conosco una persona a
Maricopa.
Maricopa?
S. Ci sei mai stato?
Ci sono nato e cresciuto.
Ora che ci penso, me l'avevi detto. Si, il giorno in cui ti
ho dato un passaggio, quando te l'ho chiesto mi hai detto
che eri di Maricopa. Buffo, no?
Un caso.
 la dimostrazione del fatto che si torna sempre alle proprie
origini. Tu te ne sei andato da Maricopa e ora ti tocca
tornarci. Da quanto manchi?
Circa diciassette anni.
E ora ci torni. Di tanti posti, doveva essere proprio
Maricopa. Da non credere.
A chi mi rivolgo?
Be', c' questo tipografo. Ha fatto qualche patente per
me e per dei tipi che gli ho mandato. Conosce il suo lavoro
ed  muto come un pesce. Sicuramente si ricorda di me.
Anche se  passato pi di un anno. Far il lavoro che ti serve,
si prender i soldi e la cosa finir l. Contattalo una volta
a Maricopa. Si chiama Ferris.
Come?
Tom Ferris.
Non mi  nuovo.
Davvero?
Ma certo. Tom Ferris, il tipografo. Me lo ricordo bene.
Arbogast si diede una pacca sul ginocchio. Hai visto? Lo
conosci.  fatta. Te lo dico io,  fatta. Te ne torni a Maricopa
e vai a trovare il tuo vecchio amico Ferris. Il buon Ferris ti
stampa i documenti. Te lo dico io.  fatta.
Tom Ferris. Parry sorrise. Scosse lentamente la testa.
E falsifica i documenti per i fuggiaschi. Stampa il quotidiano
locale e la gente pensa che sia onestissimo. Davvero
incredibile, vero?
Parry smise di sorridere. Come mi regolo?
Facile. Vai da lui e gli fai un cenno con gli occhi. Poi lo
prendi in disparte e gli dici che ti manda Arbogast. Gli spieghi
che cosa ti serve e la cifra che vuoi spendere. Nient'altro.
La patente e qualche altro documento ti costeranno circa
trecento dollari. Lui sa che cosa fare. Sa di cosa avrai
bisogno. Fa questo mestiere da anni.
Quanto ci vorr?
Un'ora, direi. Si metter subito all'opera. Non dirmi che
non vale trecento dollari.
Li vale fino all'ultimo centesimo.
Gi. Te lo dico io,  fatta. Ora, dov' l'incrocio?
Sempre dritto.
Non lo vedo.
Laggi.
Ti dico che non lo vedo. Non c' nessun incrocio. A che
gioco stai giocando?
Dobbiamo evitare il traffico.
Il che non significa che dobbiamo arrivare al Polo Sud.
Ti dico che l davanti non c' nessun incrocio.
E io ti dico che c'. Ferm la macchina, si prepar.
E io ti dico di no. E ho la pistola. Guarda, avanti, guardala.
D'accordo. La macchina  tua e pure la pistola. Parry
si allung per togliere il freno d'emergenza, ma non lo sfior
neanche e, con entrambe le mani, afferr il polso di quella
che brandiva la pistola. Arbogast tent di sollevarla per
far fuoco, ma Parry teneva stretto il polso e lo torceva.
Arbogast non mollava la pistola e Parry torse ancora pi forte,
fino a farlo urlare. E non smise di torcere e quello url ancora
e lasci cadere la pistola che fin nello spazio tra i due
sedili. Arbogast fece per afferrare l'arma con la mano libera
mentre Parry continuava a torcere l'altro polso, poi Arbogast
gett indietro la testa e url a squarciagola, dimenticandosi
di prendere l'arma. Parry lasci andare il polso dell'altro
e afferr la pistola. Poggi il dito sul grilletto e gliela punt contro.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Arbogast fiss l'arma. Cominci a ritrarsi. Smise solo
quando urt contro lo sportello e a quel punto cerc di catapultarsi
fuori dalla macchina.
Rimani dove sei.
Non spararmi in faccia.
Parry abbass la pistola e gliela punt contro il petto.
Cos va meglio?
Senti. Lasciami andare e ti prometto che sparir e che
non ti scoccer mai pi.
Parry scosse il capo.
Ti prego.
Parry scosse il capo.
Lo sapevo che mi avresti giocato uno scherzo del genere.
E perch non mi hai fermato?
Tanto per cominciare, chi me l'ha fatto fare di immischiarmi
con te?
Questa la so. Sei un truffatore.
I truffatori hanno un loro codice d'onore. Te lo giuro. E
se ti do la mia parola che sparir e non ti scoccer pi...
Parry scosse il capo.
Pensi di spararmi?
Parry scosse il capo.
E che vuoi fare, allora?
Parry guard al di sopra della testa di Arbogast. Vide la
distesa del lotto deserto di un giallo intenso sotto il giallo
acceso del cielo e oltre il lotto vide i margini del bosco. Disse,
Scendi dalla macchina.
Che mi vuoi fare?
Apri lo sportello e scendi.
Ti prego...
Fa' come ti dico e non costringermi a spararti.
Arbogast apr lo sportello. In piedi sul ciglio della strada si
guard sui due lati e non vide che deserto. Poi Parry spense il
motore, scese a sua volta e chiuse lo sportello. E rimasero tutti
e due l in piedi, l'uno con la pistola puntata contro l'altro.
Facciamo una passeggiata.
Dove?
Nel bosco.
Perch?
Per restare soli. Non voglio intromissioni.
Hai deciso di spararmi.
No, a meno che tu non cerchi di disarmarmi.
Stavano attraversando il lotto deserto, e Parry teneva la
pistola puntata contro le costole di Arbogast.
Non dissero una parola. Superarono il lotto e si addentrarono
nel bosco. Era umido, appiccicoso e soffocante. Procedettero
lentamente.
Percorsero una settantina di metri, poi Parry disse Immagino
che qui possa andare.
Arbogast si gir e fiss l'arma.
Parry guard il punto della cintola di Arbogast contro il
quale era puntata la pistola. L'hai ucciso tu Fellsinger?
No.
Mi hai seguito fino al suo appartamento?
No.
Per sapevi che Irene Janney era ricca. Sapevi che possedeva
duecentomila dollari.
Certo che lo sapevo. Te l'ho detto.
E volevi arraffarli.
Lo ammetto.
Bene, la cosa quadra. Almeno in parte. Duecentomila
non sono roba da tutti i giorni. Magari te la sei figurata cos:
hai immaginato che lei avrebbe anche potuto accettare di
farsi un paio d'anni per favoreggiamento. Ma se ammazzavo
qualcuno mentre ero a piede libero lei finiva in guai seri
e magari si beccava dieci o vent'anni. E avevi il chiodo fisso
di quei duecentomila. Cos, niente di pi probabile che tu
abbia seguito il taxi che ho preso sotto casa sua.
No.
Hai seguito il taxi e mi hai pedinato e quando sono arrivato
l ti sei nascosto nell'atrio per vedere quale pulsante
premevo. Poi quando me ne sono andato hai premuto lo
stesso pulsante. E hai pensato che il tassista fosse un testimone.
Se non altro, quando la polizia gli avesse dato la mia
descrizione avrebbe dichiarato che ero stato io a entrare nell'edificio
a una certa ora di quella notte. Il tassista, e poi le
impronte. Sapevi bene che non stavo andando da Fellsinger
per ammazzarlo, sapevi che andavo da una persona che mi
avrebbe aiutato. Non sapevi che fosse Fellsinger, ma sapevi
che si trattava di un amico. E sapevi che la polizia mi avrebbe
collegato al fatto e che una volta trovate le impronte e
ottenuta la dichiarazione del tassista mi avrebbe accusato
dell'omicidio. Lo sapevi, eccome. Cos sei salito a uccidere
Fellsinger.
No.
Deve essere andata cos. Ammetti di esserti appostato
davanti all'appartamento di Irene. Ammetti di aver aspettato
che uscissi. Il che quadra. Avevi la macchina. E anche
questo quadra. E potresti avermi seguito fino all'appartamento
di Fellsinger. In pi, avevi un buon motivo per farlo
fuori. Perch sapevi che avrebbero accusato me, coinvolgendo
anche lei. Tutto quadra.
No. Io non ho ucciso Fellsinger.
E allora chi  stato? Chi se non tu o io?
Non lo so.
Chiunque l'abbia ammazzato mi ha seguito fin l,  salito
e l'ha fatto fuori quando io ero gi uscito. Questo lo so
per certo. Facciamo un passo indietro. Tu eri appostato fuori
dall'appartamento di Irene. Mi hai visto prendere un taxi.
Hai visto il taxi allontanarsi. Ti  passato accanto?
S.
L'hai seguito?
No, te l'ho gi detto.
Sei rimasto li a guardare il taxi che se ne andava?
Gi.
Bugiardo. Ho fatto tre isolati a piedi prima di prendere
quel taxi.
E io ti ho seguito per tre isolati.
Hai detto che non ti sei mosso.
Ho detto che mi trovavo nel punto in cui tu hai preso il
taxi. Oltre non sarei andato. Senti che cosa ho fatto. Ho visto
che ti avviavi a piedi. Quando hai percorso un isolato ho
messo in moto e ti ho tallonato. Mi sono tenuto a mezzo isolato
di distanza, strisciandoti dietro con la seconda ingranata.
Poi, a tre isolati dall'edificio, hai preso il taxi.
Tu che hai fatto?
Ho accostato.
E poi?
Sono rimasto a guardare mentre il taxi si allontanava.
E poi?
Ho fatto inversione e sono tornato davanti all'edificio.
Ho parcheggiato sull'altro lato della strada, in fondo all'isolato.
Hai detto di aver fatto inversione. Che genere di inversione?
Hai svoltato l'angolo?
No. Un'inversione a U.
Parry scrut Arbogast negli occhi. Sicuro che fosse un'inversione
a U?
Ti sto dicendo la verit. Ho fatto inversione a U, sono
tornato indietro e ho parcheggiato di fronte al palazzo. Sapevo
che saresti tornato.
Come facevi a saperlo?
Non sono mica fesso. In quel posto eri trattato da re. Vestiti
nuovi, soldi. E quando mi hanno dato le informazioni
sulla ragazza ho scoperto che era nubile e che ve ne stavate
lass soli soletti e che per te era una sistemazione perfetta e
che non potevi essere tanto fesso da lasciartela sfuggire.
Immaginavo che te ne saresti rimasto l finch le acque si
fossero calmate e poi avresti abbandonato la citt.
Sei proprio sicuro di aver fatto inversione a U? Sicuro
di non aver svoltato dietro l'angolo e di non essere rientrato
girando all'isolato successivo?
Ascolta, se avessi svoltato l'angolo e avessi girato dopo
l'isolato successivo mi sarei trovato sullo stesso lato dell'edificio.
Hai visto la macchina, no?
S.
Hai visto che era sull'altro lato della strada.
S.
Con il muso dritto davanti a te.
S.
Bene, questo prova che ho fatto inversione a U. E poi
cos' tutto questo polverone per un'inversione a U?
Due.
Be', certo che ne ho fatte due. Ero parcheggiato dall'altra
parte della strada quando ti ho visto uscire dal palazzo.
Dovevo fare inversione per seguirti, no? E ho dovuto farne
un'altra per tornare indietro.
Hai fatto immediatamente la prima inversione?
No. Ti ho gi detto che ho aspettato che avessi percorso
circa un isolato.
Avevi i fari spenti?
Certo. Non sono un fesso.
Quella seconda inversione. Parlamene un po'.
Che c' da dire su un'inversione? Giri il volante e fai
fare mezza piroetta alla macchina. Fine.
E la seconda inversione l'hai fatta subito?
No. Come ti ho detto, sono rimasto ad aspettare che il
taxi si allontanasse.
Mi stai dicendo che sei rimasto l a guardare il taxi che
si allontanava, senza muoverti. Non ha senso.
La mia macchina arriva massimo a cinquanta.
Va bene, adesso ha un senso. Ma non potevi sapere che
il taxi avrebbe superato i cinquanta. E allora ecco che di
nuovo non ha senso. C' un motivo per il quale non hai seguito
quel taxi e io so qual  e tu sai che lo so. Hai visto
un'altra macchina che gli stava alle calcagna.
Che intendi?
Una macchina. Una vettura. Un'automobile. L'hai vista
seguire il taxi. Ecco perch sei rimasto ad aspettare. Hai visto
la macchina che percorreva la strada a fari spenti. Non
avevi idea di chi fosse, ma sapevi che tallonava il taxi. E ti
dico che cosa hai pensato. Hai pensato che potesse trattarsi
della polizia. O forse no. E dato che non ne eri sicuro, hai
deciso di fare inversione a U e riappostarti a tener d'occhio
l'edificio in attesa del mio ritorno. Ti sei detto che magari il
taxi avrebbe seminato la macchina e che io sarei tornato e
se anche non lo avessi fatto c'era la possibilit che restassi a
piede libero. E finch io restavo a piede libero tu avevi in
pugno lei. E quindi saresti rimasto nelle vicinanze, a sorvegliare
l'appartamento. Quella notte ti giocavi una mano da
dieci, quindicimila dollari. Quando la mattina dopo mi hai
visto tornare con la faccia bendata sapevi che la posta era
ancora quella. Ma pi tardi ti sei congratulato con te stesso,
dicendoti che non eri un fesso, perch un giornale del mattino
ti aveva appena raccontato che la notte precedente era
stato commesso un omicidio e che i sospetti della polizia
ricadevano su di me. Sapevi che a quel punto sul piatto
c'erano tutti i soldi della ragazza. Ti sei visto arraffare i suoi
duecentomila fino all'ultimo centesimo. E invece adesso
vedi solo una pistola. E sai che mi devi raccontare ogni dettaglio
di quella macchina.
Non ho visto nessuna macchina.
Dimmelo o ti sparo sopra il ginocchio. E continuo a sparare
finch non ti stacco la gamba.
Non c'era nessuna macchina.
Doveva esserci. E doveva essere di un certo tipo. L'unica
possibilit che hai di andartene di qui con le tue gambe 
dirmi che tipo di macchina era e se corrisponde all'idea che
mi sono fatto.
Arbogast lo guard dritto in faccia.
Parry rimase in attesa. Sapeva di aver fatto la sua ultima
mossa. Quella decisiva. Il suo grande bluff.
Arbogast fiss l'arma.
Vedo che  inutile. Che non parlerai. E che qualunque
cosa mi dirai non sar la verit. Hai cercato di rendere le
cose difficili sia a lei che a me, e adesso io ti ripago con la
stessa moneta.
Parlo.
Racconta, e vedi di essere chiaro, perch non avrai una
seconda possibilit.
Era una spider. Con il tettuccio di tela. Di un colore acceso.
Credo che fosse arancione.
Arancione acceso.
Una spider color arancione acceso.
E al volante chi c'era?
Non sono riuscito a vederlo.
D'accordo, direi che non ha molta importanza. Direi che
posso ritenermi soddisfatto.
Di me che ne sar?
Non  un mio problema.
Che mi vuoi fare?
Niente. Ti lascio qui. A che mi servi, ormai? Sei fuori
da questa storia.
Se ne sono fuori, lasciami andare.
Certo. Fai dietro front e comincia a camminare.
E la macchina?
Me la prendo io.
Ma non puoi.
Ah. Pensavi che non potessi prendere neanche la tua pistola,
e invece l'ho fatto.
Non riuscirai a scappare.
Non intendo farlo. Non pi. Adesso mi sono guadagnato
un bel vantaggio, e me l'hai offerto tu su un piatto d'argento.
Non hai fatto altro che seguirmi e alla fine mi hai dato
quello che mi serviva. Magari era proprio cos che doveva
andare. Non so. Tu che ne pensi?
Non ne sono ancora fuori.
Magari le cose si risolvono sempre in questo modo. Magari
c' un disegno negli eventi e anche se impiega del tempo
a compiersi, alla fine si realizza.
Non mi porterai via la macchina.
Non sei nella posizione di dirmi che cosa posso o non
posso fare. Tu devi solo stare l immobile a ricordarti che hai
perso duecentomila dollari. Sai,  fantastico quando quelli
come te perdono.  uno dei rarissimi casi in cui quelli come
me pensano che ci sia una giustizia a questo mondo.
Ti dico che non ne sono ancora fuori.
Fatti una passeggiata, amico. Gira i tacchi e comincia a
muoverti.
Non ho ancora finito. Mi sono buttato in questa storia
con l'intenzione di ricavarne qualcosa ed  quello che far.
Si lanci contro Parry, che sollev la pistola e spar in
aria per spaventarlo, ma Arbogast non aveva pi paura di
niente e gli si avvent addosso. Caddero a terra, mentre
Arbogast tentava di disarmarlo. Parry allung indietro la
pistola per tenerla lontana dalla mano dell'altro. Il peso di
Arbogast lo schiacciava mentre scivolava in avanti per impadronirsi
dell'arma e Parry tentava di sgusciare via e l'altro
continuava a strisciare avanti. Parry si dimenava e rotolava
ma Arbogast aveva raggiunto la pistola e stava tentando di
strappargliela con entrambe le mani. Parry resistette. Arbogast
lo immobilizz con il ginocchio mentre avanzava
sbuffando nel tentativo di togliergli l'arma. Parry non mollava
e Arbogast continu la sua avanzata, finch si trov
con il ginocchio contro la gola dell'altro e quando se ne
rese conto cominci a spingere. Parry gett indietro la testa
mentre il ginocchio gli premeva dolorosamente e sempre
pi forte sulla gola togliendogli l'aria e la situazione
da brutta si faceva prima orribile poi insostenibile, ma lui
non moll la pistola. Ebbe la sensazione che la sua mano
si fosse fusa con l'arma e che niente potesse separarle ed
ebbe la sensazione che anche Arbogast lo avesse capito
perch il ginocchio gli stava portando via tutto premendo
feroce contro la gola nell'atto di togliergli quel che aveva,
e a quel punto il dolore si trasform in un lungo tubo di
sofferenza che fuoriusciva da entrambi i lati, gli sal agli
occhi e gli scese nello stomaco mulinando senza posa mentre
il ginocchio premeva pi forte. E non mollava la pistola
mentre il dolore gli si agitava dentro e correva lungo il
tubo che nello stomaco era lucido e viola e nella testa era
nero e rovente e nel mezzo era di vetro limpido e lui pot
guardarci attraverso e vide che Arbogast non stava pi lottando
per la pistola ma per ammazzarlo affondandogli il
ginocchio in gola. Attraverso il limpido centro di vetro del
tubo, vide Arbogast che lo seppelliva li e poi tornava da
lei e le scuciva i sessantamila e se ne andava e tornava per
altri ventimila e se ne riandava e tornava un'altra volta a
strappargliene trenta, quarantamila, in un andirivieni che si
ripeteva ancora, ancora e ancora e vide lei che gli dava i soldi e la sent chiedergli dove fosse finito lui e che cosa gli fosse successo e Arbogast le rispondeva che era da qualche parte e che importanza poteva avere dove si trovasse e cosa stesse facendo fintanto che lei pagava ogni volta che glielo chiedeva. E il dolore gli tagli la gola e si rivers nel tubo e prese ad andare su e gi, velocissimo, ormai vicino a ucciderlo. Oltre il dolore avvert qualcosa sulla mano, una sorta di lieve brezza tiepida, pi calda dell'aria gialla e cap che era il respiro di Arbogast, proveniente dalla sua faccia che era arrivata all'altezza della mano mentre lui gli comprimeva la gola con il ginocchio. Torse la mano sollevandola, sollevando la pistola. Laggi, fuori dal tubo di sofferenza, sent l'urlo di Arbogast prima di premere il grilletto.
...
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...
CAPITOLO 18.
...
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...
Ora il tubo era nero e spesso, gli riempiva la gola, e nella
testa aveva una grossa palla di nero vuoto. La percepiva lass,
sapeva che si stava ingrandendo e si chiese se non sarebbe
cresciuta a dismisura. Sentiva il raspo del suo respiro affannato
ed era come se il suo respiro fosse cenere sfregata
contro altra cenere.
Poi cominciarono a diminuire, il nero e la cenere. Tenne
gli occhi chiusi mentre si allentava la cravatta e si sbottonava
il colletto. Adesso l'aria passava con pi facilit, pi veloce,
e il tubo si assottigli fino a sciogliersi e svanire.
Apr gli occhi. Vide i rami color marrone scuro e le foglie
verdi scintillanti contro il pesante giallo incandescente. Li richiuse
e si disse che sarebbe stato piacevole dormire un po'.
Scivolare nel sonno fu bellissimo e restare addormentato
fu dolce, lieve e appropriato, perch il sonno non era profondo
e lui riusc ad avvertirne il conforto mentre si riposava
a occhi chiusi, sorbendo l'aria e liberandosi dello shock
e del dolore.
Poi, quando riapr gli occhi, cap di stare molto meglio e
di potersi alzare. Si tir su con calma. Si chiese se sarebbe
riuscito a tenersi in piedi senza cercare appoggi. Ce la fece.
Pot muovere le gambe. Si esamin la gola e gli sembr
gonfia ma non era pi indolenzita, solo un po' oppressa sul
lato esterno. Si gir a guardare Arbogast.
Giaceva a faccia in gi. Sulla nuca c'era una sporgenza.
Si avvicin e gir il corpo. Guard il viso.
Gli occhi erano spalancati, fuori dalle orbite, e dove la
carne era spaccata c'era del sangue. Il naso era aperto in due
e il buco, grosso, nero, verde e giallo, saliva e affondava e
trapassava la testa creando la sporgenza. La bocca e il mento
erano coperti di sangue. Si era coagulato nelle orecchie e
seccato sulla giacca e sul davanti della camicia.
C'era sangue sulla pistola che giaceva accanto al cadavere.
Senza parlare, il corpo disse, Mi sono buttato in questa
storia per ricavarne qualcosa.
Senza parlare, Parry rispose: Ci sei riuscito.
Si chin per raccogliere la pistola e si vide la mano imbrattata
di sangue vischioso. Prese un fazzoletto e si ripul.
Poi si controll, a caccia di altro sangue. Non ne vide sui
vestiti e cap che il corpo era stato sbalzato lontano quando
il proiettile lo aveva colpito.
Raccolse la pistola con la mano protetta dal fazzoletto per
non macchiarsela di nuovo. Poi si addentr ulteriormente nel
bosco e scav una buca per nasconderla. La ricopr e appiatt
per bene. Poi si allontan di qualche metro, scav un'altra
buca e ci nascose il fazzoletto sporco di sangue. Poi torn al
cadavere e lo fiss.
Sovrappensiero, infil la mano in una tasca della giacca ed
estrasse un pacchetto di sigarette e una scatola di fiammiferi.
Si mise una sigaretta tra le labbra e guard il cadavere. Fermo
li a contemplare il cadavere, si accese la sigaretta.
Rimase a fumare e a guardare il cadavere.
Era confuso.
Non capiva perch non provasse nessun rimpianto, nessun
orrore alla vista di quella cosa morta l per terra, la cosa
che lui aveva ucciso. Aveva sempre creduto di non essere
capace di uccidere qualcuno, riteneva di non poterne avere
il movente o l'impulso.
E mentre si interrogava non si sentiva felice. Ma neanche
dispiaciuto. Era stato un gesto meccanico e contemplando il
cadavere cap che si trattava di uno schema logico. Geometria.
Lui era vivo e la cosa per terra era morta. Non poteva
essere altrimenti e lo schema cominci a espandersi coinvolgendo
Irene, perch ora gli era chiaro quanto avesse desiderato
restare con lei e cap come ogni volta che si era allontanato
non avesse voluto far altro che tornare. E ogni volta si
era affannato per arginare quel desiderio che rischiava di travolgerlo.
E lo prov di nuovo, in quel momento, pi intenso
che mai, ma non dovette arginarlo, perch ormai conosceva
l'identit dell'assassino. Sapeva come e perch Gert
e Fellsinger erano stati uccisi e sapeva cosa fare. Stava elaborando
una strategia, stava trovando un modo per dimostrare
la colpevolezza di quella persona, per estorcerle la
confessione che avrebbe definito e sancito la sua innocenza.
E lo schema continu a espandersi, rivelandogli la semplice,
normale felicit che aveva sempre desiderato, la felicit
che aveva sperato di trovare con Gert, la felicit pulita e rispettabile
di un piccolo uomo senza importanza che non desiderava
affatto uscire dall'anonimato, che voleva solo un
lavoro quotidiano e qualcuno che lo accogliesse la sera, regalandogli
un sorriso.
Lo schema continu a espandersi. Prese a scintillare.
Avrebbe estorto una confessione all'assassino mostrandogli
che non c'erano vie d'uscita. E poi la sua ragazza sarebbe stata
ad aspettarlo. Al pensiero che lei lo stesse aspettando anche
in quel momento e che non avrebbe dovuto farlo ancora
per molto, gli occhi gli si riempirono di lacrime. La felicit
col gi dallo schema e lo inond. Un lavoro in un'industria
bellica e le domeniche con la sua ragazza, e ogni mattina e
ogni sera con la sua ragazza, la sua ragazza piccolina.
Si disse che ormai le cose andavano alla grande.
Si allontan dal cadavere. Attravers il bosco e torn nel
lotto deserto, camminando lentamente. Super il lotto, fumando
con calma, organizzando le mosse successive. Attravers
la strada, entr in macchina e accese il motore. Prima
di mollare il freno volt la testa e gett lo sguardo al di l
del lotto deserto, al di l della desolazione gialla interrotta
dalla linea di boscaglia verde. E la boscaglia gli parve molto
silenziosa e inerte.
Poi l'auto part. Le fece compiere un'inversione a U e
torn verso la citt. L'orologio non aveva smesso di camminare
e ora gli diceva che erano le due e tre quarti.
In citt parcheggi in una stradina laterale a tre isolati
dalla zona commerciale. Aveva fame e il dolore alla gola era
scomparso del tutto. Si disse che niente gli impediva di mangiare
qualcosa. Scese dalla macchina e si avvi a piedi verso
la zona commerciale. In un ristorante ordin braciole di
maiale e verdura, caff e torta. Rimase seduto a godersi un
secondo caff e una sigaretta. Dopo un'altra sigaretta usc,
cammin fino all'angolo e si mise ad aspettare un taxi. Ne
passarono tre che lo ignorarono. Il quarto lo caric a bordo.
Si muoveva lento nel traffico intenso.
Parry si controll i pantaloni, le maniche. Si esamin dettagliatamente
e vide che non c'era sangue. Il taxi stava svoltando.
Accese un'altra sigaretta. Il taxi si stava allontanando
dal centro. Si spost sul sedile in modo da potersi guardare
nello specchietto retrovisore. Si sistem la cravatta e si ravvi
i capelli. Si rilass contro lo schienale e respir la calura che
penetrava dai finestrini aperti. Il taxi svolt ancora. Adesso
andava pi veloce.
Si inerpic su per una via in salita poi scese gi per una in
discesa, poi risali di nuovo. Poi attravers una zona residenziale.
Si ferm a un semaforo. All'angolo c'era un emporio.
Scendo qui.
Ma aveva detto...
Lo so, ma scendo qui. Mancano solo un paio di isolati.
Il capo  lei.
Pag la corsa ed entr nell'emporio. Prese un elenco telefonico
e con l'indice scorse una fila di nomi. Chiuse l'elenco
e si diresse al bancone dove si fece cambiare un quarto di
dollaro in due monetine da dieci centesimi e una da cinque.
Entr in una cabina e compose un numero.
Pronto? rispose qualcuno.
La signora Rapf?
S?
Come stai, Madge?
Chi parla?
Un amico di tuo marito.
Non ho un marito. Comunque, siamo separati.
Lo so, ti chiamo per questo.
Che cosa vuole?
Mi piacerebbe incontrarti.
Come sarebbe a dire?
 semplice. Mi sono trasferito qui per lavoro da qualche
settimana e non conosco quasi nessuno. Mi sono imbattuto
in tuo marito che mi ha parlato di te. In termini lusinghieri.
Ma davvero? Cos' lei, un appestato?
Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto incontrarti e mi ha
dato il tuo numero. Spero non ti dispiaccia.
Ha una bella faccia tosta.
Possiamo vederci?
No.
Ascolta, Madge, secondo me mi troveresti di tuo gradimento.
Come si permette di darmi del tu?
Incontriamoci, cos avr il tuo permesso.
Oh, ma non mi dica!
Proprio. Da quello che ha detto tuo marito, sei il tipo che
fa per me. E sono sicuro che ti andr a genio.
Non amo gli sfacciati.
Ma io non sono sfacciato. Semplicemente, non bado alla
forma.
Com', fisicamente?
Di bell'aspetto.
Altezza?
Media.
Asciutto?
S.
Et?
Trentasei.
Come mai non  sposato?
Lo sono stato. Due volte. Non corrispondevano a quel
che cercavo. Io sono a caccia di un tipo particolare.
Non usa mezzi termini, lei.
A che serve?
Come si chiama?
Allan.
Allan e poi?
Allan e basta.
Che cosa ti ha detto mio marito?
Te lo racconto quando ci incontriamo.
Come sai che ci incontreremo?
Non lo so, dipende da te. Ma se sei curiosa, io mi trovo
dalle tue parti. Potrei passare a farti un saluto. Ci guardiamo
negli occhi cos stabiliamo anche se vale la pena di iniziare
una storia. Se s, stasera ti porto a cena fuori.
Mi piacerebbe tanto sapere che ti ha detto.
Lo saprai.
Dimmelo adesso.
Volentieri, ma ho paura di giocarmi l'opportunit di incontrarti.
Mi stai forzando la mano.
Non di proposito.  che non vedo l'ora di conoscerti
personalmente.
Non ho niente addosso. Ero immersa nella vasca. Fa un
gran caldo.
Non c' fretta.
Facciamo cos. Mi infilo qualcosa. Passa tra un quarto
d'ora, anzi, meglio venti minuti.
D'accordo, venti minuti disse lui, e riattacc. Usc dalla
cabina, and al bancone e si fece dare un pacchetto di sigarette
dal commesso. Poi controll l'ora. Il commesso gli
chiese se desiderava altro. Lui rispose di no. Poi vide la piramide
di scatole di cioccolatini e chiese quanto costavano
e il commesso gli disse due dollari l'una e lui chiese se ce
ne fossero di pi costose. Il commesso scomparve sotto il
bancone e rispunt con una confezione viola ornata di nastri
di raso anch'essi viola e disse quattro dollari e cinquanta.
Parry constat che era molto costosa, ma insist per avere
qualcosa di speciale. Il commesso gli conferm che quella
scatola lo era, che si trattava di cioccolatini europei e che in
giro non se ne trovavano poi tanti e che quella era l'ultima
rimasta e che se davvero voleva qualcosa di speciale faceva
meglio a prenderla finch c'era. Compr la scatola per quattro
dollari e cinquanta pi le tasse e disse al commesso di
incartargliela per benino e il commesso fece un sorriso ammiccante
e si mise all'opera. Parry prese la confezione e si
diresse verso la rastrelliera dei rotocalchi, dove si mise a
guardare le copertine. Entr una signora che compr una
borsa dell'acqua calda. Un ragazzino chiese una barretta di
cioccolata. Un signore arriv con una mano sulla guancia
gonfia, sventolando una prescrizione con l'altra. Parry controll
l'ora. Una giovane donna entr per chiedere qualcosa
e il commesso tent di abbordarla, allora lei gli chiese perch
non portasse appuntato il distintivo dei congedati e lui
le rispose che aveva una doppia ernia e che se voleva gliela
faceva vedere e lei se ne and. Il commesso usc da dietro il
bancone, si avvicin a Parry e disse che quello era il genere
di cose che lo mandava in bestia. Apr la camicia e gli mostr
una cicatrice orribile che gli partiva dal petto e arrivava
alle costole e disse che se l'era procurata al Passo Kasserine.
Parry controll l'ora. Il commesso disse che andava in bestia
per il modo in cui la gente faceva osservazioni e aggiunse che
comunque degli altri non ne poteva pi. Si riabbotton la
camicia, dichiarando che un giorno o l'altro avrebbe aggredito
qualcuno chiudendogli la bocca con un cazzotto. Il proprietario
usc da una stanzetta sul retro e si piazz al centro
del negozio a guardare fuori dalla porta aperta la strada nera
che il sole aveva colorato di giallo. Entr una bambina, disse
di aver dimenticato che cosa sua madre l'avesse mandata
a comprare e usc. Il proprietario mise le mani davanti a un
ventilatore elettrico, scosse il capo, attravers il negozio e
accese un altro ventilatore. Entr un marinaio che si sedette
accanto allo spillatore di soda e chiese uno sciroppo alla
pesca con soda. Il commesso gli comunic che la pesca era
terminata. Il marinaio opt per la fragola e rimase seduto a
mescolare lo sciroppo con la soda, dicendo che quello era il
solo modo per gustarsi un vero sciroppo con soda. Una donna
anziana entr, compr una bottiglia di petrolio e se ne
and. Il marinaio disse che faceva davvero caldo e il commesso
concord, poi l'altro chiese un secondo sciroppo. Parry
controll l'ora e usc dal negozio.
Arriv in fondo alla strada, gir, percorse una seconda
via, svolt ancora e si trov sulla strada residenziale. Conosceva
l'indirizzo. Conosceva il palazzo, l'edificio di mattoni
bianchi con il cancello di ferro e i telai delle finestre neri.
Accese una sigaretta, attravers la strada e oltrepass il cancello
aperto. Controll l'ora ed entr nel vestibolo. Poi guard
il citofono, trov il suo nome e premette il pulsante. Ottenne
un ronzio di risposta. Apr il portone ed entr nell'atrio.
In ascensore butt a terra la sigaretta e la spense. L'ascensore
si ferm al quinto piano. Si avvi lungo il corridoio. Se
lo ricordava, ricordava tutto. Si disse che doveva procedere
con un certo metodo e che doveva soffermarsi un secondo
ad analizzare le cose da dire e l'ordine in cui le avrebbe dette.
Poi si disse che forse mettersi a fare le prove in quel
modo non era una buona idea perch poi sarebbe risultato
artefatto e a quel punto non doveva esserci niente di artefatto.
Ricord come aveva costretto Arbogast a parlare, come
aveva insistito sulle inversioni a U per farlo tornare con la
mente a quella notte e ai suoi minimi passaggi, come lo aveva
obbligato a rivederli, dalla prima inversione a U, all'attesa
che l'aveva preceduta, all'attesa che aveva preceduto la
seconda: come si era accorto che Arbogast era ancora
distratto e lo aveva martellato con le inversioni, inchiodandolo
su quella strada nei momenti della prima e della seconda
inversione e dell'intervallo tra l'una e l'altra in modo che lui
si concentrasse quanto bastava per ricordare. Aveva improvvisato
e sapeva che semmai avesse preparato qualcosa non
sarebbe mai partito dalle inversioni. Ma proprio grazie a
quelle era riuscito a spremere Arbogast fino all'ultima goccia.
Era stata una manovra spontanea, priva di finzioni, e
anche stavolta doveva andare allo stesso modo.
Giunse davanti alla porta. Buss.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
La porta si apr.
Lei se ne stette li ferma e lo guard dritto in faccia. Poi
lo squadr da cima a fondo e alla fine torn a guardarlo in
faccia.
Era snella. Alta pi o meno un metro e sessanta, poteva
pesare cinquanta chili al massimo.
Aveva un viso dai tratti comuni, senza nulla di attraente.
Occhi color vecchio palo del telegrafo. Naso corto e largo
alla base, troppo largo per la sua faccia, e la bocca era troppo
grande. Ma non si poteva dire che fosse brutta. Solo, non
era attraente. Era abbronzata, di un'abbronzatura artificiale,
ottenuta con qualche lampada. I capelli erano tinti di arancione
scuro. Acconciati con la riga in mezzo, lasciavano le
orecchie scoperte. Indossava una vestaglia arancione acceso
e un paio di pantaloni larghi arancione pallido con dei
sandali che rivelavano le unghie laccate di arancione acceso.
Teneva una sigaretta in mano e il fumo saliva e le si avvolgeva
lento sopra la testa.
Accomodati.
Parry entr e chiuse la porta. Calpest un tappeto a telaio
color arancione scuro. Nuovo. Tutto nell'appartamento era
diverso e nuovo. Regnava l'arancione in tutte le sue sfumature.
Sul telaio dell'enorme finestra correvano delle linee
arancioni orizzontali e verticali. Sul suo lato sinistro c'era
un grosso vaso di vetro arancione e sul destro una collezione
di vasellame indiano bianco, fatta eccezione per alcune
righe arancioni che correvano a zigzag intorno al centro.
Lei si sedette su una poltrona arancione pallido, bassa e
rotonda, e gli indic il divano arancione scuro.
Parry si accomod. La stava guardando. Mise il pacchetto
sul divano.
Lei disse, Penso che non avrei dovuto invitarti qui.
Non ti piace quello che vedi?
Non  questo il punto. Semplicemente, non  nel mio
stile.
Be', io sono felice di essere venuto.
Posso offrirti qualcosa da bere? Guardava il pacchetto.
Grazie, s. Qualcosa di fresco.
Lei si alz e and in cucina. Torn con un vassoio sul
quale erano poggiati due bicchieri alti pieni a met di ghiaccio,
un piattino di lime a fette e una bottiglia di acqua brillante.
Apr una credenza arancione pallido ed estrasse una
bottiglia di gin. Mescol la bibita.
Parry sorseggi il suo drink fissando il tappeto.
Che cosa ha detto mio marito? chiese lei, senza perdere
d'occhio il pacchetto.
Parry sollev lo sguardo. Lei stava aprendo la bocca per
bere. Vide le otturazioni d'oro scintillare tra i denti.
Ti ha descritta.
Accuratamente?
S.
Bevve un lungo sorso. E che altro? Torn a fissare il
pacchetto.
Ha detto che non  facile andare d'accordo con te.
Pu darsi.
Pu darsi che l'idea mi piaccia.
Sei uno con cui si va d'accordo?
A volte. Dipende.
Gli sorrise. Aveva la bocca aperta e lui vide di nuovo le
otturazioni d'oro. Lei insist: E che altro?
Su di me?
No. Che altro ha detto di me mio marito. Fiss il pacchetto.
Ha detto che l'hai quasi mandato al manicomio.
E che altro? Teneva la bocca ben aperta mentre sorrideva.
Lui guard le otturazioni d'oro. Disse Be', ha sostenuto
che hai l'abitudine di fingere.
Fingere cosa?
Per esempio di non avere tanto cervello, di non essere
altro che una peste ottusa.
Davvero l'ha detto?
S, e ha aggiunto che sei una scaltra manipolatrice e che
se decidi che vuoi qualcosa non c' niente che possa fermarti.
Ha detto che se n' andato perch gli facevi paura.
E tu che idea ti sei fatto?
Secondo me non ha tutti i torti.
Pensi che ti farei paura? Fiss il pacchetto.
Di tanto in tanto. E il tuo cruccio sarebbe scoprire
quando.
Lei rise. Le otturazioni d'oro catturarono un raggio di
sole e lo inglobarono. Chiese Che lavoro fai? e rise di
nuovo.
Lavoro per una societ di investimenti.
Smise di ridere. Lo guard. In che settore?
Gestione clienti.
Per quale ditta?
Kinney.
Da quanto tempo?
Poche settimane. Ti ho gi detto che sono appena arrivato
in citt.
Come vi siete conosciuti tu e mio marito?
 venuto a fare un investimento.
E dove li ha presi i soldi?
Era una piccola somma.
Piccola quanto?
Non te lo posso dire.
Si alz. Me lo dici o no?
No.
Va bene, allora fuori di qui.
Come vuoi. Si avvi alla porta.
Lei scoppi a ridere. Parry si gir a guardarla. Le otturazioni
parevano ingigantite. Te ne saresti andato sul serio?
S.
E mi avresti cercato ancora?
No.
Perch no? Guard il pacchetto sul divano.
Ti saresti messa a far domande su di lui.  a lui che pensi
ancora.
Non essere sciocco.
D'accordo, allora pensi ai suoi soldi.
E non ti piace, vero?
In parte. Non mi interessa chi hai in mente. Ma la prossima
volta che ci vediamo non intendo subire un interrogatorio
su di lui o sui suoi soldi.
Chi ha parlato di rivederci?
Non io. E nemmeno tu. Ma  scontato, e lo sai.
Non dirmi quello che so. Guard il pacchetto.
D'accordo. Non perder tempo a dirti cose che sai gi.
Guard il pacchetto. Chiese,  per me?
S.
Lo prese e lo scart. Sciolse i nastri di raso viola, apr la
scatola e contempl i cioccolatini.
Sorrise. Era molto lusingata. Disse Che pensiero delicato.
Mi fa piacere che lo apprezzi.
Si mise in bocca un cioccolatino e lui vide ancora le otturazioni
d'oro. Lei mastic e disse: Davvero delizioso.
Sedette sulla poltrona bassa e rotonda con la scatola in
grembo. La bocca le si era addolcita per la felicit e gli occhi
le brillavano, carichi di aspettative. Era riuscito nell'intento
di solleticarla.
Grazie per i cioccolatini, Allan. Allan e poi?
Linnell.
Gli stava fissando la bocca. Disse, Ho capito che mi sarebbero
piaciuti appena li ho visti. Continuava a fissargli
la bocca.
Be', che ne dici? Non ti sembra un buon inizio?
Lei si rilass contro lo schienale e scelse un altro cioccolatino.
Sorrise e disse Allan Linnell. Poi si port il cioccolatino
alla bocca e lo morse.
Fu il segnale che Parry stava aspettando.
Avrei dovuto portarteli in una scatola arancione.
Lei gli lanci un'occhiata mentre lui fissava il tappeto
arancione scuro. Disse: Gi,  il mio debole.
Scommetto che l'arancione regna su tutto ci che possiedi.
Pi o meno. Gli fissava la bocca.
Anche la macchina?
Anche la macchina. Arancione acceso. E la mia pietra
preziosa  il berillo arancione. E il mio drink preferito 
l'Orange Blossom, solo per via del colore.
Gi. Immagino che alcuni colori esercitino un certo fascino
sulle persone.
Mentre pronunciava questa frase, lei continu a fissargli
la bocca e quando la frase le penetr nelle orecchie e le entr
in testa il suo sguardo scese sul completo che indossava.
Poi risal e si fiss sugli occhi. Poi scese di nuovo e si impigli
nel tessuto di lana pettinata grigia e nel rigatino viola.
Si spost sulla scatola viola di cioccolatini. E sulle righe viola
del completo grigio. Torn agli occhi.
A quel punto fu scossa da un brivido e chiuse le palpebre.
Si stava sforzando di abbandonare la stanza senza muoversi
dalla poltrona.
Lui disse Hai capito. Riconosci il completo. Quella notte
l'hai rimirato per bene. Adesso mi guardi in faccia e non
te ne vuoi fare una ragione, ma ti devi rassegnare, tutto qui.
Credici.
Lei cerc di alzarsi dalla sedia, ma non riusc a muoversi.
Sono proprio io disse Parry.
Vattene. Vattene, lasciami in pace.
Non posso, Madge. Non ora. Ora la Peste sono io. Sei
sempre stata tu, la Peste, ma adesso tocca a me. Non ho alternative.
Funziona cos, Madge. Mi tocca restare qui con te
ad affliggerti perch so che hai ucciso Gert e Fellsinger e
devo riuscire a fartelo confessare.
Vattene.
Non puoi mandarmi via, Madge. L'hai fatto una volta,
ma ora non puoi pi. Sei davvero abile, ma non sei un'incantatrice.
Ho fatto un sogno in cui eri un'incantatrice color
arancione acceso su un trapezio altissimo e mi costringevi a
salire lass insieme a te e poi mi buttavi di sotto. Io finivo
in pezzi, moribondo e tutti si dispiacevano per me. E tu te
ne stavi lass sul tuo trapezio sospeso a farti una risata mostrando
le otturazioni d'oro. Ma io dal sogno sono uscito. Tu
invece non puoi. Sei rimasta lass, tutta sola.
Vattene, Vincent. Ti prego, vattene. Se scappi adesso
non ti troveranno mai.
Ma a questo punto io voglio che mi trovino.
Ti uccideranno.
Ti sembro preoccupato?
Lei fu percorsa da un altro brivido. Lo fiss.
No, Madge, non lo sono. So che sei stata tu e so di poterli
convincere di questo. Sono in grado di provare che mi
hai seguito da casa di Irene Janney la notte in cui Fellsinger
 stato ucciso. E questo sar il primo indizio che gli fornir.
Poi li far risalire al giorno in cui hai ammazzato Gert.
Gli dir perch l'hai fatto e gli mostrer come. L'hai uccisa
perch eri sul trapezio, tutta sola. Mi volevi lass con
te. Non mi ero reso conto di quanto mi desiderassi. Deve
essere stato terribile sapere che l'unico modo per avermi
era liberarti di Gert. Cos ti sei messa un paio di guanti, hai
afferrato quel posacenere e l'hai uccisa. E hai avuto me.
Lass, sul trapezio. Ma a quel punto non mi volevi pi. E
mi hai buttato via. Hai passato alla polizia la presunta rivelazione
di Gert. Al processo hai testimoniato con sagacia,
illustrando tutti i motivi per cui avrei voluto far fuori
Gert, instillando in loro la convinzione della mia colpevolezza.
Avevano le mie impronte sul posacenere e la tua storia:
bastava e avanzava. Io, invece, non avevo niente. Perch
non sapevo niente. Pensavo che fosse morta per un
incidente e ignoravo la violenza con cui mi avevi desiderato.
Non puoi farli tornare sui loro passi.
Certo che s. L'altra sera, nell'appartamento di Irene, tu
hai accennato a qualcosa e Bob ha accennato a qualcos'altro
e saranno quelle mezze verit che mi aiuteranno a farli
ragionare.
Lei lasci vagare lo sguardo. Bob  dalla tua parte.
S, ma ancora non lo sa. E tu sei sola. E quando li avr
riportati al giorno dell'omicidio di Gert li avr tutti dalla mia
parte e tu non avrai nessuno. Se ci rifletti bene, Madge, sei
sempre stata sola...
Lascia perdere, Vincent. Molla tutto. Non puoi vendere
quel che non hai.
...perch desideravi esserlo. Perch se e quando ottenevi
quel che volevi non vedevi l'ora di disfartene. Ma non sopportavi
che qualcun altro si appropriasse di ci che tu stessa
avevi buttato via. Sapevi che Irene Janney mi desiderava e
hai ucciso Fellsinger perch era l'unico modo che avevi per
impedirle di arrivare a me. Sapevi che sarei finito sulla sedia
elettrica per l'omicidio di Fellsinger. Era a questo che pensavi
mentre lo ammazzavi, convinta che ti saresti liberata di me
una volta per tutte e che non sarei stato di nessun'altra. Un
obiettivo che andava persino oltre i motivi pratici che ti inducevano
a commettere quell'omicidio.
Dammi retta, Vincent, lascia perdere. Non riuscirai mai
a montare un caso contro di me.
Vedi, Madge? Persino adesso stai cercando un modo per
garantirti che io non le appartenga. Sei davvero fenomenale.
 praticamente impossibile eguagliarti. Ma, sai com',
l'arancione acceso spicca su una via buia.
Non  mica una prova. Non hai niente in mano. Ti serve
una confessione. E stai cercando di estorcermela.
Be', di sicuro semplificherebbe le cose. Per come stanno
adesso, io so che cosa hai fatto, come e perch. E i problemi
che hai dovuto risolvere. Il primo ti si  presentato
quando hai bussato alla porta di Irene e hai sentito il fonografo
e la mia voce che ti diceva di andartene. Hai intuito
che non si trattava di Bob e quando sei uscita hai continuato
a tener d'occhio la finestra. E poi hai controllato dove fosse
Bob e contemporaneamente hai scoperto che ero evaso da
San Quentin. E qui ti conquisti l'Oscar, perch sapevi che
Irene provava qualcosa per me, tenevi d'occhio i suoi sentimenti
sin dal primo momento e sotto quella maschera da
peste ottusa le ridevi alle spalle, perch lei mi moriva dietro
e io non sapevo neanche che esistesse una persona come
Irene Janney.
 stata lei a dirti di venire qui.
No, acqua, acqua. Adesso il gioco lo conduco io. Ho io
la mano vincente. Non  difficile immaginarti alle prese con
i tuoi problemi, mentre ci pensi su e ti dici che sono a piede
libero e dato che sai che so di non aver ucciso Gert, c' la
possibilit che possa usare la mia libert per venirti a cercare
e scoprire chi sia il vero assassino. Ti sei preoccupata,
sapevi di dover compiere un gesto drastico e definitivo. Certo,
c'era stata la scoperta sorprendente dell'intelligenza di
Irene, superiore a quella che le avevi attribuito, per non parlare
del fatto che mi stava nascondendo nel suo appartamento.
Cos sapevi di dover cominciare col tener d'occhio il
posto. E quando sono uscito mi hai seguito. La tua spider ha
tallonato il taxi che mi portava da Fellsinger. Hai guardato
quale pulsante premevo. Quando sono salito ti sei avvicinata
e hai letto il nome di Fellsinger accanto al pulsante. Sapevi
che era solo questione di tempo prima che la polizia andasse
a trovarlo per chiedergli se avevo cercato di mettermi
in contatto con lui. Il tempo costituiva un fattore essenziale.
Volevi che mi sbrigassi a scendere e quando l'ho fatto sei
sgusciata fuori dal tuo nascondiglio, sei entrata e hai premuto
quel pulsante. Mentre salivi ti sei organizzata. Il tuo
obiettivo principale era impedire a Irene Janney di avermi.
Inoltre, volevi assicurarti che Fellsinger non mi aiutasse a
scoprire chi aveva ucciso Gert. Ancora una volta sapevi che
ammazzando Fellsinger tutte le impronte avrebbero condotto
a me perch la polizia era a conoscenza della nostra amicizia
e avevi la certezza assoluta che avrebbe trovato le mie
impronte, quindi non ti serviva altro. Cos sei entrata e hai
ucciso Fellsinger. Gli hai fatto abbassare la guardia a furia
di chiacchiere e poi l'hai freddato. Non  cos?
S.
Lo dirai alla polizia?
No.
Te lo faranno sputare, comunque. Perch avranno in
mano i fatti. Avranno il movente. Stai trascurando il dettaglio
Bob. Lui sar dalla mia parte.
Lei sorrise. Non servir. Bob verr classificato come
testimone prevenuto. E poi che potrebbe mai dire? Che ti
desideravo? Quale sar mai la prova tangibile in suo possesso?
Una dichiarazione firmata dell'uomo che avevi assoldato
per pedinarlo. L'uomo che compiendo un giro a trecentosessanta
gradi e pedinando me fino al tuo appartamento ha
chiuso il cerchio e collegato tutti i fatti. La dichiarazione
scritta  la prova risolutiva, Madge.
Lei smise di sorridere. D'accordo, ha un suo valore, ma
non  sufficiente. L'elemento gelosia  troppo debole.
E allora rafforziamolo. Introduciamo un pettegolezzo
piccante su Bob e Gert.
Bob. E Gert. Bob e Gert. No. No, non ci provare. E impossibile.
Ma vero. E quando Bob si alzer in piedi e confermer la
sua relazione con Gert, tutto apparir limpido e cristallino.
Dir che non ne sapevo niente. E sar la verit.
Ma non ti crederanno, Madge. Avevi assoldato quel tizio
per seguire Bob. Un atto parossistico che sancisce il movente.
Adesso s, che sei spaventata. E ti dir di pi: appena
hai saputo che ero in citt sei rimasta impietrita per la paura.
Altrimenti avresti trovato il modo di spifferare alla polizia
che mi nascondevo a casa di Irene Janney. Ma mentre in
un primo momento provavi solo inquietudine, a quel punto
eri terrorizzata. E non potevi pi tirare in ballo la polizia perch
pensavi che Irene Janney e io stessimo tramando qualcosa
e che fossimo sul punto di metterne a parte proprio la
polizia. L'unico modo per mandare tutto in malora era un
secondo omicidio, l'omicidio di Fellsinger. E qui entra in
gioco l'aspetto pratico. Che per non lo  stato abbastanza.
Hai tralasciato un dettaglio. Perch mai avrei dovuto uccidere
Fellsinger visto che ero in possesso delle prove che mi
scagionavano dall'omicidio di Gert?
A dir la verit ci ho pensato.
S, ma troppo tardi. Fellsinger era gi morto. Avevi
commesso quell'errore e chiss quanti altri, cos hai preferito
aspettare prima di coinvolgere la polizia. La sera in cui
sei piombata da Irene non stavi recitando. Eri davvero sconvolta.
Speravi che io non ci fossi, che avessi lasciato la citt,
che stessi scappando lontano. Ci contavi, avrebbe garantito
il tuo guadagno sull'investimento Fellsinger e la
conferma di poter finalmente coinvolgere la polizia. Ma
ecco che spunta un nuovo guaio. Irene dice che sta per arrivare
Bob e che non ti vuole nascondere in camera da letto.
Cos scopri che in camera da letto ci sono io. E ti viene
la nausea. Non sai pi come scendere dalla giostra su cui
sei salita. Che cos'ha in mente Vincent Parry? Che cosa lo
trattiene a San Francisco? Perch non scappa? Che aspetta?
E quanto intende aspettare? Ho paura, ho paura. Non 
cos, Madge?
Lei accarezz le pieghe dei pantaloni color arancione pallido
con le dita sottili. Si guard le ginocchia, poi si sistem
meglio in grembo la scatola viola di cioccolatini e ne studi
il contenuto.
Parry incroci le braccia e rimase a osservarla.
Madge scelse un cioccolatino e se lo avvicin lentamente
alla bocca, ma a met percorso si blocc, lo fece scivolare
nel palmo e lo strinse nel pugno, schiacciandolo. Il
guscio di cioccolata si ruppe e la candida crema al burro le
sgorg tra le dita. Ciondol la testa e spalanc la bocca
spasmodicamente, come se le mancasse l'aria. Continu a
strizzare il cioccolatino e poi di colpo apri la mano e contempl
la sua opera. Sul palmo c'era un pasticcio di frammenti
di cioccolata e crema al burro che le col dalle dita.
Si lasci sfuggire un cigolio disgustato e si strofin il palmo
sui pantaloni. Poi pass la mano sulla vestaglia arancione
acceso e continu a strofinarla finch non fu pulita.
Dopodich contempl l'impiastro sui pantaloni e sulla vestaglia
e sollev la testa, con la bocca ancora aperta, spalancata
in una sorta di abbandono caduco.
Disse Vincent, ti desidero. Sono arrivata a passare le
notti a piangere, per quanto ti desideravo.
Lui abbass le braccia e le tenne rigide, scostate dai
fianchi.
D'accordo, Vincent. Consideriamo i fatti. A questo punto
lei ha te. Lei ha te e tu hai me. E se non mi hai ancora
mollata  perch la polizia ti sta alle costole. E finch non
mi avrai in pugno non potrai provare niente, non se io non
confesser. Il movente da solo non basta. Vorranno i fatti.
Ma tu confesserai disse lui. Indietreggi di qualche
passo e si trov tra la poltrona bassa e la finestra.
Ti sbagli, Vincent. Non riuscirai mai a provare niente
perch io non aprir bocca. Hai bisogno di prove, di qualcosa
di concreto, di un testimone. E non ce l'hai un testimone,
giusto? No. Certo.
La guard. Lei si lasci sfuggire un risolino divertito. Le
sfumature d'arancione si mescolarono amalgamandosi e lo
inondarono.
Lei continuava a ridere. Non hai uno straccio di testimone...
no.
Ho i fatti e ho te. Non mi serve altro.
I fatti non bastano. Non puoi provarli senza di me.
Ma ti ho in pugno, ormai.
No, Vincent, nient'affatto. Si alz. Gli sorrise.
Pensi veramente di poter scappare?
Madge respir a fondo e lui sent il sibilo dell'aria che le
scendeva in gola. Disse, Non smetteranno mai di cercarti.
Lei ti desidera tanto. Ecco perch accetter di accompagnarti
nella tua fuga infinita e spaventosa, nel tuo interminabile
affanno. E sar la sua rovina, ma non ci bader, perch desidera
soltanto vivere con te. E tu lo sai bene, ecco perch non
la coinvolgerai. Ecco perch lei non ti ha ora n ti avr mai,
come non ti avr mai nessun'altra. Ho ottenuto quello che
volevo. Le cose a questo punto non possono pi cambiare.
Gli rise in faccia e lui vide le otturazioni d'oro. Vide l'arancione
acceso ritrarsi e allontanarsi troppo in fretta. Madge si
era lanciata in una corsa all'indietro talmente veloce che lui
non riusc ad afferrarla e non pot far altro che contemplare
lo scintillio delle otturazioni d'oro e il bagliore dell'arancione
acceso mentre lei allargava le braccia, poi le otturazioni balenarono
quando urt contro la finestra e la finestra cedette e i
vetri infranti schizzarono quando la oltrepass.
Parry raggiunse la finestra. Si accasci contro quel che ne
restava e la vide precipitare, l'acrobata color arancione acceso
caduta dal trapezio. E fu come se lo trascinasse con s
nella discesa, mentre l'arancione acceso ruotava, sobbalzava,
scendeva e si schiantava sul marciapiede cinque piani
pi in basso. Vide due carrozzine e due donne e sent le donne
urlare.
Poi vide le loro facce rivolte in su. E seppe che stavano
fissando il viso dell'uomo li in alto, incorniciato dai vetri
rotti. Urlarono pi forte.
Si precipit fuori dall'appartamento pensando a Irene,
sfrecci nell'ascensore pensando a Irene, cap di non poterlo
usare, di non poter uscire dall'ingresso principale. Corse
lungo il corridoio e prese la scala antincendio. Pensava a
Irene. Attravers un vicolo e una stradina e un altro vicolo e
alla fine una via con le rotaie del tram. Rimase ad aspettare
pensando a Irene, poi arriv un tram e lo port in centro. Corse
all'albergo. La mente incollata a Irene. Sal nella sua stanza,
indoss i vestiti nuovi e fece le valigie. Poi scese, pag
per un giorno solo e disse che un imprevisto lo costringeva a
lasciare la citt e intanto pensava a Irene, e se la immaginava
tutta sola alla finestra del suo appartamentino a guardarlo andar
via desiderando che tornasse, che la portasse con s. E
cerc di dirle quanto gli sarebbe piaciuto farlo ma non poteva
perch ormai non c'era pi modo di provare la sua innocenza
e la loro vita sarebbe stata una fuga infinita, e per quanto larga
la loro strada sarebbe stata immersa nel buio, nell'ansia e
nell'incertezza. Di tanto in tanto avrebbero trovato un rifugio
ma nessuna sicurezza e lui non poteva farle un simile torto.
Si disse che lei era tutta sola e che lui l'avrebbe immaginata
sempre cos e si disse di tornare a prenderla. Si disse che non
poteva farle un simile torto. L aveva una casa, era al sicuro.
Con lui non sarebbe mai stata al sicuro e non avrebbe mai
avuto una casa perch un nascondiglio non poteva essere una
casa e lui sapeva che cosa significasse nascondersi, scappare
e nascondersi ancora. Non poteva chiederle di condividere
quella vita, anche se sapeva che lei si sarebbe precipitata a
farlo. E sapeva che una volta compiuta e subita la scelta Irene
non avrebbe fiatato, fingendo, sorridendo, dichiarando che era
tutto a posto. Era fatta cos. La sua ragazza. La sua felicit, il
dolce candore che aveva sempre cercato e che ora desiderava
pi che mai. E la sent implorarlo di tornare a prenderla. Si
sent implorare se stesso di farlo. E sotto il sole abbagliante la
strada restava buia.
Usc dall'albergo e cammin fino a una scalcinata stazioncina
di pullman. Entr. Sedute su una panchina di fronte al
bancone scheggiato c'erano molte persone in abiti modesti. Si
avvicin e il giovanotto allo sportello gli chiese dove volesse
andare e lui disse Patavilca e il giovanotto gli chiese di ripetere
e lui disse Arizona e quello chiese dove in Arizona e lui
disse Maricopa. Il giovanotto prese una carta stradale e gli
chiese se viaggiava solo e lui annu. Ottenuto il biglietto trov
posto sulla panchina e si sedette ad aspettare. Nella stazioncina
faceva un caldo soffocante. Cominci a pensare ad
Arbogast.
Non avrebbero mai scoperto chi lo aveva fatto fuori. E
non si sarebbero scomodati a investigare. Arbogast era schedato
come truffatore da quattro soldi e depennarlo dall'elenco
sarebbe stato un sollievo. Veloce e indolore. Una scenetta
facile da dipingere. Qualcuno avrebbe trovato il cadavere
e la polizia lo avrebbe identificato e sepolto liberandosi di
un peso. Ma il quadro era capovolto.
Tutta la situazione era capovolta. E il mondo girava nel
verso sbagliato. La diagnosi era definitiva. Nelle loro menti
non restava un'ombra di dubbio. Quell'uomo aveva ucciso
la moglie. Poi aveva ucciso il suo migliore amico. E poi, gi
che c'era, aveva cercato la donna che aveva testimoniato
contro di lui e l'aveva spinta gi da una finestra.
Sulle sue labbra stava comparendo un accenno di sorriso.
Gli tornarono in mente il tassista e Coley. Si chiese se si parlassero
ancora. Probabilmente s, perch non avevano nessun
altro con cui commentare il loro terribile errore. Il tassista
avrebbe detto che la cortesia non pagava. Coley avrebbe ribattuto
che non potevano farci niente e che la cosa migliore
era metterci una pietra sopra. Ma non ci sarebbero riusciti.
Sarebbero sempre stati certi di aver aiutato un assassino ad
ammazzare altre due persone. Si dispiacque per loro. Rimpianse di non poterli rassicurare.
Una voce chiese, Quando mai sono puntuali, questi pullman?
Una donna con due bambini in braccio replic: Tanto a loro che gliene frega? Pensa che si preoccupino di noi?
Cos va il mondo. La voce apparteneva a un uomo alto con una paglietta in testa. Aveva la bocca sottile con gli angoli in gi. La cravatta era allentata di almeno quattro centimetri sotto il colletto. Gi, disse, biascicando come se avesse ingerito qualcosa di amaro non  altro che una gran lotta. Ognuno pensa al proprio orticello.
Che caldo qui dentro comment la donna. Il bambino pi piccolo fece per scivolarle dalle braccia e lei lo risistem redarguendolo. Siediti bene.
L'uomo sospir. Si tolse la paglietta e si gratt la testa pelata.
Gi, disse fissando la parete cos va il mondo.
Qualche volta mi sento stanca. Sfinita e stanca di tutto. Senza niente in cui sperare.
L'uomo indic i bambini. Ha i suoi piccoli.  gi qualcosa. Guardi me. Io non ho nessuno.
Sono i figli di mia sorella.  stata male e li ho tenuti io. Adesso  in convalescenza e glieli riporto.
Dove?
A Tucson. Poi torner qui e sar di nuovo sola. Glielo dico io,  atroce non avere pi niente in cui sperare.
Vuol dire che questi non sono figli suoi?
Mi piacerebbe tanto. Li guardi. Sono adorabili.
L'uomo stava fissando la donna. Afferr la cravatta e la sistem sotto il colletto. Il nodo brillava come un faro in fondo a una strada buia.
Parry si alz dalla panchina e usc dalla stazione. Camminava in fretta. Entr in un emporio all'angolo e prese l'elenco telefonico. Trov il numero che cercava, si chiuse in una cabina e infil cinque centesimi nella fessura. Compose il numero e aspett mentre il telefono all'altro capo squillava una volta, due prima che lei rispondesse.
Sono Allan.
Dove sei? Va tutto bene?
S. Che stai facendo?
Me ne sto qui seduta.
Ottimo. Ascolta.  stata Madge. Solo che non mi servir a niente. Sono andato da lei per farla confessare, ma si  ammazzata. Si  buttata dalla finestra. Leggerai la storia sull'edizione
pomeridiana. Leggerai che l'ho spinta io. Sappi che non  vero.
Di certo non mi hai chiamata per questo. C' dell'altro che vuoi dirmi.
Lui sorrise, sentendo arrivare le lacrime.  bello avere qualcosa in cui sperare. Procurati una cartina del Sud America.
Sulla costa del Per c' un paesino. Patavilca. Dillo. Dimmi dove si trova.
Patavilca. In Per.
Bene. Adesso stammi a sentire. Non ti scriver. Dovremo evitare qualsiasi contatto. E dovremo aspettare. Dovremo far passare tutto il tempo necessario. Forse risaliranno a te e ti terranno d'occhio per un po'. Nel frattempo, se riesco ad arrivarci, ti aspetto laggi. E se vedi che la strada  libera... li senti tutti questi se?
Tralasciamo i se. Ho afferrato il concetto, non mi serve altro. Mi sono fatta un'idea. Adesso riattacca. Riattacca e basta.
Obbed. Torn di corsa alla stazione e vide il pullman scivolare nel parcheggio di fianco alla sala d'aspetto. I passeggeri si raccolsero in una fila irregolare e si precipitarono
bramosi verso i posti liberi. Parry si sistem in fondo, lanci un'occhiata avanti e vide che l'uomo con la paglietta si era accomodato accanto alla donna ossuta, mentre i due bambini sedevano insieme nella fila di fianco. L'autista sal con un balzo e chiuse la porta. Qualche persona rimasta a terra mandava cenni di saluto. Lui accese il motore, si gir a guardare i passeggeri e disse Si parte!
...
.
...
FINE.